mercoledì 29 maggio 2019

SIMENON SIMENON. QUANTO SI CAPISCE DELLA SUA SCRITTURA DALLA LUNGHEZZA DELLE SUE OPERE?

Riflessioni sui risultati di uno studio del ricercatore Richaudeau sulla significanza delle lunghezza dei testi del romanziere

SIMENON SIMENON. QUE PEUT-ON COMPRENDRE DE SON ECRITURE À PARTIR DE LA LONGUEUR DE SES OEUVRES ?
Réflexions sur les résultats d'une étude du chercheur Richaudeau sur la signification de la longueur des textes du romancier
SIMENON SIMENON. WHAT CAN ONE UNDERSTAND ABOUT HIS WRITING FROM THE LENGTH OF HIS WORKS?
Reflections on the results of a study by the researcher Richaudeau on the significance of the length of the novelist’s texts





Continuiamo a parlare della scrittura di Simenon e questa volta lo facciamo ruotando intorno agli studi in merito di François Richaudeau, un ricercatore e autore francese contemporaneo (deceduto nel 2012). E in particolare oggi facciamo oggetto della nostra attenzione un articolo della sua rivista: "Comunication et languages" -  Simenon, un'écriture pas si simple qu'on le penserait.
Nel desiderio di andare sempre più in profondo nella conoscenza dello stile e della narrativa simenoniana, Richaudeau imbocca la strada dell'analisi quantitativa. Cosa significa? Ce lo spiega lui stesso:
"... ecco come ho proceduto. Per ogni opera analizzata, ho contabilizzato in principio la lunghezza di 192 frasi ripartite regolarmente all'interno di ciascun volume (25 titoli/4799 frasi/72245 parole)..."
Lo studio intanto ci dice che la frase media di Simenon contiene 12,9 parole (lo stesso studioso aveva fatto un'analisi sulle opere di Proust dove la frase media ne conteneva 43). E comunque c'è una leggera preponderanza nei romans durs, 13,2 parole, rispetto ai Maigret, 12,5. Ma nei Maigret abbiamo molti più dialoghi e quindi in  definitiva nella media le frasi dei romanzi risultano più corte. Per ultimo, nei cosiddetti scritti autobiografici, le parole per frase salgono a 18,4.  
Inoltre Richaudeau nota che negli ultimi titoli (romanzi o Maigret) le frasi si accorciano, (ma è noto che si riduceva anche il numero dei capitoli e i giorni in cui rimaneva in "état de roman"). Tutto è imputato, anche secondo una studiosa, Claudine Gothot-Mersch (filologa belga scomparsa recentemente), alla fatica che sempre di più in età avanzata Simenon faceva per mantenere il suo ritmo di scrittura.
Periodi in cui le frasi erano più lunghe. Ad esempio nell'era GallimardRichaudeau azzarda la spiegazione: forse un'influenza "letteraria" degli autori della casa editrice lo portava a scrivere più nobilmente? Sta di fatto, fa notare Richaudeau, che quando Simenon passa a La Presse de La Cité le frasi tornano a contenere meno parole. Ma vediamo che nel '60-'61 le frasi si allungano di nuovo. Come mai? ".... sembra che la frase di Simenon sfugga in parte alla sua volontà cosciente, e rivela delle proprie pulsioni istintive; proprio come l'intrigo dei suoi romanzi che andava delineandosi man mano che la loro redazione procedeva - spiega François Richaudeau -  Le mie ricerche su altri autori, mi portano a pensare che non si tratta di un'eccezione, e che uno dei comportamenti umani più difficili da modificare  o mascherare sia la propria scrittura....".
Ma tutta questa contabilità di lettere parole e frasi cosa ci dice in definitiva?
Richaudeau continua la sua interpretazione spiegando che ad esempio che non è al livello di frase che Simenon rivela le sue qualità. E' con l'insieme delle frasi che ottiene quello che lo rende inimitabile: la suggestione di un'ambientazione, la progressione di una azione, o l'evoluzione di un destino e soprattutto lo spessore psicologico dei personaggi.
Ed è una delle conclusioni che ci trova del tutto d'accordo. Perché se è vero che nella sua lingua scritta il nostro romanziere usava pochi vocaboli (lui sosteneva non più di duemila) e le frasi erano brevi, mediamente più brevi di quelle di altri scrittori, la leggibilità era garantita, senza andare a scapito della qualità della scrittura.
A tal proposito Richaudeau infatti afferma "... le frasi più frequenti si rivelano abbastanza normali per la loro scrittura e per la loro lunghezza, ma questa normalità questo vissuto, ma anche questa leggibilità, costituiscono probabilmente uno dei fattori del successo popolare del romanziere. Un fattore minore rispetto alla sua arte dell'evocazione, della narrazione e della interpretazione psicologica, ma ciò nonostante, necessaria...". (m.t.)

1 commento:

Andrea Franco ha detto...

La capacità di Simenon di descrivere una situazione,un ambiente o un personaggio in pochi termini è uno dei punti di forza della sua scrittura.Ricordiamo all inizio della sua carriera quando Colette gli disse di sintetizzare le frasi nei suoi racconti, (poca letteratura Sim!)dobbiamo dire che il consiglio venne ben applicato.