mercoledì 30 gennaio 2019

SIMENON SIMENON. SE IL ROMANZIERE NON AVESSE CREATO MAIGRET?

E' possibile immaginare un Simenon che avesse scelto, per il suo periodo semi-letterario, il romanzo storico o quello fantascientifico?
SIMENON SIMENON. ET SI LE ROMANCIER N'AVAIT PAS CRÉÉ MAIGRET ?
Est-il possible d'imaginer un Simenon qui aurait choisi, pour sa période semi-littéraire, le roman historique ou fantastique ?
SIMENON SIMENON. AND IF THE NOVELIST HAD NOT CREATED MAIGRET?
Is it possible to imagine a Simenon who would have chosen, for his semi-literary period, historical or fantasy novels?


Simenon senza Maigret, più che una battuta è un ossimoro... Ma siamo proprio sicuri? Certo, con questa domanda ci stiamo addentrando nella fanta-letteratura. Vogliamo fare questo passo? Vi avvertiamo che si tratta di un cammino su un crinale sdruccioloso ed è facile scivolare nell'ovvio o nel ridicolo...
Ma noi, un po' cocciuti, partiamo.
Allora siamo alla fine degli anni '30 e Simenon che a Parigi è ormai una sorta di re della letteratura commissionata e popolare, secondo il percorso mentale che si era costruito alcuni anni prima, sentiva che era il momento di passare da quella letteratura-alimentare ad una semi-alimentare o, per definirla con più dignità, semi-letteraria. 
E qui è il punto cruciale. Sim, come spesso si firmava il giovane scrittore, aveva già sperimentato nei lavori su commissione il genere poliziesco.
E se invece avesse iniziato a percorrere le strade di una narrativa fantastica? Lì dove l'attrazione del lettore non è tanto la logica della trama, ma le invenzioni, le sorprese, l'inimmaginabile, esseri e mondi sconosciuti. Se questo fosse stato declinato al passato, Sim sarebbe potuto entrare in quello che oggi chiamiamo il genere fantasy, con streghe, sortilegi, vampiri, esseri dotati di poteri particolari, mischiando un po' di passato remoto al passato recente per arrivare anche all'oggi.
Se avesse rivolto l'occhio al futuro, avrebbe imboccato direttamente la strada della fantascienza, dove si amalgamavano le scoperte di quegli anni, viaggi nel tempo, macchine per volare nello spazio, altri mondi con i propri strani abitanti che spesso arrivavano con le loro aero-navi sulla nostra terra con alterne intenzioni.
Crediamo che  Simenon avrebbe scelto la fantascienza. 
Il protagonista? Magari uno scienziato. Un certo professor Tegarim, un fisico-matematico, professore alla Sorbona che aveva segretamente  inventato una sistema per intercettare i raggi riflessi dalla terra nello spazio, rifletterli così di nuovo sulla terra dove, con un marchingegno, sempre di sua invenzione, poteva ricostruire le immagini che la luce aveva riflesso. Così  poteva sapere quello che era successo anche anni prima. Anche qui nessun rispetto delle regole della fantascienza letteraria, ma al centro dei romanzi il protagonista con le capacità di un uomo normale che usava questa macchina per capire come si erano svolti certi fatti.
Il professore non era sposato e andava a pranzare in una piccola brasserie vicino all'università, mentre la sera trovava qualcosa cucinato da una femme de chambre che giornalmente gli faceva le pulizie.
Era uno spilungone secco secco, un po' trasandato come tutti gli scapoli, sempre con un trench blu e un borsalino dello stesso colore calcato un po' di traverso su una testa piena di capelli biondi. Una faccia lunga, con occhi un po' acquosi, un naso importante e un gran paio di baffi biondi come i capelli.
Fumava la pipa?... Beh certo, con un autore come Simenon... eh!
Non aveva invece una passione per il cibo e per gli alcolici. Al contrario apprezzava il gentil sesso, e dalla narrazione si intuisce che non lesinava le relazioni con le donne. Ma il tutto sempre coperto da una discrezione e da una riservatezza ai massimi livelli. Nessuno avrebbe mai potuto dire dove quando e con chi.... Il professore riteneva che fossero fatti suoi e che nessuno dovesse ficcarci il naso.
E con la sua portentosa invenzione che ci faceva? Ricerche. Storiche, di costume, qualche volta studiava vecchie vicende politiche e questi erano i temi attorno cui si sviluppavano le sue vicende. Misteri o segreti da scoprire sì, ma mai un morto. La polizia non si vedeva mai.  
Il suo miglior amico? Un professore, scapolo anche lui, che insegnava filosofia e praticava la psicoanalisi. Spesso la sera a casa dell'uno o dell'altro facevano le ore piccole discutendo dei massimi sistemi o delle insondabile profondità dell'animo e della psiche umana.  
Questo avrebbe cambiato il destino letterario di Simenon? Il professor Tegarim e il commissario Maigret, potevano traghettarlo nello stesso modo nel mondo dei romans durs?
E perché no? C'è da chiedersi se il professore avrebbe potuto avere lo stesso successo commerciale del commissario. E soprattutto se sarebbe potuto durare quarant'anni? 
Certo adesso a queste domande ci paiono quasi un'assurdità per quanto suonano facili le risposte. Però se riuscissimo a fare piazza pulita nella nostra mente, come se Maigret non fosse mai esistito (....eh, facile a dirsi, ma come si fa?)  forse il percorso letterario di Georges Simenon non sarebbe stato poi così diverso dal punto dei romans durs.
Tesi azzardata, eh?  Lo so, è facile dire che senza Maigret, Simenon sarebbe stato diverso. Ma la prova del contrario non c'è. Qualcuno di voi ha voglia, tempo e fantasia per inoltrarsi in questo scivoloso sentiero  e, magari, arrivare a conclusioni diverse o opposte?
Accomodatevi. (m.t.)


1 commento:

Andrea Franco ha detto...

Non credo che Simenon avrebbe scelto la fantascienza perchè i suoi romanzi sono spesso infarciti di riferimenti reali storici o geografici che siano,viene dipinto l essere umano cosi comè. troviamo nella sua produzione una sola incursione nel fantastico(il racconto les nolépitopis del 1963)che,tra l altro,è uno dei meno riusciti della sua carriera tanto che l autore non ne permise mai la pubblicazione in volumi o raccolte