mercoledì 8 maggio 2019

SIMENON SIMENON. 1930- 1940, LA NUOVA ETA' DEL GIALLO

Un decennio in cui il genere giallo prende quota, periodo in cui Simenon é uno dei protagonisti

SIMENON SIMENON. 1930-1940, LE NOUVEL AGE DU ROMAN POLICIER
Une décennie au cours de laquelle le genre policier prend son essor, une période dont Simenon est l'un des protagonistes
SIMENON SIMENON. 1930-1940, THE NEW AGE OF THE DETECTIVE NOVEL
A decade in the course of which the detective genre takes off, a period wherein Simenon is one of the protagonists




Non c'è dubbio che, a partire dal riconosciuto padre del genere letterario giallo, Edgard Allan Poe, al quale bastarono quattro racconti (1841-1845), per dettare le regole fondanti di quel tipo di narrativa, questa ebbe uno sviluppo enorme. Molti furono quelli che si cimentarono dopo che il genio di Baltimora ebbe fatto scattare la scintilla. Ma quelli che ebbero maggior risonanza e più lunga vita (letteraria) furono senza dubbio l'inglese Arthur Conan Doyle, che circa una quarantina d'anni dopo esordì con Uno studio in rosso e con il suo eroe Sherlock Holmes, che rafforzò e ampliò i confini del genere. Poi bisognerà attendere un'altra quarantina d'anni per veder spuntare una scrittrice, sempre inglese, che nel genere avrebbe lasciato anche lei un segno indelebile, Agatha Christie, che con Poirot a Styles Court, fece debuttare nel 1920 il suo detective belga Hercule Poirot (nel '27 ne fece entrare in scena un'altra di pari successo, Miss Marple).

A questo punto tra i grandi e i minori, il genere poliziesco, come si chiamava allora, era un genere ben consolidato con delle regole abbastanza precise e con il gusto del mistero e dell'ignoto, che aveva la sua influenza anche sulle modalità dell'assassinio, sempre molto fantasiose, all'interno di una vicenda che quasi si esauriva nell'enigma per l'enigma, in una serie di tentativi per scoprire astutissime e complesse modalità per compiere un omicidio.
Siamo arrivati alla vigilia degli anni '30 quando da parte di certi autori, di qua e di là dell'oceano, si sentiva l'esigenza di riportare il crimine con i piedi per terra e nell'ambito delle reali pulsioni e delle vere passioni umane, quelle di tutti i giorni e tipiche della gente comune.
Iniziò in America Dashiell Hammett, scrittore ed ex agente della società d'investigazioni Pinkerton, capostipite dell'hard-boiled school. Con Il Falcone Maltese del 1930 ci introdusse nella realtà quotidiana, dove gelosia, interessi, tradimenti, passioni e ingordigia erano i realistici propellenti per quell'odio che spesso sfociava nel delitto. 
A quell'epoca Simenon aveva già tracciato i primi tratti di quel commissario che in Europa avrebbe rivoltato il genere, creando un detective che non era un privato, ma un funzionario statale, un dipendente dell'amministrazione pubblica, un commissario che la mattina si recava in ufficio, che aveva delle pratiche da sbrigare, dei superiori cui render conto e fare rapporto. Niente avventure amorose, niente sesso, in compenso (se così possiamo dire) fumo e alcool a volontà. Simenon produsse circa una serie di una ventina di romanzi con il suo commissario tra il '32 (il debutto) e il giugno del '33 (la fine della serie editata da Fayard).
In quell'anno negli Usa fecero la propria comparsa un avvocato, un certo Perry Mason e il suo autore, Earle Stanley Gardner, con cui il poliziesco spalancava le aule dei tribunali, dando vita a quello che si sarebbe chiamato procedural-thriller (Perry Mason e le zampe di velluto - 1933). Anche qui, persone normali che si trovavano, a torto o a ragione, sulla sedia dell'imputato e l'avvocato Perry doveva sudare le famose sette camicie per dimostrarne l'innocenza, mettendo in evidenza nel corso dei romanzi tutti gli aspetti del dibattimento processuale.
A ridare vigore all'hard boiled school, arrivarono dal 1939, i romanzi di un'altro letterato americano di grande spessore, Raymond Chandler, che dette vita ad un investigatore privato, Philip Marlowe, spesso coinvolto con storie sentimentali con le sue clienti, con qualche problema con l'acool, ma anche lui ben piantato in storie le cui motivazioni realistiche erano dominanti (autore tra l'altro di bellissimo saggio sull'argomento "La semplice arte del delitto - "The Simple Art of Murder" 1950 - In quell'anno Simenon viveva in America, chissà se l'avrà letto?). 
In quegli anni il commissario di Simenon rimase però l'unico a interpretare il ruolo del dipendente dello Stato. Il capo di una polizia che operava a Parigi, sposato senza figli, che nelle sue indagini rifuggiva sparatorie, scazzottate, clamorose operazioni di polizia. Un commissario non bello, né seducente, non amava la vita notturna, preferiva le sue pantofole, la sua pipa, il suo tabacco e le serate tranquille.
E questo commissario, divenne un modello per moltissimi scrittori che sarebbero venuti dopo. All'inizio il detective privato aveva un maggiore appeal, con la sua vita sregolata, le sue avventure, non solo sentimentali, i suoi inseguimenti in auto, le sparatorie, ma alla lunga il modello-Maigret fece proseliti tra gli scrittori e tra i lettori di questi scrittori.
Quasi un investigatore-travet, più simile al lettore, più vicino alle sue problematiche quotidiane, qualcuno che faceva un mestiere affascinante, ma in cui ci si poteva riconoscere. E questo Simenon l'aveva capito prima di tutti, all'età di neanche trent'anni. (m.t.)         

Nessun commento: