lunedì 26 gennaio 2015

SIMENON SIMENON. RICORDARE LA SHOA ANCHE ATTRAVERSO "LE TRAIN"


Domani, 27 gennaio nel mondo si celebra il Giorno della Memoria, in ricordo dell'Olocausto e delle vittime dei regime nazista. Sarà in realtà una settimana di iniziative e di riflessioni su una delle peggiori atrocità e degli efferati massacri che la storia ricordi. In quest'ambito sono previste anche una serie di trasmissioni televisive di approfondimento e la riproposizione di film che fanno rivivere i vari aspetti di quella tragedia. 
Tra i tanti vi segnaliamo quello di giovedì 29 gennaio, che andrà in seconda serata su Iris (digitale terrestre, canale 22), si tratta di Noi due senza domani, tratto dal romanzo di Georges Simenon Le Train, realizzato da Pierre Granier-Deferre e interpretato da Jean-Louis Trintignant e da Romy Schneider.
Simenon prese lo spunto dalla sua attività di Alto Commissario dei rifugiati belgi in Charente, che svolse nel 1940 con gli esuli che provenivano dalla sua patria natìa. Ma il parto di questo  romanzo non fu certo facile, tanto che fu pubblicato da Presses de La Cité ben 20 anni dopo, nel 1961 (vedi il post del 13/12/2011 su Le Train). Nella vicenda Marcel Fèron, con moglie incinta e una piccola figlia, è costretto alla fuga per l'invasione nazista. Il treno, su cui la famiglia sale, sarà il luogo di vari avvenimenti. Intanto alla moglie, sia per lo stato interessante che per la figlia piccola, viene assegnato un posto in prima classe. Il marito invece viene confinato in fondo, nei vagoni-merce, insieme ad altri sfollati di tutti i paesi e di tutti i generi. Durante una delle tappe del viaggio, Anna, una giovane e bella ebrea, che viene da carcere di Namur, sale sul vagone di Marcel. Tra i due scatta un'attrazione che diventa passione e che quando il treno giunge a La Rochelle,  trova i due ormai amanti. Ma intanto è stato firmato l'arnistizio di Petain. Nel campo profughi dove sono ammassati dopo l'arrivo, Marcel apprende che la moglie è ricoverata in un ospedale perché sta partorendo, Lui corre a cercarla, accompagnato da Anna, che si ferma sulla soglia d'ingresso, dove lo saluta dicendogli semplicemente "Sono stata felice con te". Anna sparisce e l'uomo riprende la sua vita di marito e di padre. Dopo un anno però la donna riappare nElla vita di Marcel. Questa volta è per chiedergli ospitalità per un suo amico aviatore inglese, ricercato per la Gestapo. Marcel risponde di no.
L'epilogo è amaro, ma quello del film è diverso da quello del romanzo. 
Simenon a distanza di vent'anni guarda ancora con occhio crudo le miserie di quei tempi, di cui è stato diretto protagonista, anche le meschinerie dell'animo umano, che però sono in fondo quelle di sempre: la mancanza di coraggio, l'egocentrismo, e una certa viltà, qui più che altro maschile.

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