venerdì 5 aprile 2019

SIMENON SIMENON. IRONIA DELLA SORTE: IL BRAVISSIMO AUTORE DI GIALLI NON E' UN BUON INVESTIGATORE

Così bravo a creare un personaggio poliziotto e così inesperto una volta che dovette affrontare un "caso" vero

SIMENON SIMENON. IRONIE DU SORT: L'EXCELLENT AUTEUR DE ROMANS POLICIERS N'EST PAS UN BON ENQUETEUR
Tellement bon en créant un personnage de policier, et tellement inexpérimenté lorsqu'il s'agit d'affronter une affaire réelle
SIMENON SIMENON. TWIST OF FATE: THE EXCELLENT AUTHOR OF CRIME NOVELS IS NOT A GOOD INVESTIGATOR
So good at creating a detective character and so inexperienced when it comes to facing a real case.


In quella fine dell’anno 1933 Simenon, che aveva finito di pubblicare la prima tranche di diciannove titoli del commissario Maigret, si stava godendo la popolarità, i primi guadagni di un qualche rilievo e aveva iniziato a dedicarsi ai tanto agognati romans durs. Nell’anno successivo avrebbe firmato il contratto che lo avrebbe portato a pubblicare da un editore popolare come Fayard, al sancta sanctorum della cultura francese e non solo, l’editrice Gallimard.
Questo poteva quindi definirsi un periodo idilliaco. Era, sia pure con fatica, riuscito a mettere in pensione quel Maigret, che pure tutti (editori e lettori) volevano, ma che per lui era stato solo un ponte verso la letteratura tout court (almeno così lui allora credeva).
Insomma un periodo felice, non ancora in crisi con la sua prima moglie Tigy, inquilino della nuova casa a Place des Vosges, in un quartiere molto ricercato, dove iniziava dare i primi party e le prime feste.
Questa era la invidiabile vita di Georges Simenon, nelle più invidiabili della capitali europee, Parigi,  nell’invidiabile situazione di chi inizia ad assaporare anche il gusto della popolarità.
Il romanziere non sapeva che proprio alla vigilia delle feste natalizie, quando sarebbe scoppiato il cosiddetto scandalo Stavisky, sarebbero arrivati i dolori anche per lui Il tutto iniziò il 23 dicembre con l’arresto, per una frode di oltre 260 milioni di franchi, del direttore de Credito di Bayonne Gustave Tissier. Le indagini portarono alla scoperta che Tissier era sono un mero esecutore e che dietro alla truffa del falsi titoli al portatore c’era Alexandre Stavisky, fondatore del Credito Comunal, e un deputato sindaco di Bayonne, Dominique- Joseph Garat. E dopo aver fatto vittime, reali e giudiziali, nelle alte sfere della politica e della finanza, ne fecero una altra: il truffatore stesso, trovato morto i primi di gennaio del 1934. Un affare intricatissimo di cui sembrava impossibile venirne a capo anche per la stessa polizia.
Simenon, in quel frangente di clamore mediatico non riuscì a dire di no ad una seducente idea fattagli balenare da un suo vecchio amico, Pierre Lazareff, allora direttore di Paris Soir: ingaggiare il commissario Maigret per condurre delle indagini sull’Affaire Stavisky proprio in competizione con la polizia.
Così il quotidiano spese a caratteri cubitali il nome del famoso commissario e Simenon si mise ad indagare.
E’ chiaro che si muoveva su un crinale molto pericoloso per vari motivi: lui non aveva nemmeno lontanamente svolto un’indagine, non contava di conoscenze negli ambienti in cui era scoppiato lo scandalo, non disponeva di un rete d’informatori e non aveva la minima idea di dove afferrare il bandolo di quella intricatissima matassa.
Il nome di Maigret tanto sbandierato da Paris Soir non gli servì a fare un solo passo in avanti e nemmeno a fargli imboccare almeno la giusta direzione. Fu un fiasco totale su tutti i fronti e nelle varie direzioni intraprese. Il giornale finì per glissare sempre più su questa iniziativa fino a non parlarne più e Simenon visse un periodo da “invisibile” visto la figuraccia a cui si era esposto.
Ma perché lo scrittore cedette alle lusinghe di quella che sapeva che si sarebbe potuta rivelare una sonora cantonata?
L’età? Non era più un ragazzino (soprattutto per i parametri di allora), aveva quasi trent’anni, era sposato e aveva una reputazione professionale da difendere.
Voglia di rilanciare il suo commissario?  Diremmo di no, in quanto in quel periodo Simenon aveva smesso di pubblicare le inchieste di quello che lui allora considerava un personaggio legato ad un parentesi della sua attività letteraria.
Desiderio di fama e popolarità? Ma Simenon era già abbastanza famoso e soprattutto  lo stava diventando sempre di più. E poi, dalla famosa storia del romanzo scritto nella gabbia di vetro (avvenimento in realtà solo progettato con l’editore Merle, ma mai portato a termine) si era tenuto alla lontana da tutte le iniziative che potevano farlo percepire come uno scrittore “fenomeno”,  invece che come un serio e autorevole romanziere.
Insomma non sembra spiegabile perché farsi fregare anche lui dal “beau Sacha”, come veniva soprannominato Stavisky .
La sua fortuna fu che dal 1934 al 1972 Simenon scrisse tanti di quei bei romanzi e di intriganti inchieste di Maigret che riuscirono a seppellire il ricordo di quella stupidaggine, che per i suoi lettori aveva molto meno appeal delle indagini letterarie del commissario con la pipa. (m.t.)

1 commento:

Andrea Franco ha detto...

Simenon indagò su questo "affaire "sulle colonne di Marianne del 24 gennaio 1934 e su excelsior del 1 10 e 15 marzo dello stesso anno;seguirono undici articoli per paris soir pubblicati tra il 20 Marzo e il 6 Aprile sempre del '34