mercoledì 6 luglio 2016

SIMENON SIMENON. UN LIBRO “DI ALTRI” SULLE TRACCE DEL MAESTRO BELGA

Presentazione del libro “I diabolici” di Boileau-Narcejac e alcune similitudini simenoniane 
SIMENON SIMENON. UN LIVRE "D'AUTRES" SUR LES TRACES DU MAÎTRE BELGE 
Présentation du livre "Les diaboliques" de Boileau-Narcejac et quelques similitudes simenoniennes 
SIMENON SIMENON. A BOOK IN THE BELGIAN MASTER'S FOOTSTEPS FROM SOME "OTHERS" 
A presentation on the Boileau-Narcejac novel "She Who Was No More" ("Les Diaboliques") and some similarities to Simenon

 Più volte ci siamo chiesti chi assomiglia nello stile di scrittura, o quantomeno nello svolgimento della trama o nelle ambientazioni, a Simenon, una domanda alla quale è difficile trovare una risposta perchè il romanziere belga è stato un maestro di scrittura unico e inimitabile.Tuttavia recentemente ho letto un libro che, pur con i dovuti distinguo, può essere vagamente associato allo stile di scrittura di Simenon.Si tratta del libro "I diabolici" di Pierre Boileau e Thomas Narcejac (il quale appena due anni prima di questo libro scrisse il saggio “Le cas Simenon”). Scritto nel 1952 ed intitolato "Celle qui n'était plus" (ou Les Diaboliques") è stato ristampato da Adelphi nel 2015 (decenni fa venne pubbblicato da Mondadori): innanzitutto la provincia francese dei dintorni di Nantes in cui è ambientata parte del romanzo ricorda quella in cui spesso sono ambientati romanzi del nostro scrittore preferito, cosi come la banlieue parigina in cui si svolge la seconda metà del libro; il clima nebbioso e gelido novembrino ricorda quello di numerosi romanzi simenoniani (Les Fantômes du chapelier che è ambientato nello stesso mese ma anche L'assassin e Les Fiançailles de M. Hire possono aver fatto d'ispirazione ai due scrittori). Il libro è un noir che racconta le vicende di una coppia di amanti che decide di uccidere la moglie dell'uomo, viene raccontata tutta l'ascesa agli inferi del protagonista che poco per volta si sente colpevole dopo aver commesso l'omicidio, in pratica avviene una sorta di “passage de la ligne" come nei romanzi si Simenon; La nebbia che avvolge Nantes e Parigi si specchia nel torpore esistenziale del co-omicida Fernand Ravinel il quale sta cercando una fuga dall'ordinario e dalle costrizioni delle relazioni sociali. Ambiguo e sorprendente il finale che può lasciare perplessi o comunque può invogliare il lettore a ricominciare il libro per vedere se è coerente la vicenda che viene narrata. Insomma il libro secondo me merita di essere letto anche se non possiamo aspettarci che raggiunga le vette simenoniane ma ci dà uno spaccato di quella che era la letteratura di genere giallo-noir in Francia all' epoca in cui Simenon scriveva i suoi capolavori. Uscirono in quell'anno Maigret, Lognon et les gangsters, La Mort de Belle, Le Revolver de Maigret e Les Frères Rico. Da “I Diabolici” è stato tratto un film da Henri-Georges Clouzot uscito nel 1955 e in cui recita Simone Signoret la quale è protagonista anche di pellicole tratte da libri simenoniani, per l 'esattezza le voyageur de la Toussaint, Le chat (l'implacabile uomo di Saint-Germain) La veuve Couderc (l'evaso) e L'etoile du nord, quest'ultimo adattamento della storia raccontata in Le locataire. 
  
Andrea Franco

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