venerdì 16 giugno 2017

SIMENON SIMENON. LA VOGLIA DI GEORGES DI RACCONTARSI

A proposito degli scritti autobiografici del romanziere

SIMENON SIMENON. POUR GEORGES, UNE ENVIE DE SE RACONTER
A propos des écrits autobiographiques du romancier
SIMENON SIMENON. FOR GEORGES, A DESIRE TO TALK ABOUT HIMSELF
About the novelist’s autobiographical writings



Per i patiti delle classificazioni, potremmo definire una delle tipologie letterarie di Simenon, incasellandola come “autobiografica”.
Personalmente siamo contrari a certi compartimenti che spezzano l’opera di un autore, e in special modo di uno come Simenon. Crediamo infatti che la narrazione di uno scrittore, anche quando tocca quelli che vengono definiti “generi diversi”, presenti comunque una continuità di approccio alla scrittura, dal modo di trattare certi temi, allo stile con cui si esprime, dal tono della storia a quei quattro cinque poli di riferimento che fanno comprendere al lettore chi è che sta scrivendo.
Ciò detto, è chiaro che in alcuni scritti Simenon è più drammatico, in altri più ironico e in alcuni più nostalgico...
E se è vero che gli scrittori nelle loro opere mettono sempre qualcosa di sé (e talvolta anche più di qualcosa), ci sono quelli che non si sottraggono a raccontarsi,  a condividere i propri ricordi, le atmosfere di un tempo, romanzando di più o di meno, ma trascinando i lettori nei meandri della propria vita.
E Simenon si è raccontato più volte. Qualcuno di voi avrà letto i post in inglese che il nostro David P.Simmons sta dedicando alla famose intervista concessa ai dottori di Médecine et Hygiène in cui  il nostro appare senza difese e del tutto inerme. Ecco diciamo che questa intervista è un po’ emblematica della sua voglia (o forse addirittura della necessità?)  di raccontarsi.
E questo desiderio, oltre che nella cosiddetta letteratura autobiografica, si palesa in molte altre occasioni. Ad esempio la famosa intervista di Bernard Pivot ad Apostrophe sulla televisione francese (dove Simenon si commosse fino alle lacrime), oppure in tante di quelle corrispondenze in cui si apriva, per un verso o per un altro, al suo interlocutore, vedi Federico Fellini, André Gide, Max Jacob, Henry Miller, Jean Cocteau…  
Ma anche il suo atteggiamento suggerisce questa voglia di raccontarsi. Basta dare un’occhiata alle innumerevoli foto che lo ritraggono a tutte le età, con quasi tutti quelli che lo hanno conosciuto, nei luoghi più disparati, nelle situazioni più diverse. E’ un caso? No. Non crediamo che una tale narrazione fotografica, dove ogni foto potrebbe essere il fotogramma di un unico film, possa essere casuale. Diciamo che la collaborazione dello scrittore con il fotografo é totale e che, oltre a raccontare la sua vita, l’insieme di tutte quelle foto ci dicono un bel po’ sul Simenon uomo.
Ma veniamo alla  sua produzione autobiografica letteraria vera e propria che qui sintetizziamo in alcuni titoli, a nostro avviso, più significativi.
Je me souviens, é scritto nel '40, quando gli venne diagnosticata per errore una grave forma di angina pectoris e Simenon, temendo il peggio, voleva lasciare qualche ricordo di sé e della sua vita al figlio Marc, che allora non aveva nemmeno due anni.
La stesura di questo libro fu lunga (tanto che fu pubblicato solo nel ’45 da Presses de La Cité), ma fu anche il punto di partenza di un altro libro ben più ponderoso, e orientato dai consigli di André Gide, che prese il titolo di Pedigree pubblicato nel ’48. Anche qui la finalità rimane quella di far conoscere al figlio l’ambiente e le atmosfere della sua infanzia a Liegi. Si tratta di una versione romanzata di Je me souviens, ma sempre con un forte intento autobiografico.
Ota facciamo un bel salto nel tempo e arriviamo ai primi anni ’60, quando per un motivo, che Simenon stesso dichiarò di non saper spiegare, si sentiva invecchiato di colpo. Aveva raggiunto i sessant’anni, che oggi non sono considerati proprio l’età di un vecchio, ma va ricordato che allora l’aspettativa di vita era di circa dodici anni in meno, rispetto ai giorni nostri. Questo peso lo spinse di nuovo a raccontarsi, questa volta in Quand j'étais vieux, sotto forma di un diario, narrando le sue sensazioni rispetto a vicende che si succedevano attorno a lui.
E poi, come non ricordare Lettre à ma mère, che ripercorre, qualche anno dopo la morte della genitrice, il rapporto difficile, a volte ostile che aveva caratterizzato le loro vite sin da quando Georges era piccolo e la madre non gli nascondeva una spiccata preferenza per il fratello minore Christian. Una storia di ripicche e di scontri, fin quando alla fine Simenon va a trovarla al capezzale. E la madre morente, quando lo vide entrare nella stanza gli chiese gelida: “Cosa sei venuto a fare, Georges?”.
E concludiamo questa breve analisi del desiderio di raccontarsi, con la autobiografia delle autobiografie, Mémoires intimes, un migliaio di pagine scritte a quasi ottant'anni, la sua vita raccontata ancora una volta ai figli, e sopratutto una risposta ad uno dei più traumatici avvenimenti della sua vita, il suicidio dell'amata figlia Marie-Jo. 
In realtà sembra che le opere autobiografiche che abbiamo citato siano legate da un filo, quello delle circostanze drammatiche. Je me souviens arriva quando quell'angina pectoris fa credere a Simenon di avere le ore contate. Anche Quand j'étais vieux è legato alla sensazione di essere ormai vecchio e quindi vicino alla fine. Stesso discorso per Lettre à ma mère scritto dopo la morte della madre. E infine Mémoires intimes collegato ancora una volta ad una morte, quella della figlia. Forse queste opere autobiografiche avevano anche la funzione di esorcizzare l'atavica paura della morte, cercando di lasciare una traccia di sé, come per prolungare la sua presenza o conservare la memoria di sé nel mondo? (m.t.)

1 commento:

Andrea Franco ha detto...

non dimentichimo i "dictées",opere dettate al magnetofono e quindi non romanzi scritti da simenon,in cui l autore parla a tema libero di ogni tipo di argomento svariando dall'attualità dell epoca a ricordi di carattere personale.(raccolti in 21 libri usciti tra il 1973 e il 1979)