giovedì 10 novembre 2011

SIMENON. LA FINE DI UN AMORE IN FONDO A UN BICCHIERE


"... si sente bene, appena un po' sfasato, l'andamento leggermente oscillante,  ma  è convinto che non si veda. Si dirige verso i lavabi, lo fa per guardarsi allo specchio e sapere se avrà la possibilità di un ultimo bourbon...".
Così Simenon descriveva l'inizo della sbornia di un alcolizzato ne Le fond de la bouteille (1949).  Il problema dell'alcolismo aveva ad un certo momento lambito lo scrittore. E aveva toccato, ma in modo sempre più pesante, la sua seconda moglie. Il clou per Simenon si verificò negli Stati Uniti dove, scoprì che c'era una propensione generale a bere dalla mattina alla sera, tra aperitivi già in mattinata, birre durante i vari snack e poi cocktail o liquori nei locali, nelle feste, nei ricevimenti. Non era più il vino durante i pasti o quel bicchierino di cognac o di calvados dopo cena.
"...ho bevuto anch'io, specie negli Stati Uniti e in Canada. E' vero però che bevevo a periodi, perchè quando preparavo, scrivevo o rivedevo un romanzo mi imponevo un'assoluta astinenza  - racconta lo scrittore in Mémoire intimes (1981) - Calcolando cinque, sei romanzi all'anno quante settimane restano di trasgressione?...".
Un'espressione è particolarmente significativa:"mi imponevo un'astinenza assoluta". Questo ci chiarisce quale sforzo dovesse fare per non bere. Non scrive "smettevo di bere" o più semlicemente "non bevevo". E non era uno che utilizasse le parole a caso! Il verbo "mi imponevo" dà perfettamente l'idea di quanta forza di volontà avesse dovuto impiegare per tenersi lontano dall'alcol.
La notte e l'alcol, un accoppiata micidiale. C'è tutta un iconografia letteraria e cinematografica di personaggi che in un locale di lusso o malfamato, da soli a casa propria o in compagnia dagli amici tiravano le ore piccole mentre si versavano fiumi di wiskey, gin, cocktail vari... e tutti bevevano, chi fino a liberarsi di ogni freno inibitore, chi finendo la serata chiuso nella toilette e chi crollando definitivamente tanto da dover essere riportato a casa a braccia dagli amici.
Simenon si salvava "...inoltre so quasi sempre fermarmi in tempo, me ne vado a letto e tutto finisce lì..."
Ma in realtà non fu sempre così. Per Georges e Denyse, che non si sottrassero a questa consuetudine made in Usa (vedi anche il post del 20 luglio Simenon e l'alcolismo ),  la situazione iniziò a peggiorare al punto che loro stessi decisero di smettere, o per lo meno di permettersi solamente la birra. "... siamo diventati astemi nel 1949 - scrive Simenon nel 1961 in Quand j'étais vieux - questo vuol dire circa undici anni, ma questo non mi impedisce di considerarmi come un alcolista...".
Ma l'alcol continuerà a perseguitare Simenon attraverso la moglie che, negli anni successivi al rientro in Europa, insieme agli squilibri mentali riprese a bere. E questo complicò ancor di più il problematico rapporto tra i due, anche se Simenon  sapeva che quel vizio era una conseguenza della situazione mentale di Denyse. Ma possiamo dire che il comportamento della signora Simenon, sotto l'influenza dell'alcol, fu la goccia che fece traboccare il vaso e naufragare la loro convivenza.

1 commento:

andrea franco ha detto...

in diversi romanzi di simenon viene trattato il tema dell'alcolismo..in questo momento mi viene in mente "feux rouges"(luci nella notte per adelphi)ma direi che il romanzo in cui viene trattato piu' approfonditamente è "antoine et julie"(che la mondadori pubblicò con lo strano titolo "piano inclinato")