venerdì 31 maggio 2019

SIMENON SIMENON. LA FACCIA DI MAIGRET.

Nell'immaginario collettivo, nelle versioni cinematografiche, nelle serie televisive e nell'interpretazione dei disegnatori

SIMENON SIMENON. LE VISAGE DE MAIGRET
Dans l'imaginaire collectif, dans les versions cinématographiques, les séries télévisées, et dans l'interprétation des dessinateur
SIMENON SIMENON. MAIGRET’S FACE
In the collective imagination, the movie versions, the televised series, and the illustrators’ interpretations.



















Qualche giorno fa', la nostra Murielle ha scritto un interessante post sul fatto che nella costruzione del personaggio Maigret, Simenon abbia volutamente tralasciato una descrizione precisa dei tratti del volto del commissario, dando più risalto alla sua sagoma, al suo andamento e ad altri particolari specifici che lo hanno reso poi, nel corso della serie, immediatamente riconoscibile: la pipa, il pesante cappotto con il collo di velluto, il chapeau melon, la sua stazza o il suo modo di muoversi pesantemente.
E questo, ci faceva notare Murielle, lasciava al lettore la più ampia libertà di immaginarselo come preferiva.
Oggi ci occuperemo invece di coloro che una faccia al commissario la dovevano dare per forza.
Si tratta dei registi e dei produttori dei film e degli sceneggiati televisivi tratti dalle inchieste scritte da Simenon. La scelta dell’attore che deve impersonare un personaggio così famoso, non è mai facile. Intanto occorre decidere se essere più fedeli possibile all’immagine costruita dallo scrittore, oppure se, pur rimanendo fedeli a certi fondamentali tratti del personaggio, costruirne un alias che sia più funzionale allo schermo (grande o piccolo) e alcune volte interprentandolo secondo la propria particolare ispirazione, anche con la possibilità di allontanarsi dall’originario letterario.
Il primo Maigret del grande schermo fu Pierre Renoir, fratello del regista Jean entrambe figli del famoso pittore Pierre-Auguste, (La nuit de carrefour - 1932) mentre l’ultimo in ordine di tempo sarà sugli schermi l’attore francese Daniel Auteil l’anno prossimo nel film Maigret et la jeune morte, diretto da Patrice Leconte, le cui riprese inizieranno nel prossimo autunno.
E si tratta di scelte quindi dettate dai motivi più diversi.
Inoltre questi prodotti tele-cinematografici provocano una sovrapposizione dell’aspetto dell’attore cinematografico su quello del personaggio letterario.
Si tratta di un recepimento, da parte dell’immaginario collettivo dei lettori di ogni nazione, che così li va in qualche modo a condizionare.
In alcuni casi è più facile, in altri più difficile. Già, perché in Italia c’è stato solo Gino Cervi che da metà degli anni sessanta ha impresso al Maigret italiano i suoi lineamenti, con la complicità anche delle copertine di Mondadori, realizzate dall’illustratore Ferenc Pinter, che raffigurano un Maigret inequivocabilmente con i tratti somatici di Cervi (non consideriamo nemmeno Sergio Castellitto con solo due episodi-televisivi al suo attivo).
In Francia questa identificazione deve essere più difficile, visto che gli appassionati maigrettiani non solo hanno avuto  due importanti interpreti televisivi, prima Jean Richard e poi Bruno Crémer, fisicamente molto diversi tra loro, ma anche differenti come interpretazione del commissario, in Francia c’è stato un altro gigante, nel campo cinematografico,  l’attore Jean Gabin, interprete di tre film su Maigret che ha avuto influenza  molto  forte e non solo per i francesi.
E  a proposito di Jean Gabin, di cui Simenon era divenuto amico, c’è da ricordare la sua battuta
“… certo che da quando ho visto Jean interpretare Maigret, ogni volta che mi accingo a scrivere una nuova inchiesta, il commissario mi appare con la faccia di Gabin…. Non vorrei che prima o poi venisse a rivendicare i suoi diritti d’immagine!...”.
Poi abbiamo la tv inglese, con gli storici Michel Gambon e Rupert Davies, ma anche l’ultimo arrivato, anche se non con grande fortuna, Rowan Atkinson.
Ognuno di questi “commissari” ha una figura differente, un modo di muoversi tutto suo e certi aspetti che con  gli spettatori della loro stessa nazionalità ha un legame particolare. Alcuni sono più vicini alla figura prospettata da Simenon, altri sono  più lontani, ma per quanto riguarda le fattezze del viso, non possiamo che constatare che si tratta di una questione personale.
Più in generale crediamo che, pur non dovendo il cineasta seguire pedissequamente l’opera e la descrizione del personaggio, dovrebbe però rispettarne i cosiddetti fondamentali. Un Maigret non può essere minuto e magro… il lettore appassionato potrebbe non riconoscerlo. Può portare i baffi, avere un naso lugno o grosso, capelli nerissimi o castano chiaro, ma non può non fumare assiduamente la pipa.  Non può dare con il suo corpo o con i suoi comportamenti l’idea di qualcuno che non sia attratto dal cibo, dal vino e dai liquori. Un tipo magro, tutto nervi  e scatti, non potrà mai riportare all’originale letterario, corpulento, pacioso, lento nei movimenti e pesante nel camminare.
Ecco perché crediamo che il prossimo Maigret cinematografico, un bravo attore, Daniel Auteil (che tra l’altro già conosce la vecchia sede della polizia giudiziaria per avervi girato un film con Gerard Depardieu, "36 Quai des Orfèvres"), un po’ invecchiato, un po’ ingrassato, possa essere un commissario decisamene convincente. Ma queste sono nostre previsioni su gusti personali. A noi piace evidente il Maigret di Cervi, ma ci convince molto anche quello di Gabin. Non abbiamo ritenuto una buona scelta quella di attori come Castellitto e Atkinson. Ma ognuno ha i propri gusti e la propria capacità, quando legge le inchieste, di farsi influenzare più o meno dalle versione viste al cinema o in tv. E questo Simenon lo sapeva bene, tanto da non dare al commissario una faccia ben precisa. Per oggi ci fermiamo quin. In una prossimo post appunteremo la nostra attenzione su disegni e illustrazioni che hanno raffigurato il commissario Maigret. (m.t.) 

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