mercoledì 24 aprile 2019

SIMENON SIMENON. QUANDO MAIGRET SI SIEDE E FA LO PSICOANALISTA

In un'inchiesta di esattamente 50 anni fa' il commissario, nel suo salotto, da sfogo alla sua voglia di "comprendere"

SIMENON SIMENON. QUAND MAIGRET S'ASSIED ET FAIT LE PSYCHANALYSTE
Dans une enquête d'il y a exactement 50 ans, le commissaire, dans son salon, donne libre cours à son désir de «comprendre»
 SIMENON SIMENON. WHEN MAIGRET SITS DOWN AND PLAYS PSYCHOANALYST
In an investigation exactly 50 years ago, the Chief Inspector, in his living doom, gives free rein to his desire to “understand”





Maigret et le tueur. Un'inchiesta del commissario che Simenon finì di scrivere proprio cinquant'anni fa', nell'aprile del '69. Questa volta c'è il colpevole di un delitto cui Maigret potrebbe dar la caccia come ha fatto tante altre volte. Eppure intuisce che questa caso è diverso. Soprattutto dal momento in cui l'assassino prima sconosciuto, si mette allo scoperto sia scrivendo ai quotidiani e poi addirittura telefonando proprio a lui, il commissario capo della brigata omicidi!
La telefonata è non è solamente fatta per confessare l'omicidio. Con il commissario l'assassino si lamenta soprattutto del fatto che la stampa scriva menzogne e pubblichi ricostruzioni false di quanto è successo.
Le telefonate non si fermano alla prima e tutto sommato Maigret, che a quel punto avrebbe le informazioni necessarie per catturare il colpevole, preferisce però attendere. C'è qualcosa che gli fa sentire che questa non sarà un'inchiesta come le altre. E infatti quella sarà solo la prima di una serie di telefonate. E, durante una di queste, lo sconosciuto fa addirittura la richiesta di incontrarsi con lui, il poliziotto, ovviamente non a Quai des Orfèvres. Alla fine Maigret capisce che dovrà farlo venire a casa sua. Intuisce un dramma personale e crede che forse abbia bisogno di un po' di tempo per potersi manifestare appieno. Trascorrono infatti quattro giorni durante i quali continuano le telefonate. Sono come un filo che porterà Robert Bureau, questo il nome dell'omicida, nella casa di boulevard Richard-Lenoir per provare a spiegare il proprio caso. Maigret capisce che quello che quell'uomo vuole è solo essere ascoltato, come succede al paziente con il proprio psicoanalista. E così, una volta a casa di Maigret, dalla bocca dell'assassino fluisce il racconto della sua vita e della sua inevitabile propensione ad uccidere che si era manifestata fin da quando era bambino, assassinando un coetaneo. Questo impulso di morte, e contemporaneamente il timore di uccidere ancora, era una costante che lo aveva accompagnato fino al presente, ma fino ad ora era riuscito in qualche modo a reprimere questo istinto. Ma quella notte succede qualcosa di nuovo anche per lui, Uccide un perfetto sconosciuto, Batille. Sotto l'occhio di Maigret continua la sua esternazione, spiegando come non si riesca a capire ciò che in realtà lui reputa una vera e propria malattia. Era stato visitato anche da alcuni medici, ai quali però non aveva avuto il coraggio di confessare il suo perenne impulso a voler uccidere. Cercando una qualche spiegazione, arriva a addirittura a ipotizzare che il suo "nemico" possa essere l'intera umanità.
Ma il fatto di essere lì a casa di Maigret ed avere la possibilità che qualcuno come il commissario possa star ad ascoltarlo con l'intento di capire il suo problema, già gli procura un certo sollievo. 
A Maigret in questo caso, manca solamente il lettino dello psicoanalista, poi la  parte che interpreta in questa inchiesta non è proprio quella del commissario di polizia. Siamo all'apoteosi del "comprendere senza giudicare". 
La fine è un po' amara. Il processo decreterà, per bocca del giudice, che la condanna è di quindici anni e, siccome non esistevano strutture che potessero curarlo e nello stesso tempo garantirne la necessaria sorveglianza, Robert Bureau finirà in un comune carcere.(m.t.)

1 commento:

Andrea Franco ha detto...

la parte finale del romanzo verrà dopo poco imitata in maigret et le marchand de vin