domenica 24 luglio 2016

SIMENON SIMENON. 1945/1955 SIMENON CERCA FORTUNA NEGLI USA E LA TROVA IN... EUROPA!

Mentre lo scrittore cerca il successo nel nuovo continente, la sua fama e le sue quotazione crescono nel vecchio

SIMENON SIMENON. 1945/1955 SIMENON CHERCHE FORTUNE AUX USA ET LA TROUVE... EN EUROPE !
Tandis que le romancier cherche le succès dans le Nouveau Monde, sa renommée et sa cote grandissent sur le vieux continent
SIMENON SIMENON. 1945/1955 SIMENON SEEKS HIS FORTUNE IN THE USA AND FINDS IT… IN EUROPE!
While the novelist searches for success in the New World, his fame and ratings grow on the Old Continent.



Quando Simenon lasciò la Francia nel 1945 la motivazione più forte era la pressione fatta dal Fronte di Liberazione Francese in merito a quella sua collaborazione con la casa di produzione cinematografica Continental, la cui proprietà era riconducibile ai nazisti, cui lo scrittore aveva venduto, durante l'occupazione della Francia, i diritti di diversi suoi romanzi. Qualcuno sosteneva che in tutto ciò non c'erano gli estremi per un'accusa di collaborazionismo, altri invece volevano approfondire la questione e indagare più a fondo. Simenon era comunque terrorizzato e quella dalla Francia fu una vera e propria fuga.
Però non c'era solo questo. Lui, già da molto tempo, in quell'America, che dal vecchio continente sembrava un paradiso di libertà e di sogni, cercava anche il contatto con la nuova generazione di scrittori che a suo avviso avevano centrato l'obiettivo del romanzo contemporaneo e, sempre secondo lui, costituivano la punta di diamante della letteratura del '900.
E proprio vivere in quel mondo, scrivere in quell'atmosfera e far parte di quella schiera di scrittori era una fascinazione forse altrettanto forte del timore di essere processato.
Nel'45 Simenon era un romanziere ormai famoso, creatore di Maigret, tradotto in decine di lingue,  scrittore per la scuderia Gallimard... insomma aveva tutti i numeri per andarsi a confrontare con i romanzieri americani che tanto stimava.
Ma chi erano? Beh... non erano nomi qualsiasi: Hemingway, Dos Passos, Steinbeck, Chandler, Thornton Wilder,  Faulkner, Miller, Anais Nain e Somerset Maugham (anche se lui era britannico). Tra l'altro di questi scrittori, gli ultimi quattro si erano pubblicamente espressi in modo molto positivo nei confronti di Simenon. 
Insomma trasferirsi in America (chissà se già sapeva che ci sarebbe rimasto così a lungo?) e diventare uno di quei romanzieri che stavano realizzando il "nuovo romanzo" del '900 era probabilmente una motivazione molto forte.
Ma una volta sistematosi, acquisita una certa padronanza della lingua, passati alcuni anni, acquisite alcune abitudini yankee, la speranza di avere il successo che si era immaginato cominciò a vacillare. Non che negli Usa non lo stimassero (ad esempio nel 1955 fu nominato Presidente della Mystery Writers of America), ma la sua popolarità in America cresceva molto meno di quanto non succedesse nello stesso tempo nel vecchio continente. Già, perchè nel viaggio dell'ottobre de '54 in cui la prima tappa sarà a Londra per un ricevimento che il suo editore Hamilton darà in suo onore, Simenon probabilmente capisce fino in fondo quanto è cresciuta lì la sua immagine se per esempio gli inglesi, come riporta Assouline "... forse non riescono a  mettere Simenon al di sopra di Conan Doyle, ma certamente lo considerano volentieri alla sua stessa altezza...".
Insomma il suo nome in Europa è di grande richiamo, molto più di quando era fuggito dieci anni prima, ma anche più che in America dove le vendite dei suoi romanzi non reggevano il confronto con quelle nel vecchio continente.
Insomma dopo dieci anni, le possibili motivazioni erano tante, qualcuno propende per il fatto di non essere riuscito ad integrarsi nella cultura e nella mentalità americana. C'è l'ipotesi della disillusione: quello che credeva il paese delle libertà era in realtà in buona parte bigotto, ancora razzista e vittima in quegli anni di quell'aberrante fenomeno del maccartismo... e le libertà? E c'è, molto forte, la sensazione che la sua strada di romanziere, se non proprio in Francia, è di sicuro in Europa dove si sente più compreso e dove forse spera, nonostante i dieci anni made in Usa, di trovarsi più a suo agio.
La decisione del ritorno fu presa velocemente e in perfetto stile simenoniano, quello che non può a radicarsi in un luogo specifico e lo spinge a cambiare, a cercare, a partire. (m.t)

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