mercoledì 28 gennaio 2015

SIMENON SIMENON. E SE MAIGRET INTERROGASSE PROPRIO VOI?

L'identificazione funziona con l'eroe. Chiunque abbia letto anche solo qualche Maigret, è stato sicuramente coinvolto dal personaggio o perchè fuma la pipa, o per la sua perspicacia psicologica o per la sua predilezione per il cibo, più probabilmente per la sua filosofia del "comprendere e non giudicare", per il suo istinto a mettersi nella pelle del criminale di turno.... e potremo andare avanti per molto. E qui scatta l'identificazione. Per un motivo o per l'altro, o per tutti insieme, chi di noi non si è mai identificato con il commissario, leggendo le pagine scritte da Simenon.
E invece c'è nessuno che si sia indentificato con l'inquisito?
Già perché siamo convinti che in genere i lettori non si mettano nei panni del sospettatto. Pensateci un po'....

Sono ore che sto in questo maledetto stanzone vetrato... come l'ha chiamato l'ispettore?... Ah, sì l'acquario, bah... Adesso saranno quasi tre ore....
Provo a bussare alla porta, ma nessuno si fa vivo. Inizio ad avere sete... e poi possibile che qui dentro ci sia soltanto io?.... Mi hanno detto di aspettare un po' e invece... E poi è possibile che non ci sia nessun altro che deve aspettare...
Già direte voi, ma come sei finito a Quai des Orfévres?
E' colpa di quel cretino di Jean-Pierre, mio cugino... maledetto il giorno che siamo diventati soci! Lui prima si era messo in testa di allargare la tipografia... comprare nuovi macchininari per stampare cartoline...."E' l'affare del secolo" diceva. E aveva pure trovato i soldi per comprarle. E devo dire che aveva ragione. Ormai più di metà del nostro fatturato veniva dalla stampa delle cartoline... Ma non gli bastava... adesso  voleva buttarsi nel campo delle stampe artistiche, quelle a colori.... lì servivano tanti soldi... Ma lì trovò. Non so da chi li avesse avuti... Io mi sono sempre occupato della direzione tecnica... le novità e il lavoro mi appassionavano... Poi entravano più soldi... E quel pomeriggio era uscito per un appuntamento con quelli che lui chiamava, i suoi finanziatori. Non era più tornato.  L'avevano poi trovato morto, due colpi secchi che gli avevano spaccato il cranio.
Lo so... lo so... non avrei dovuto, ma io avevo una storia con Marlene, sua moglie... e quel maledetto pomeriggio ci eravamo visti lì... al solito hotel... Ma questo non era un alibi affidabile... e poi lei cosa avrebbe detto? E io, morto mio cugino, diventavo proprietario di una tipografia che stava decollando... e in più sicuramente gli inquirenti erano convinti che mi sarei voluto sposare Marlene, ma io...
La porta dell'acquario si aprì all'improvviso. Entrò uno degli ispettori che mi avevano portato in macchina alla Polizia Giudiziaria.
- Venga... il commissario vuole vederla.
Stavo per abbozzare una protesta, ma capìì che non era il caso.
Mi fecero entrare in ufficio, surriscaldato da un stufa a carbone. Per di più la stanza era piena di fumo. Un omone grosso e massiccio stava fumando una pipa, osservando il tramonto fuori della finestra.
- Ah... eccola finalmente... leì è Henry?... Henry Demonge, no?... Mi scusi, per l'attesa. Sa, prima il giudice Comelieu, poi i verbali da firmare... poi qualla rogna del tentato omicidio in casa dell'ambasciatore... Mi scusi. Ma lei avrà sete... magari anche fame...
Diceva tutto come se non parlasse a me. Sembrava stesse seguendo una sorta di procedura...
- Lapointe! Fai venire su un bel vassoio, panini e birra, mi raccomando non i soliti quattro panini... e la birra... fresca!
E ricomnciò a fumare.
Mi sembrò che quell'ordinazione preludesse ad una sorta di colazione collettiva... invece avrei capito dopo che mi sbagliavo. Significava che il "colloquio" con me non sarebbe durato poco... quindi, ero il sospettato numero uno.
Ma lì per lì non me ne rendevo conto. Il commissario Maigret poi aveva modi gentili.
- Prego si sieda. Mi dispiace davvero che lei abbia perso tanto tempo ad attendere... ma adesso ci rifocilliamo per bene... poi due chiacchiere - riaccese la pipa - Lei magari oggi aveva il suo da fare con la tipografia e non vorrei doverla trattenere a lungo...
Sentivo il suo sguardo su di me, un sguardo neutro... direi quasi spento... come se non stesse pensando a niente.
- Se vuole può fumare, signor Demonge...prego,  faccia liberamente.
Tirai fuori i miei sigaretti e ne accesi uno. Pensai... io così minuto, bassino con quei piccoli sigari e lui cosi massiccio e imponente con una pipa grossa che sbuffava come una ciminiera.
Bussarono alla porta. Era il garçon della brasserie che portava due vassoi, uno colmo di panini e uno con una decine di birre.
Il commissario afferrò un boccale e lo vuotò in tre lunghe sorsate. Poi addentò un panino...
- Prego signor Demonge, beva... prenda un panino... dopo tutta quell'attesa...
Spensi il sigaretto e mi riferescai la gola con un po' di birra. Poi presi un sandwich e iniziai a sbocconcellarlo...
- Eh, è un'altra cosa... proprio ci volevano... eh...
Parlava con la bocca piena e con un tono amichevole.
- Mi parli un po' della tipografia... mi dicono che è molto moderna - e intanto prendeva un altro boccale di birra - c'è molto lavoro?
- Beh sì, l'affare delle cartoline ci ha fatto duplicare gl ordini, abbiamo dovuto assumere altri operai e adesso ci preparavamo per delle stampe artistiche... ma...
- Ma qualcuno ha fatto fuori suo cugino...
- Già...
- E mi dica lei è più contento perchè così la tipografia diventa tutta sua o è più spaventato dal fatto che dovrà gestire tutta la parte amministrativa e finanziaria che invece da sempre svolgeva suo cugino?
-  Beh... sono un po' sottosopra per questo omicidio... non ho avuto modo di pensare...
- Invece ha pensato a Marlene... no? La vostra era una relazione... da quanto tempo....
- No commissario, non era una vero e proprio rapporto... ci vedevamo ogni tanto... così per divertirci... Marlene non si sognava nemmeno di lasciare Jean-Pierre...
- Sì, l'ho vista ieri la singora Marlene... è una bella donna... capisco che lei...
- Commissario, deve anche calcolare che il marito era uno di quei tipi gelosi...
 anche se con le altre donne andava bene tutto, ma con la sua...
- E invece lei... Mi dica Demonge, lei era inamorato di Marlene?
- Ma che dice commissario...
- Su... lei non è sposato, vive da solo... e poi la capisco, sa, è davvero una bella donna...
Mi sarei dovuto sentire lusingato, ma quelle parole s'infilavano una nell'altra come a voler formare una corda che poi mi avrebbe strangolato.
- Mangi Henry... guardi ci sono ancora panini...
Ne presì un altro, ma mi restò in mano. Lui invece bevve un altro boccale di birra.
- Allora chi ha ucciso suo cugino? Lei avrà almeno un'idea di chi possa essere stato? Iniziamo da capo, lei e suo cugino vi mettete in società al 50%. Partite con l'attività... suo cugino ha delle buone idee trova i soldi, ma è lei che manda avanti la baraccca, che lavora lì dodici, anche quindici ore al giorno, quando c'è bisogno... E suo cugino andava in giro... si parla anche di altre donne con cui se la faceva... Lei sa nulla?
- No, veramente nulla di preciso... non mi diceva niente...
- Beh, aveva altre donne, faceva cene e pranzi con questi misteriosi finanziatori, maneggiava i soldi della tipografia, a quanto mi risulta, aveva anche una bella macchina americana, oltre ad una bella moglie.... e lei lì a lavorare... Non è che lei fosse un po' invidioso...
- Io? No.
- E allora ha iniziato a pensare: intanto mi prendo la sua donna... poi chissà cosa è successo tra di voi....
- Ma che cosa dice! Andavamo d'accordo...
- Signor Demonge, quello che vi siete detti non si saprà mai, perché lui è morto e lei non ce lo dirà mai...
L'aria che il commissario Maigret aveva assunto era meno accomodante. E iniziò con le domande di routine. Dove era a quell'ora, cosa faceva in quel giorno, chi l' aveva visto in quel dato momento... eccetera. E poi quando aveva finito, ricominciava. E fumava, fumava senza sosta.
Ad un certo punto si alzò, battendo i pugni su tavolo.
- Lucas!
Dopo poco da una porta laterale fece capolino uno che doveva essere un'altro ispettore, pure lui con la pipa.
- Continua tu. Io ho da fare....
Dette un'occhiata alle ombre della sera, fuori della finestra e, senza nemmeno guardarmi, uscì. Quel Lucas si sedette al posto del commissario e tornò a farmi le stesse domande. 
C'era da impazzire, era come se non avessi già detto dieci volta quella storia. Eppure quell'ispettore continua imperterrito. Lento, senza alterarsi. La domanda nuova era "che interesse aveva lei ad uccidere il signor Jean-Pierre?". E la mia risposta sempre la stessa: "Nessuno".
Dopo un'altra ora di questa solfa ero distrutto.
Si aprì la porta ed rientrò quel Maigret, che sembrava più massiccio che mai. Lui e l'ispettore su scambiarono delle occhiate, senza dire una parola.
Maigret riprese il suo posto. Sembrava fresco e riposato... sicuramente aveva bevuto della birra e fatto una bella passeggiata, magari sul Lungosenna. E ora caricava la pipa.
Tornò a fare le stesse domande... L'ispettore aveva portato via i vassoi e non c'era nemmeno più da bere. La mia gola era secca.
- Commissario, ma perchè non mi crede. Io avevo una storia con Marlene, ma non avevo nessun motivo per uccidere mio cugino... lo chieda a Marlene se quel pomeriggio stavamo insieme...
- Già fatto. Lei dice che era andata dalla sua amica Louise... la quale ha confermato.
- Ma era la solita scusa che inventavamo per suo marito... Ormai è morto, che motivo ha di mentire ancora?
- Appunto. Secondo me è lei che mente... Ma devo dire che non ho ancora capito perchè... sì, forse l'invidia... ma non è solo quello. Lei nasconde qualcosa... ma non ho ancora capito cosa...
Ma io non nascondo niente - ormai il mio tono era una supplica. Sentivo un  caldo innaturale. Mi ero già levato la giacca ed ora anche la cravatta, in più mi ero arrotolato le maniche della camicia. Sudavo e respiravo a fatica.
Il commissario fumava come una ciminiera e la stanza era una sorta di camera a gas. E continuava a fissarmi con quello sguardo indifferente.
- Ma lei cosa pensa, davvero commissario, che io abbia ucciso davvero mio cugino?
- Io non penso niente.
- E allora perchè si accanisce su di me!
Ormai il mio autocontrollo era andato e mi sentivo percorso da vampate di rabbia e brividi di paura.
- Forse... forse... - bofonchiò il commissario - già... potrebbe anche essere. Janvier!
Dalla solita porta apparve un'altro ispettore, si avvicinò a Maigret e confabularono per qualche secondo. Poi l'ispettore lasciò rapidamente la stanza.
Il commissario ripiantò il suo sguardo su di me. E riprese le stesse domande. Ormai era notte fonda... erano ore che mi chiedevano sempre le stesse cose. Adesso avevo anche un forte mal di testa.
- Allora, Demonge.... quanto vogliamo andare avanti?
Silenzio. avevo deciso di non rispondere più.
Anche il commissario era fermo immobile. L'unica cosa viva era il fumo che a volute nervose usciva dalla pipa di Maigret.
Squillò il telefono.
- Sì, Maigret... ah è lei dottor Paul. Sì, mi dica .... certo, quella che le ha portato Janvier... Ah!... Sì, sì ho capito benissimo. La ringrazio... Sì, poi domani ci vediamo. Buonanotte e grazie ancora dottor Paul.
Dopo alcuni istanti di silenzio, il commissario si scharì la voce.
- Demonge, il nostro ispettore Janvier è stato alla sua tipografia e ha potuto notare che una grossa maniglia di ghisa, che era stata rivenuta in un cestino vicino alla sua abitazione, altro non era che un pezzo mancante di una delle vostre macchine da stampa. E dall'autopsia fatta dal dottor Paul risulta perfettamente compatibile con i colpi subiti in testa da suo cugino.
- Ma questo non vuol dire che sia stato io a...
- No. Ma su quella maniglia ci sono le sue impronte. Ma anche questo non sarebbe sufficiente a fare di lei un assassino. Peccato che c'è la confessione di Marlene... Ieri non mi ha solo detto che non vi siete visti, perché lei era davvero dalla sua amica, ma mi ha raccontato che suo cugino vi aveva sorpresi, un paio di giorni prima, all'uscita del vostro albergo... avete litigato. Lui ha minacciato lei e Marlene... forse sragionava per la gelosia, per la rabbia... ma deve aver detto cose terribili... e forse anche che avrebbe trovato il modo di estrometterla dalla società... vero?
Ormai ci era arrivato da solo. Tutta la mia resistenza non era valsa a nulla.
Ero così frastornato, stanco, non ne potevo più di quella stanza, di quelle domande ripetute all'infinito....
- Si sono stato io. Quel pomeriggio l'ho aspettato nel garage dove lui si attardava fare lavoretti su quella sua automobile americana. Ero appostato in un angolo. Quando lui è entrato e ha iniziato a lavorare, io gli sono andato dietro e ho sferrato due colpi netti sul suo cranio. Lui poi è caduto a....
Il commissario si alzò di scatto.
- Janvier, Lucas!
I due ispettori entrarono.
- La "canzonetta" è finita. Fategli firmare la confessione e mettetelo in cella.
La testa mi girava fuoriosamente. Mi accorsi appena che il commissario lasciava la stanza a passi pesanti e sentii confuse le voci degli ispettori che dicevano "Sbrighiamoci... su, è tardi... e tu dormi stanotte che domani dovrai comparire davanti al giudice...".
La porta della cella s'era spalancata. E quella dell'inferno pure.

8 commenti:

  1. Murielle Wenger28 gennaio 2015 15:46

    Super texte et super histoire, Maurizio ! Bravissimo !
    Je viens de t'envoyer un message...

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  2. Confessa, Maurizio: anche tu, nello scrivere una storia di Maigret, non puoi fare a meno di pensare al grande Gino Cervi, di immaginarti che sia lui ad agire, a muoversi, a parlare, vuoi che si trovi al Quai del Orfèvres, come in questo caso, vuoi che si trovi altrove, sulla scena del delitto. Per noi italiani (per Murielle, probabilmente, sarà diverso) è un po’ difficile dissociare dalla figura di Maigret quella di Gino Cervi; per noi italiani Maigret è Gino Cervi (del resto lo stesso Simenon reputava il nostro attore il miglior interprete del suo personaggio). E inevitabilmente, quando nel tuo bel racconto è apparso, seppur in modo fugace il giovane Lapointe - solo per prendere “l’ordinazione” del suo capo: panini e birra fresca - mi è stato difficile non pensare al compianto Gianni Musy.

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  3. Murielle Wenger29 gennaio 2015 09:44

    D'accord avec toi, Paolo: l'histoire de Maurizio nous évoque vraiment le Maigret de Gino Cervi (et son Lucas Mario Maranzana). Mais c'est vrai aussi que, pour moi, quand je lis un roman de Maigret, le commissaire n'a pas forcément les allures de Cervi... Mais pas forcément non plus celles de Jean Richard ou de Bruno Crémer. En fait, je crois que quand je lis, je me fais ma propre image du héros, qui ne ressemble pas automatiquement à un acteur qui l'a incarné... Si c'est vrai que ce personnage est tellement fort que n'importe quel acteur qui l'interprète peut être crédible dans le rôle (à quelques exceptions près...), c'est vrai aussi que Simenon lui-même, même s'il prétendait qu'aucun acteur ne pourrait jamais représenter son personnage tel qu'il l'avait dans son propre esprit (et c'est probablement exact aussi), chaque fois qu'un grand acteur se glissait dans la peau de Maigret, Simenon s'exclamait que cette fois, c'était le bon, et qu'il ressemblait à Maigret: il l'a dit de Cervi, mais aussi de Rupert Davies, de Michel Simon, de Pierre Renoir, de Jean Gabin, et aussi de Jean Richard. Quelle est la part de vérité dans ses déclarations, et quelle est la part de "bienséance", on ne le saura sans doute jamais... Mais ce qui compte, c'est que chaque lecteur peut se faire sa propre image de Maigret, et c'est le talent de Simenon d'en avoir fait une description suffisamment vague, mais assez caractéristique, pour que chaque lecteur puisse s'imaginer le personnage comme il le veut, et cette image sera toujours la bonne... D'ailleurs, je pense que la forme de narration adoptée par Simenon dans les Maigret (la "focalisation interne" et le "discours intérieur") permet à chaque lecteur de se glisser un peu lui-même dans la peau de Maigret, et de l'imaginer, en réalité, "de l'intérieur", sans qu'il ait besoin d'une image physique très précise du personnage.

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  4. Anch'io sono d'accordo con quello che hai scritto, Murielle: quando si legge una storia di Maigret si dovrebbe comunque dissociare dalla figura del personaggio quella del suo interprete, che sia Cervi o Gabin o Crémer o Richard ecc. Ma vedi, la mia conoscenza di Maigret, ancor prima che leggendo i libri di Simenon, l'ho fatta vedendo - ragazzetto ancora - gli sceneggiati della RAI, quelli appunto interpretati da Cervi, Pagnani, Musy, Maranzana ecc. In seguito, quando ho letto quasi tutti i racconti e romanzi di Maigret (editi da Mondadori), mi è stato difficile non pensare agli attori italiani che hanno interpretato sul piccolo schermo i personaggi simenoniani. Ecco perché (senza nulla togliere alla bravura degli attori stranieri) per me Maigret è Gino Cervi. Modo sbagliato sicuramente di leggere i romanzi di Simenon, ma il mio, diciamo, è un modo di affettivo, sentimentale di leggere e rileggere quei.

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  5. L'ultima frase del mio ultimo intervento è la seguente:
    "Modo sbagliato sicuramente di leggere i romanzi di Simenon, ma il mio, diciamo, è un modo "affettivo", "sentimentale" di leggere e rileggere quei libri."
    Aggiungo: ci sono alcuni romanzi e racconti di Simenon, come La Chiusa, Cécile è morta, L'innamorato della signora Maigret, Firmato Picpus, L'ombra cinese ecc. che ho riletto una infinità di volte (ho perso il conto), vedendo scorrere nella mia mente le immagini dello sceneggiato, sentendo la voce calda, suadente del grande Cervi. So che Murielle disapproverà questa mia lettura... ma, in fondo, mi considero un nostalgico.

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  6. Murielle Wenger29 gennaio 2015 14:06

    Paolo, je ne désapprouve pas du tout cette façon de lire Maigret, au contraire... Moi aussi, il m'arrive, en relisant certains des romans, d'avoir quelques "flashes" sur des images vues dans une ou l'autre série télévisée... Je trouve même que cette façon "nostalgique", comme tu dis, de relire un roman, lui apporte un petit quelque chose en plus, et, finalement, pourquoi ne pas penser que le personnage de Maigret, avec tout ce que lui avait déjà donné Simenon, s'est encore enrichi de tout ce que lui ont apporté ses divers interprètes, les trouvailles des scénaristes et des réalisateurs, et aussi tout ce que chaque lecteur lui a aussi apporté avec sa façon de le lire... Après tout, est-ce que Maigret ne continue pas à avoir autant de succès de nos jours justement parce qu'il est devenu un personnage plus riche de tout ce que lui ont ajouté ses passionnés, que ce soit en lui inventant de nouvelles aventures par de nombreux pastiches, ou en suscitant maintes études faites par les simenophiles, ou en lui consacrant plusieurs sites sur le net ?

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  7. Concordo perfettamente. Attualissimi sia Maigret (i suoi sentimenti, il suo modo paterno e bonario di fare) sia Simenon (la sua scrittura rapida, essenziale, "cinematografica", la ricerca interiore dei personaggi): ancora amati e credo che lo saranno sempre di più. Maigret, poi, a prescindere dall'attore che lo interpreta è sempre simpatico e sprigiona un certo "fascino", allo stesso modo di un altro detective a me molto caro: Nero Wolfe. Come per Maigret, quando leggo i romanzi che abbiano Wolfe come protagonista è per me inevitabile immaginarmi il suo interprete per eccellenza, e anche in questo caso si tratta di un attore italiano: Tino Buazzelli.
    Ma tornando a Maigret, io ho scritto diversi racconti a lui ispirati (e spero che per essi Maurizio mi darà ancora ospitalità sulle pagine di Simenon.Simenon): racconti che, soprattutto, vedono Maigret immerso nella calda intimità domestica, alle prese, si fa per dire, con la simpatica, mite, paziente signora Maigret.

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  8. io quando cominicai a leggere maigret non sapevo ancora che fosse stato in passato uno sceneggiato.ho sempre dissociato i libri di simenon dalle trasposizioni su pellicola
    è anche vero che per me la fisionomia di maigret era quella disegnata da pinter nelle copertine della serie numerato da 1 a 76 della serie mondadori "le inchieste del commissario maigret",quindi
    (anche senza saperlo)in qualche modo associavo l immagine del commissario a quella di cervi.
    c è da dire che non sono un grande amante del cinema e delle fiction, sono"solo"un simenoniano di ferro

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