mercoledì 14 gennaio 2015

SIMENON SIMENON. L'IMPRESCINDIBILE STUPORE DI UN GEORGES... BAMBINO?

Lo stupore. L'atto di meravigliarsi davanti alle cose, alle persone, alle vicende. E' una dote dei bambini che scoprono il mondo. Ma è anche la disposizione d'animo di quelli definiti ingenui, che appunto si stupiscono di fronte a quasi tutto.
Ma esiste un'altro tipo di stupore. E' quello di chi è creativo e vede le cose che lo circondano in un modo sempre diverso, ogni volta come se fosse la prima. E' una caratteristica tipica di chi ha un sensibilità molto accentuata e un capacità di empatia non comune.
A nostro avviso anche Georges Simenon guardava al mondo che lo circondava con questo stupore, che è poi la chiave per rimanere affascinati e quindi per capire meglio gli individui, le situazioni, le vicende senza preconcetti, senza condizionamenti. E d'altronde, quando il romanziere entrava in ètat de roman, si consegnava mani e piedi a quella sorta di trance creativa che, come diceva lui stesso, lo portava in territori narrativi a lui sconosciuti, tanto che non avrebbe saputo dire come si sarebbe conclusa la vicenda e cosa sarebbe successo ai protagonisti. Se era davvero così (e abbiamo troppi elementi per non crederci), doveva avere davvero un atteggiamento di stupore nei confronti di quelle storie e delle relazioni-reazioni dei personaggi che gli crescevano tra le mani. Era il primo lettore del romanzo, un lettore del Simenon che scriveva in ètat de roman... O per lo meno lo era quando rileggeva il suo testo per la veloce revisione che ne faceva.
E tra l'altro non dobbiamo dimenticare che il titolo di uno dei suoi Dictées non a caso s'intitolava Je suis restè un enfant de choeur.
E c'è chi da una spiegazione molto psicoanalitica di questo stupo da piccolo bambino.
"... Il mito del piccolo bambino con la sua nostaglia di un paradiso perduto, svolge una funzione fondamentale nell'opera di Simenon, attraverso la sicurezza che offre un sentimento relativo all'onnipotenza, permette di esplorare in profondità la sofferenza psichica degli individui, attraverso la messa in scena narrativa dei personaggi del romanzo. - questo argomentava Paul Mercier - Dietro il paravanto dell'indagine giudiziaria, Simenon nega, oltrepassa e conserva qualcosa dell'oggetto perduto in un assunto di tipo hegeliano. Voltando la pagina de "l'enfant de choeur", si apre ad una presa di coscienza della vita reale, alla difficoltà di vivere e di iconvivere con gli altri..." (Psychanalyse et récit: stratégies narratives et processus thérapeutiques - Presses Universitaires de Franche-Comté - 1998).
Lo stupore del bambino e il realismo dell'adulto... questi i due poli tra cui oscilla magistralmente l'opera di Simenon.

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