mercoledì 23 gennaio 2019

SIMENON SIMENON. IL GIOVANE SIM TORNA A FARE IL GIORNALISTA PER... AMORE

Il progetto del "Josephine Magazine", frutto della relazione con la star, più che dall'interesse professionale.

SIMENON SIMENON, LE JEUNE SIM REDEVIENT JOURNALISTE PAR... AMOUR
Le projet du "Joséphine Magazine", fruit de sa relation avec la star plutôt que celui d'un intérêt professionnel 
SIMENON SIMENON, YOUNG SIMENON BECOMES A JOURNALIST AGAIN…  FOR LOVE
The "Joséphine Magazine" project, the fruit of his relations with the star rather than of a professional interest


Nemmeno ventenne, Georges Simenon, sbarca a Parigi per fare il romanziere. Certo il cammino sarà lungo, ma quella è la meta e nella sua mente il sentiero è gia tracciato. Lo scrittore sarà la sua occupazione. 
Ma il mestiere di giornalista che si era lasciato dietro a La Gazette de Liège, uscito dalla porta rientra dalla finestra. No, non si tratta di amore per quel tipo di lavoro. Qui c'entra l'amore, ma di tutt'altro tipo. Stiamo parlando dell'infatuazione che rese praticamente schiavo Georges di quel ciclone nero che a quei tempi aveva investito Parigi e che rispondeva al nome di Josephine Baker.
La starlette negra veniva dall'America e stupiva e ammaliava tutti più per i suoi balletti-spogliarello che per le sue canzoni jazz. Estroversa, felina, sensuale, disinibita, bella in modo particolare, ma con un fascino tale da irretire tutti i maschi parigini e non solo. Ecco in quattro parole chi era Josephine Baker, che aveva una fila di spasimanti di tutti i tipi, miliardari di mezzo mondo, potenti politici, famose star dello spettacolo. Insomma avrebbe avuto da scegliere e invece... invece nell'ottobre del 1925 si andò ad impelagare con uno scrittore giovane giovane, agli esordi nella letteratura popolare e che nessuno ancora conosceva. Insomma, né ricco, né famoso.... forse bello? Può darsi che a Josephine, più grande di tre anni,  piacesse, anche per la sua giovinezza, il suo spirito entusiasta, la sua vena sognatrice. Ma non scordiamo che, tra l'altro, lui era uno sposo novello, ma tutto questo non impedì che l'idillio tra i due nascesse e desse vita ad un passione non di poco conto. 
I due anni che durò la loro relazione potrebbe dar materiale per un libro.
Ma qui ci interessa scavare un po' sul come e perché questo folle amore in qualche modo fu il motore che fece rimettere le mani di Simenon nella realizzazione di un giornale.
L'idea che aveva avuto era stata quella di costruire una rivista intorno a quel fenomeno di Josephine, e di tutto il mondo che le girava intorno. Si doveva trattare di una pubblicazione molto sofisticata in linea con la più avanzata moda grafica e figurativa del tempo. E poi c'era quell'alone esotico che sprigionava la soubrette che era un'altro componente importante.
Insomma in poche parole questa era l'idea guida di Simenon che cercò di coinvolgere nell'impresa penne famose, illustratori di grido, personaggi di moda...
Certo l'dea di fare un magazine su una star dello spettacolo era un po' azzardata, ma la determinazione di Simenon era pari solo alla sua infatuazione.
Chi lo seguì fu Paul Colin che era anche l'illustratore degli spettacoli della Baker.  Il numero zero, come diremmo oggi, conteneva molti articoli e racconti scritti da Simenon, anche se compariva la firma di Georges Courteline. Per le illustrazioni, oltre a quelle di Colin che facevano la parte del leone, apparivano i disegni di Louis Babelay.
L'impaginazione era davvero sofisticata e dava molto risalto alla grafica e alle immagini.
Il titolo era "Josephine Baker Magazine" ed il primo numero vide il debutto in edicola nell'aprile del 1927. Ma fu il primo ed ultimo numero. Un po' perché l'idillio tra i due andava tramontando. Soprattutto da parte di Georges, che per la sua continua vicinanza alla star, era sempre più spesso soprannominato "il segretario di Josephine". Poi quei due anni avevano fermato la sua attività di scrittura e stavano per cambiare il piano che Simenon aveva chiaro in mente. Insomma anche il timore di rischiare di diventare "Mister Baker"  piuttosto che "Simenon il romanziere" ebbe il suo peso e la loro storia  finì con una sorta di fuga di Georges lontano da Parigi, insieme alla moglie Tigy, per rimettersi in carreggiata e riprendere a scrivere.
Quella sorta di perdita di lucidità che quella passione travolgente aveva causato, nulla potè, alla lunga, sulla determinazione di Simenon a proseguire la strada che allora bazzicava solo romanzi e storie popolari commissionate a destra e a manca, ma  che poi avrebbe visto la sua serie di grande successo del commissario Maigret e infine, finalmente, i tanto agognati romans durs, con il conseguente status di "romanziere". E crediamo davvero che nessuna Josephine Baker sarebbe riuscita a impedirlo. (m.t.) 

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