mercoledì 22 maggio 2019

SIMENON SIMENON. LO SCRITTORE TRA DISCIPLINA ED ECCESSO


Il suo rigore nella scrittura e gli eccessi suoi e quelli dei suoi personaggi

SIMENON SIMENON. L'ECRIVAIN ENTRE DISCIPLINE ET EXCES
Sa rigueur dans l'écriture, ses excès et ceux de ses personages
SIMENON SIMENON. THE WRITER BETWEEN DISCIPLINE AND EXCESS
His precision in writing, his excesses and those of his characters

Oggi ci occupiamo di un argomento che ci porta sui crinali scivolosi delle ipotesi più ardite nell’interpretazione del rapporto tra la vita del romanziere e dei suoi personaggi, compreso quello più famoso (il Maigret che cerchiamo sempre di lasciar nell’anticamera e ci ritroviamo invariabilmente ben accomodato nel bel mezzo del divano del salotto, quale che sia l’argomento relativo a Simenon)
Ci inoltreremo in un confronto con quello che di solito si definisce “genio e sregolatezza” un binomio che sembra ormai un po’ logoro per indicare l’altalenante stato dei grandi artisti, contrapposto al monotono piatto procedere delle persone qualsiasi. Per la precisione nel titolo di questo post abbiamo scritto “disciplina” ed “eccesso”. E come specifichiamo nel sommario, scrivendo disciplina pensavamo alle rigide regole che lo scrittore s’impose per tutta la vita. Per quanto riguarda gli eccessi, vengono in mente subito quelli sessuali. Ma vedremo che queste due categorie si possono applicare in altri contesti  e che la loro attribuzione non è così scontata e netta.
E’ indubbio che la disciplina simenoniana nella scrittura è immediatamente riconoscibile dalle abitudini e dai rituali che abbiamo illustrato fin troppe volte. La sua caduta in état de roman era la precondizione per scrivere un romanzo. Ma il resto? L’apparecchiatura della scrivania: pipe pronte, vino, matite appuntite, busta di Manila con gli appunti, elenchi del telefono… costituivano una necessità o solo un contorno scaramantico cui dopo anni non poteva sottrarsi.
La disciplina era altro.
Era lo scrivere tutte le mattine di buon’ora. Era concludere un capitolo ogni seduta di scrittura. Era, nonostante l’ètat de roman e l’entrare nella pelle del protagonista, mantenere lucida la scrittura che non sbrodolava mai qua e là. Sempre asciutta, contenuta, essenziale. Una narrativa costruita con le famose mot-matiére, la stringatezza dei dialoghi assolutamente verosimili e le descrizioni di città, della natura o di qualsiasi altro ambito. Anche queste ultime si risolvevano in poche parole e con ancor meno aggettivi, ma che pure costruiscono quella che si chiama atmosfera, termine che Simenon ha sempre detestato…. L’atmosfera simenoniana…. Eppure è la sua straordinaria capacità con pochi tratti di farci afferrare la quintessenza di quel posto, ma anche la psicologia dei personaggi.
Guardate Maigret. Come ricordava la nostra Murielle ieri, Simenon non si è mai curato di descrivere in modo chiaro il volto e i lineamenti del commissario. Ma la massiccia figura, le sue movenze, la pipa, il passo pesante e il cappotto con il collo di velluto, le sue occhiate e le sue poche parole bastano per darci un’idea di che tipo è Maigret. Poi ognuno di noi lo immaginerà diverso. La disciplina dello scrittore di utilizzare così poche parole è ferrea, forse ad un certo punto addirittura connaturata.
L’altra disciplina che possiamo ravvisare nel commissario è più un’abitudine. E’ un uomo tranquillo che appena possibile torna a casa, un pantofolaio che la sera assapora i manicaretti della moglie, si gode la pipata serotina, legge il giornale, non molla la finestra da dove guarda le finestre di fronte, si rincantuccia nella sua poltrona… Ma poi gli eccessi. Quelli per cui ci sono state anche delle rimostranze per come un commissario come lui fosse un cattivo esempio, soprattutto per bambini e adolescenti. Quanti bicchieri beve al giorno? Birra, vino, calvados, prunella, ogni momento è buono La mattina se fa molto freddo, le sere piovigginose quando fa gli appostamenti, un bel pranzo abbondante, le giornate di calura estiva quando la gola si secca in fretta.
Anche Simenon per un periodo ha bevuto molto: durante il matrimonio con la sua seconda moglie, Denyse, nell’alcolica atmosfera del suo soggiorno americano. Ma non era il bere all’europea… Party, appuntamenti di lavoro, rendez-vous galanti, ricevimenti, negli Usa ogni momento era buono.
Un altro eccesso del romanziere era la sua impellenza nell’evadere dal tran-tran quotidiano. Simenon praticava questa evasione o con i numerosi viaggi, oppure con il cambiamento di stato, città, casa (oltre una trentina in tutta la sua vita).
Tran-tran non era, a quanto pare la sua instancabile attività sessuale, che lui rivendicava non come un eccesso, ma la risposta ad un elementare bisogno fisiologico. Il ritmo quotidiano (qualcuno azzarda anche l’ipotesi di rapporti pluriquotidiani…) non era per lui certo un eccesso. 
Ma anche i personaggi dei suoi romans durs erano spesso morigerati e rispettabili uomini con un posto di un certo prestigio nel consesso sociale. Ma poi succedeva quel piccolo e inoffensivo accadimento, che rivoltava come un frittata la loro vita, che faceva loro oltrepassare la famosa “linea”. E una volta dall’altra parte gli eccessi sbottavano, anche i più deplorevoli. Sembrava fossero un passaggio obbligato, come se volessero suonare una sfida a quella società che ora non li riconosceva più e non li voleva più, mentre loro venivano risucchiati nel buio dal loro ineffabile destino.
Il rigore di Simenon lo possiamo anche cogliere nella sua vita. Prendiamo il caso Baker. La relazione tra lo scrittore ancor giovane e sconosciuto e la superstar mulatta, che faceva impazzire tutta Parigi, fu travolgente. Georges era davvero nel pallone. Le faceva da segretario, le teneva i conti, stava progettando un magazine tutto dedicato a lei. Era completamente soggiogato. L’ostacolo alla loro unione non fu la moglie Tigy. L’ostacolo fu la "programmazione" di Simenon. Ad un certo punto si rese conto che sarebbe divenuto inevitabilmente monsieur Baker (anzi qualcuno già lo chiamava così). Invece lui era nel bel mezzo della sua fase di apprendimento della scrittura, la famosa letteratura alimentare su ordinazione. Lo aspettava la fase di quella semi-letteraria dove solo lui avrebbe deciso storie, personaggi e trame. Ma continuando a essere succube di Josephine Baker tutto sarebbe andato a rotoli. La sua disciplina, la sua fedeltà al programma che si era prefisso anni prima ebbero la meglio. Simenon prese la moglie, fuggì da Parigi e si fermò solo cinquecento chilometri dopo. Si sistemò a La Rochelle, lì riprese a scrivere e si rimise in pari con il suo programma. Se non è disciplina questa. (m.t.)  

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