sabato 31 gennaio 2015

SIMENON SIMENON. M.ME MAIGRET E IL CASO DEL... VINELLO IN PERICOLO.


Questa volta il racconto di Paolo Secondini ci mostra un Maigret ormai in pensione, nella sua casa di campagna intento in attività cui una volta, quando era nel vortice delle inchieste a Quai des Orfévres, probabilmente non avrebbe avuto nemmeno il tempo di immaginare. E poi questo Maigret è un po' cambiato. Forse gli anni che passano? Forse il fatto di fare una vita "come gli altri"? Sta di fatto che parla e parla anche con sua moglie... Addirittura non la chiama più M.me Maigret, ma con il suo nome, Louise... Una volta bastavano due sguardi e il commissario e M.me Maigret si capivano al volo. Qui invece parlano, anche di cose futili. Forse è come se l'ex-poliziotto volesse recuperare un lungo periodo dove ai due (o forse solo a lui?) bastava un gesto, un'occhiata un'espressione per comunicare... Scopritelo.
 
Meung-sur-Loire.
“…fu quella la prima volta che vidi in azione, con grande coraggio e senso del dovere, il giovane Lapointe. Capii che sarebbe diventato, per la sua determinazione, un bravo poliziotto, come d’altronde ce n’erano tanti nella mia squadra al Quai des…»
«Maigret!... Maigret!... Ti dispiace venire ad aiutarmi?... Da sola non ci riesco.»
La voce di Louise, sua moglie, lo raggiunse mentre aggiungeva un altro capitolo al libro di memorie che, chissà!, forse un giorno avrebbe finito e dato alle stampe.
Chiuse il grosso quaderno dalla copertina nera (per lui scrivere a macchina era un tormento), lo ripose nel cassetto della scrivania e si alzò dalla sedia. Fece qualche passo verso la porta del piccolo studio ma si fermò, tornò indietro, la fronte aggrottata.
«Che sbadato! Mi scordavo di te, esclamò scuotendo la testa. “Come potrei lasciarti sola?»
Prese la pipa dalla scrivania e, prima di metterla in bocca, fece sentire la sua voce:
 «Ma dove sei, signora Maigret? Si può sapere?»
«Sono qui,» rispose sua moglie. «Mi serve il tuo aiuto… Fa’ presto.»
«Ho capito, ho capito!... Se non mi dici con esattezza dove ti trovi, sarà molto difficile aiutarti.»
«Hai ragione, che stupida!... Sono quaggiù, Maigret… in cantina.»
«In cantina? Ma cosa ci fai?»
«Che ci faccio?!… Quello che dovrebbero fare i mariti, invece di perdere il tempo a scrivere le loro memorie.»
L’ex commissario della polizia giudiziaria si tolse la pipa di bocca.
«Diventi polemica ora, signora Maigret?»
«Ma no, no… Scusami! Non mi sono mai lamentata di nulla, lo sai, neanche quando ce n’era motivo…  Però, in questo momento, se non ti sbrighi…»
Lasciò la frase in sospeso e Maigret capì che era meglio affrettarsi.
Scese le scale che conducevano in cantina, e quando fu nell’ampio locale, rischiarato appena da una lampadina, scorse, vicino a un vecchio tavolo scuro, sua moglie, che stringeva un’enorme boccia di vino contro il petto.
«Presto, Maigret, non riesco più a sostenerla! Ho paura che possa sfuggirmi dalle mani. Sarebbe un bel guaio se mi cadesse per terra.»
«Sarebbe un bel guaio sì!» convenne l’ex commissario. «È il mio vinello preferito: l’ho fatto con tanta passione… con amore… Ma non potevi poggiarla sul tavolo?»
«Maigret, dovevi arrivare quaggiù per darmi un consiglio più che ovvio?»
Il marito la guardò stupito.
«E allora perché non lo hai fatto?»
«Si è rotto, per via dell’umidità, il cestello di vimini che la conteneva. Se la metto giù si rovescerà di sicuro.»
Maigret accorse, le tolse la boccia dalle mani.
«E già! Si rovescerebbe senz’altro e allora… addio vinello! Sarebbe un peccato, dopo tanto lavoro.»
«Ti preoccupi solo del vino, mentre di me, che ho le braccia indolenzite per sorreggere la boccia…»
«Scusami Louise! È vero! Di te non mi sono preoccupato… Devo dire che questo vinello mi ha frastornato, mi ha reso… Sai cosa?»
«Cosa?» chiese la signora Maigret massaggiandosi un braccio.
«Per farmi perdonare,» riprese il marito, «nel libro che sto scrivendo… sì, nel mio libro di memorie...  parlerò di te, di come mi sei stata di grande aiuto nella risoluzione di alcuni casi. È giusto che anche tu, mia cara Louise, abbia riconoscimenti per i tuoi meriti…»
«…che tu, mio caro Maigret, hai sempre deliberatamente taciuto… Scommetto che nel tuo libro, sinora, mi hai semplicemente ricordata per i piatti prelibati che ti ho sempre cucinato, e che tuttora cucino… Non è forse così? Confessa.»
«Be’, in fondo, è un merito anche questo,» sorrise Maigret, «e un ottimo spunto.»
«Uno spunto?... E quale?»
«Quello per scrivere un libro di memorie: Io, moglie fedele e ottima cuoca del commissario Maigret… Verrà fuori un capolavoro. Ne sono certo,» concluse divertito l’ex commissario.
«Sì,sì… prendimi in giro, adesso,» disse Louise, leggermente contrariata.
 Maigret non rispose, si chinò a baciare sua moglie con dolcezza.

Paolo Secondini

venerdì 30 gennaio 2015

SIMENON SIMENON. IL PENSIONANTE E LE SUE TRE VERSIONI CINEMATOGRAFICHE


Il giorno fatidico dovrebbe essere stato proprio ieri. Sì, Il Pensionante dovrebbe aver fatto il suo ingresso nelle librerie. Pubblicato da Gallimard nel '34, uscì in Francia con il titolo Le Locataire. Lo abbiamo presentato un paio di settimane fà sul post L'inquilino che viene da Istambul... e l'inquilino ieri è entrato appunto in libreria.
Ma questo inquilino diciamo "forzato" (infatti, come assassino, si deve nascondere in un pensionato di studenti per sfuggire alla polizia) è entrato anche nel cinema.
Prima della più famosa e conosciuta versione dovuta al regista Pierre Granier-Deferre, L'Étoile du Nord del 1982, con l'interpretazione di Simenon Signoret e Philippe Noiret, va ricordata un'altra versione, molto meno fortunata e la cui storia vale la pena essere raccontata.
Il titolo del film è Dernier Refuge del '47 la cui regia è dovuta a Marc Maurette con una produzione che vedeva come protagonisti Raymond Rouleau e Gisèle Pascal che però riprendeva un'altra precedente e sfortunata produzione, diretta da Jacques Costant, le cui riprese erano iniziate nel 1939 e che ben presto dovettero essere sospese per lo scoppio della seconda guerra mondiale. Ma poi la lavorazione riprese, sia pure in mezzo a mille difficoltà, e fu terminata nel '40. Ma invece non erano terminate le sventure. Infatti il film, che vedeva tra i protagonisti gli attori Mireille Balin e Georges Rigaud, ebbe i negativi distrutti durante un bombardamento.
La critica è unanime. La prima versione non è effettivamente giudicabile, la seconda non è degna di nota (citiamo solo per curiosità la partecipazione di Louis de Funès nel ruolo di un cameriere dei wagons-lit), la terza è invece quella giusta.
Tra l'altro siamo in presenza di un regista simenoniano che aveva già avuto a che fare con adattamenti dai romanzi dello scrittore come Le Chat nel '71, con la memorabile interpretazione di Jean Gabin e Simon Signoret, ma anche La veuve Couderec, sempre con l'impareggiabile Simon Signoret e un giovane Alain Delon e nel '73 Le Train con Jean Louis Tritignant e Romy Schneider, versione di Pierre Granier-Deferre che s'intitola L'Étoile du Nord perché prende il nome dal treno con cui nel film i due protagonisti (Noiret e ancora la Signoret) arrivano a Parigi.
Ancora una volta l'uscita di un romanzo di Simenon ci riporta al legame stretto che il cinema ha da sempre allacciato con le trame, le atmosfere e i personaggi 
creati dallo scrittore.

mercoledì 28 gennaio 2015

SIMENON SIMENON. E SE MAIGRET INTERROGASSE PROPRIO VOI?

L'identificazione funziona con l'eroe. Chiunque abbia letto anche solo qualche Maigret, è stato sicuramente coinvolto dal personaggio o perchè fuma la pipa, o per la sua perspicacia psicologica o per la sua predilezione per il cibo, più probabilmente per la sua filosofia del "comprendere e non giudicare", per il suo istinto a mettersi nella pelle del criminale di turno.... e potremo andare avanti per molto. E qui scatta l'identificazione. Per un motivo o per l'altro, o per tutti insieme, chi di noi non si è mai identificato con il commissario, leggendo le pagine scritte da Simenon.
E invece c'è nessuno che si sia indentificato con l'inquisito?
Già perché siamo convinti che in genere i lettori non si mettano nei panni del sospettatto. Pensateci un po'....

Sono ore che sto in questo maledetto stanzone vetrato... come l'ha chiamato l'ispettore?... Ah, sì l'acquario, bah... Adesso saranno quasi tre ore....
Provo a bussare alla porta, ma nessuno si fa vivo. Inizio ad avere sete... e poi possibile che qui dentro ci sia soltanto io?.... Mi hanno detto di aspettare un po' e invece... E poi è possibile che non ci sia nessun altro che deve aspettare...
Già direte voi, ma come sei finito a Quai des Orfévres?
E' colpa di quel cretino di Jean-Pierre, mio cugino... maledetto il giorno che siamo diventati soci! Lui prima si era messo in testa di allargare la tipografia... comprare nuovi macchininari per stampare cartoline...."E' l'affare del secolo" diceva. E aveva pure trovato i soldi per comprarle. E devo dire che aveva ragione. Ormai più di metà del nostro fatturato veniva dalla stampa delle cartoline... Ma non gli bastava... adesso  voleva buttarsi nel campo delle stampe artistiche, quelle a colori.... lì servivano tanti soldi... Ma lì trovò. Non so da chi li avesse avuti... Io mi sono sempre occupato della direzione tecnica... le novità e il lavoro mi appassionavano... Poi entravano più soldi... E quel pomeriggio era uscito per un appuntamento con quelli che lui chiamava, i suoi finanziatori. Non era più tornato.  L'avevano poi trovato morto, due colpi secchi che gli avevano spaccato il cranio.
Lo so... lo so... non avrei dovuto, ma io avevo una storia con Marlene, sua moglie... e quel maledetto pomeriggio ci eravamo visti lì... al solito hotel... Ma questo non era un alibi affidabile... e poi lei cosa avrebbe detto? E io, morto mio cugino, diventavo proprietario di una tipografia che stava decollando... e in più sicuramente gli inquirenti erano convinti che mi sarei voluto sposare Marlene, ma io...
La porta dell'acquario si aprì all'improvviso. Entrò uno degli ispettori che mi avevano portato in macchina alla Polizia Giudiziaria.
- Venga... il commissario vuole vederla.
Stavo per abbozzare una protesta, ma capìì che non era il caso.
Mi fecero entrare in ufficio, surriscaldato da un stufa a carbone. Per di più la stanza era piena di fumo. Un omone grosso e massiccio stava fumando una pipa, osservando il tramonto fuori della finestra.
- Ah... eccola finalmente... leì è Henry?... Henry Demonge, no?... Mi scusi, per l'attesa. Sa, prima il giudice Comelieu, poi i verbali da firmare... poi qualla rogna del tentato omicidio in casa dell'ambasciatore... Mi scusi. Ma lei avrà sete... magari anche fame...
Diceva tutto come se non parlasse a me. Sembrava stesse seguendo una sorta di procedura...
- Lapointe! Fai venire su un bel vassoio, panini e birra, mi raccomando non i soliti quattro panini... e la birra... fresca!
E ricomnciò a fumare.
Mi sembrò che quell'ordinazione preludesse ad una sorta di colazione collettiva... invece avrei capito dopo che mi sbagliavo. Significava che il "colloquio" con me non sarebbe durato poco... quindi, ero il sospettato numero uno.
Ma lì per lì non me ne rendevo conto. Il commissario Maigret poi aveva modi gentili.
- Prego si sieda. Mi dispiace davvero che lei abbia perso tanto tempo ad attendere... ma adesso ci rifocilliamo per bene... poi due chiacchiere - riaccese la pipa - Lei magari oggi aveva il suo da fare con la tipografia e non vorrei doverla trattenere a lungo...
Sentivo il suo sguardo su di me, un sguardo neutro... direi quasi spento... come se non stesse pensando a niente.
- Se vuole può fumare, signor Demonge...prego,  faccia liberamente.
Tirai fuori i miei sigaretti e ne accesi uno. Pensai... io così minuto, bassino con quei piccoli sigari e lui cosi massiccio e imponente con una pipa grossa che sbuffava come una ciminiera.
Bussarono alla porta. Era il garçon della brasserie che portava due vassoi, uno colmo di panini e uno con una decine di birre.
Il commissario afferrò un boccale e lo vuotò in tre lunghe sorsate. Poi addentò un panino...
- Prego signor Demonge, beva... prenda un panino... dopo tutta quell'attesa...
Spensi il sigaretto e mi riferescai la gola con un po' di birra. Poi presi un sandwich e iniziai a sbocconcellarlo...
- Eh, è un'altra cosa... proprio ci volevano... eh...
Parlava con la bocca piena e con un tono amichevole.
- Mi parli un po' della tipografia... mi dicono che è molto moderna - e intanto prendeva un altro boccale di birra - c'è molto lavoro?
- Beh sì, l'affare delle cartoline ci ha fatto duplicare gl ordini, abbiamo dovuto assumere altri operai e adesso ci preparavamo per delle stampe artistiche... ma...
- Ma qualcuno ha fatto fuori suo cugino...
- Già...
- E mi dica lei è più contento perchè così la tipografia diventa tutta sua o è più spaventato dal fatto che dovrà gestire tutta la parte amministrativa e finanziaria che invece da sempre svolgeva suo cugino?
-  Beh... sono un po' sottosopra per questo omicidio... non ho avuto modo di pensare...
- Invece ha pensato a Marlene... no? La vostra era una relazione... da quanto tempo....
- No commissario, non era una vero e proprio rapporto... ci vedevamo ogni tanto... così per divertirci... Marlene non si sognava nemmeno di lasciare Jean-Pierre...
- Sì, l'ho vista ieri la singora Marlene... è una bella donna... capisco che lei...
- Commissario, deve anche calcolare che il marito era uno di quei tipi gelosi...
 anche se con le altre donne andava bene tutto, ma con la sua...
- E invece lei... Mi dica Demonge, lei era inamorato di Marlene?
- Ma che dice commissario...
- Su... lei non è sposato, vive da solo... e poi la capisco, sa, è davvero una bella donna...
Mi sarei dovuto sentire lusingato, ma quelle parole s'infilavano una nell'altra come a voler formare una corda che poi mi avrebbe strangolato.
- Mangi Henry... guardi ci sono ancora panini...
Ne presì un altro, ma mi restò in mano. Lui invece bevve un altro boccale di birra.
- Allora chi ha ucciso suo cugino? Lei avrà almeno un'idea di chi possa essere stato? Iniziamo da capo, lei e suo cugino vi mettete in società al 50%. Partite con l'attività... suo cugino ha delle buone idee trova i soldi, ma è lei che manda avanti la baraccca, che lavora lì dodici, anche quindici ore al giorno, quando c'è bisogno... E suo cugino andava in giro... si parla anche di altre donne con cui se la faceva... Lei sa nulla?
- No, veramente nulla di preciso... non mi diceva niente...
- Beh, aveva altre donne, faceva cene e pranzi con questi misteriosi finanziatori, maneggiava i soldi della tipografia, a quanto mi risulta, aveva anche una bella macchina americana, oltre ad una bella moglie.... e lei lì a lavorare... Non è che lei fosse un po' invidioso...
- Io? No.
- E allora ha iniziato a pensare: intanto mi prendo la sua donna... poi chissà cosa è successo tra di voi....
- Ma che cosa dice! Andavamo d'accordo...
- Signor Demonge, quello che vi siete detti non si saprà mai, perché lui è morto e lei non ce lo dirà mai...
L'aria che il commissario Maigret aveva assunto era meno accomodante. E iniziò con le domande di routine. Dove era a quell'ora, cosa faceva in quel giorno, chi l' aveva visto in quel dato momento... eccetera. E poi quando aveva finito, ricominciava. E fumava, fumava senza sosta.
Ad un certo punto si alzò, battendo i pugni su tavolo.
- Lucas!
Dopo poco da una porta laterale fece capolino uno che doveva essere un'altro ispettore, pure lui con la pipa.
- Continua tu. Io ho da fare....
Dette un'occhiata alle ombre della sera, fuori della finestra e, senza nemmeno guardarmi, uscì. Quel Lucas si sedette al posto del commissario e tornò a farmi le stesse domande. 
C'era da impazzire, era come se non avessi già detto dieci volta quella storia. Eppure quell'ispettore continua imperterrito. Lento, senza alterarsi. La domanda nuova era "che interesse aveva lei ad uccidere il signor Jean-Pierre?". E la mia risposta sempre la stessa: "Nessuno".
Dopo un'altra ora di questa solfa ero distrutto.
Si aprì la porta ed rientrò quel Maigret, che sembrava più massiccio che mai. Lui e l'ispettore su scambiarono delle occhiate, senza dire una parola.
Maigret riprese il suo posto. Sembrava fresco e riposato... sicuramente aveva bevuto della birra e fatto una bella passeggiata, magari sul Lungosenna. E ora caricava la pipa.
Tornò a fare le stesse domande... L'ispettore aveva portato via i vassoi e non c'era nemmeno più da bere. La mia gola era secca.
- Commissario, ma perchè non mi crede. Io avevo una storia con Marlene, ma non avevo nessun motivo per uccidere mio cugino... lo chieda a Marlene se quel pomeriggio stavamo insieme...
- Già fatto. Lei dice che era andata dalla sua amica Louise... la quale ha confermato.
- Ma era la solita scusa che inventavamo per suo marito... Ormai è morto, che motivo ha di mentire ancora?
- Appunto. Secondo me è lei che mente... Ma devo dire che non ho ancora capito perchè... sì, forse l'invidia... ma non è solo quello. Lei nasconde qualcosa... ma non ho ancora capito cosa...
Ma io non nascondo niente - ormai il mio tono era una supplica. Sentivo un  caldo innaturale. Mi ero già levato la giacca ed ora anche la cravatta, in più mi ero arrotolato le maniche della camicia. Sudavo e respiravo a fatica.
Il commissario fumava come una ciminiera e la stanza era una sorta di camera a gas. E continuava a fissarmi con quello sguardo indifferente.
- Ma lei cosa pensa, davvero commissario, che io abbia ucciso davvero mio cugino?
- Io non penso niente.
- E allora perchè si accanisce su di me!
Ormai il mio autocontrollo era andato e mi sentivo percorso da vampate di rabbia e brividi di paura.
- Forse... forse... - bofonchiò il commissario - già... potrebbe anche essere. Janvier!
Dalla solita porta apparve un'altro ispettore, si avvicinò a Maigret e confabularono per qualche secondo. Poi l'ispettore lasciò rapidamente la stanza.
Il commissario ripiantò il suo sguardo su di me. E riprese le stesse domande. Ormai era notte fonda... erano ore che mi chiedevano sempre le stesse cose. Adesso avevo anche un forte mal di testa.
- Allora, Demonge.... quanto vogliamo andare avanti?
Silenzio. avevo deciso di non rispondere più.
Anche il commissario era fermo immobile. L'unica cosa viva era il fumo che a volute nervose usciva dalla pipa di Maigret.
Squillò il telefono.
- Sì, Maigret... ah è lei dottor Paul. Sì, mi dica .... certo, quella che le ha portato Janvier... Ah!... Sì, sì ho capito benissimo. La ringrazio... Sì, poi domani ci vediamo. Buonanotte e grazie ancora dottor Paul.
Dopo alcuni istanti di silenzio, il commissario si scharì la voce.
- Demonge, il nostro ispettore Janvier è stato alla sua tipografia e ha potuto notare che una grossa maniglia di ghisa, che era stata rivenuta in un cestino vicino alla sua abitazione, altro non era che un pezzo mancante di una delle vostre macchine da stampa. E dall'autopsia fatta dal dottor Paul risulta perfettamente compatibile con i colpi subiti in testa da suo cugino.
- Ma questo non vuol dire che sia stato io a...
- No. Ma su quella maniglia ci sono le sue impronte. Ma anche questo non sarebbe sufficiente a fare di lei un assassino. Peccato che c'è la confessione di Marlene... Ieri non mi ha solo detto che non vi siete visti, perché lei era davvero dalla sua amica, ma mi ha raccontato che suo cugino vi aveva sorpresi, un paio di giorni prima, all'uscita del vostro albergo... avete litigato. Lui ha minacciato lei e Marlene... forse sragionava per la gelosia, per la rabbia... ma deve aver detto cose terribili... e forse anche che avrebbe trovato il modo di estrometterla dalla società... vero?
Ormai ci era arrivato da solo. Tutta la mia resistenza non era valsa a nulla.
Ero così frastornato, stanco, non ne potevo più di quella stanza, di quelle domande ripetute all'infinito....
- Si sono stato io. Quel pomeriggio l'ho aspettato nel garage dove lui si attardava fare lavoretti su quella sua automobile americana. Ero appostato in un angolo. Quando lui è entrato e ha iniziato a lavorare, io gli sono andato dietro e ho sferrato due colpi netti sul suo cranio. Lui poi è caduto a....
Il commissario si alzò di scatto.
- Janvier, Lucas!
I due ispettori entrarono.
- La "canzonetta" è finita. Fategli firmare la confessione e mettetelo in cella.
La testa mi girava fuoriosamente. Mi accorsi appena che il commissario lasciava la stanza a passi pesanti e sentii confuse le voci degli ispettori che dicevano "Sbrighiamoci... su, è tardi... e tu dormi stanotte che domani dovrai comparire davanti al giudice...".
La porta della cella s'era spalancata. E quella dell'inferno pure.

martedì 27 gennaio 2015

SIMENON SIMENON. ...MA CI VUOLE MAIGRET PER SCONFIGGERE GLI ATTENTATORI?


"... Faut-il être le commissaire Maigret pour le comprendre, et réagir à temps?...".
Sono le parole di Xavier Raufer, laureato in geopolitica et criminologia e docente all'università Panthéon-Assas (Paris II), alla George Mason (Washington DC) et all'Università di Scienze politiche e del Diritto (Pechino).
Il professor Raufer intervistato da Nicolas Gauthier per Boulevard Voltaire, un magazine francese on-line, ad un certo punto dice "Bisogna essere il commissario Maigret per comprendere e reagire in tempo?". Questa affermazione viene dopo un'analisi di quello che viene ora fatto per tenere sotto controllo i commando terroristici "...Se li sorvegliate prima che colpiscano, voi li vedrete rubare un'automobile... accumulare cappucci e armi da guerra... vagare intorno agli uffici di Charlie - principale obiettivo islamista, cosa nota a tutti - sorvegliate i loro telefoni... Ma cosa prepareranno?...".
Non ci sorprende più di tanto che un professore così esperto in questioni di criminalità-politica chiami in causa Maigret.
In un passo precedente dell'articolo il professore accusava i servizi segreti francesi di voler imitare l'FBI, lavorando davanti agli schermi dei computer, invece di essere sulle strade delle citta a rischio e lì pedinare i sospetti pericolosi, reclutaando magari degli informatori, infiltrati...
Insomma la sua critica ai servizi francesi è di non aver affiancato ai vecchi metodi, i computer e le nuove tecnologie scientifiche d'indagine, ma di averli del tutto sostituiti con queste.
Quindi quello che mancherebbe, a suo dire, è il lavoro sul campo ed ecco il riferimento a Maigret... sia pure poliziotto letterario, ma con una spiccata propensione a confondersi con l'ambiente in cui deve indagare... spesso anche di persona, pur essendo lui un commissario-capo. Questo metodo, immergersi in un ambiente ed entrare nella testa della gente è quello che gli fa capire la mentalità, i meccanismi, le relazioni interpersonali, come ragisce quella gente, i valori, che vigono in quel dato mondo, ... e questo è quello che serve a capire cosa gli attentatori hanno in mente di fare e prevenirlo. masse di dati e informazioni, senza un'empatia, senza una conoscenza diretta, senza un'intuizione "alla Maigret" (che poi scaturisce dal suo metodo d'indagine) non servono ad evitare gli attentati, dice inbuona sostanza Raufer.

lunedì 26 gennaio 2015

SIMENON SIMENON. RICORDARE LA SHOA ANCHE ATTRAVERSO "LE TRAIN"


Domani, 27 gennaio nel mondo si celebra il Giorno della Memoria, in ricordo dell'Olocausto e delle vittime dei regime nazista. Sarà in realtà una settimana di iniziative e di riflessioni su una delle peggiori atrocità e degli efferati massacri che la storia ricordi. In quest'ambito sono previste anche una serie di trasmissioni televisive di approfondimento e la riproposizione di film che fanno rivivere i vari aspetti di quella tragedia. 
Tra i tanti vi segnaliamo quello di giovedì 29 gennaio, che andrà in seconda serata su Iris (digitale terrestre, canale 22), si tratta di Noi due senza domani, tratto dal romanzo di Georges Simenon Le Train, realizzato da Pierre Granier-Deferre e interpretato da Jean-Louis Trintignant e da Romy Schneider.
Simenon prese lo spunto dalla sua attività di Alto Commissario dei rifugiati belgi in Charente, che svolse nel 1940 con gli esuli che provenivano dalla sua patria natìa. Ma il parto di questo  romanzo non fu certo facile, tanto che fu pubblicato da Presses de La Cité ben 20 anni dopo, nel 1961 (vedi il post del 13/12/2011 su Le Train). Nella vicenda Marcel Fèron, con moglie incinta e una piccola figlia, è costretto alla fuga per l'invasione nazista. Il treno, su cui la famiglia sale, sarà il luogo di vari avvenimenti. Intanto alla moglie, sia per lo stato interessante che per la figlia piccola, viene assegnato un posto in prima classe. Il marito invece viene confinato in fondo, nei vagoni-merce, insieme ad altri sfollati di tutti i paesi e di tutti i generi. Durante una delle tappe del viaggio, Anna, una giovane e bella ebrea, che viene da carcere di Namur, sale sul vagone di Marcel. Tra i due scatta un'attrazione che diventa passione e che quando il treno giunge a La Rochelle,  trova i due ormai amanti. Ma intanto è stato firmato l'arnistizio di Petain. Nel campo profughi dove sono ammassati dopo l'arrivo, Marcel apprende che la moglie è ricoverata in un ospedale perché sta partorendo, Lui corre a cercarla, accompagnato da Anna, che si ferma sulla soglia d'ingresso, dove lo saluta dicendogli semplicemente "Sono stata felice con te". Anna sparisce e l'uomo riprende la sua vita di marito e di padre. Dopo un anno però la donna riappare nElla vita di Marcel. Questa volta è per chiedergli ospitalità per un suo amico aviatore inglese, ricercato per la Gestapo. Marcel risponde di no.
L'epilogo è amaro, ma quello del film è diverso da quello del romanzo. 
Simenon a distanza di vent'anni guarda ancora con occhio crudo le miserie di quei tempi, di cui è stato diretto protagonista, anche le meschinerie dell'animo umano, che però sono in fondo quelle di sempre: la mancanza di coraggio, l'egocentrismo, e una certa viltà, qui più che altro maschile.

sabato 24 gennaio 2015

SIMENON SIMENON. DAVVERO MAIGRET SMETTEREBBE DI FUMARE LA PIPA?....


Ancora Maigret. Ancora la pipa, questa volta è un singolare ritratto che Paolo Secondini ha tratteggiato per Simenon-Simenon, un commissario... anzi un marito di fronte ad un dilemma non da poco. Breve, intenso, anche commovente. Un Maigret diverso, e purtuttavia il Maigret di sempre, quello che ben conosciamo e che amiamo. Buona lettura.

 
I primi di novembre.
Fuori pioviggina.
Il commissario Maigret se ne sta nel salotto del suo appartamento in boulevard Richard Renoir, sprofondato in una poltrona, le braccia incrociate sul petto.
La signora Maigret, seduta al tavolo, nei pressi della finestra per ricevere più luce, ha tra le mani qualcosa di suo marito, forse un calzino, che rammenda con pazienza, con applicazione, come è solita fare.
Nella stanza c’è silenzio.
L’atmosfera è di quelle un po’ grevi, sonnacchiose. Basterebbe chiudere gli occhi per addormentarsi.
Il commissario distoglie lo sguardo dalle due foto in cornice dei suoi genitori che pendono dalla parete, proprio sopra la credenza, e torna a fissare, poggiata sul tavolino davanti alla poltrona, la sua pipa.
È da un pezzo che egli non la carica, che non l’accende, che non la fuma. Quanti giorni sono passati? Tre, quattro… o forse di più?
Improvvisamente, una mattina, si è svegliato col fermo proposito di smettere di fumare.
Il giorno prima ha letto un articolo, passatogli dall’amico Pardon, sui danni che il fumo può provocare all’organismo.
Ne è rimasto molto impressionato.
Ha pensato subito a Louise, e ha sentito un brivido percorrergli la schiena: E se io di colpo morissi?... Se Louise restasse sola in questo appartamento?... Cosa farebbe senza di me? Saprebbe cavarsela?... Ma sì, sì… certo… è una donna in gamba, autosufficiente, mica una di quelle che hanno bisogno…
Questi pensieri, d’un tratto, hanno riempito la mente del commissario, rendendolo ancora più triste.
Con lo sguardo è andato alla pipa sul tavolino. Si è sentito calarsi nei panni del malinconico principe Amleto, tormentato da un grave dubbio:
Fumare o non fumare?
Che cosa ci può essere,
in certi momenti,
di più piacevole,
di più rilassante di una buona pipa
che tiri bene,
che ti dia,
con il suo magnifico odore di tabacco,
il senso fragrante della vita?...
Ma se il fumo facesse
davvero male come si dice,
come dicono fonti ben informate,
non sarebbe opportuno che si smettesse
una volta per tutte di fumare?...
Questo è il dilemma:
fumare o non fumare?
Quasi istintivamente la mano del commissario Maigret è andata alla pipa, l’ha presa, l’ha sollevata con molta lentezza davanti agli occhi, poi, come sempre, se l’è messa in bocca.
“In fondo,” ha pensato, “tenerla tra le labbra senza caricarla, senza accenderla, non è fumare… Come posso separarmene del tutto?”
Ha chiuso gli occhi e, immergendosi nell’atmosfera sonnacchiosa del salotto, dopo un po’ si è addormentato, con la pipa ancora tra le labbra: ormai parte integrante di se stesso.

Paolo Secondini

venerdì 23 gennaio 2015

SIMENON SIMENON. PER RICORDARE ANCORA IL ROMANZIERE. E' L'ORA DI LISBONA

 

Iniziata l' 8 gennaio, andrà avanti fino al prossimo 18 aprile la mostra allestita a Lisbona nella Sala de Referência della Biblioteca Nacional del Portogallo, Mais do que Maigret. In occasione del 25 °anniversario della morte di Georges Simenon (1903-1989), la BNP ha infatti organizzato un evento in cui vengono esposte le prime edizioni portoghesi di quello che viene da loro definito "uno degli scrittori di riferimento del romanzo poliziesco".
 
Tra le iniziative messe in cantiere, c'è anche in un e-book, dove si possono trovare le opere esposte alla rassegna portoghese. Si ricorda che la prima traduzione portoghese di un  romanzo di Georges Simenon è stato Maigret e o Condenado à morte, pubblicato nel 1932, per l'edizioni Clássica Editora nella collana Os Melhores Romances Policiais con la traduzione di Adolfo Coelho. La prova del suo successo è data dal fatto che anche in Portogallo. alcuni anni più tardi, Simenon è stato di nuovo pubblicato, questa volta in una collana dedicata ai suoi romanzi, Romances policía Georges Simenon, collana il cui  il titolo d'esordio è stato O cão amarelo (Le chien jaune), tradotto da Adolfo Casais Monteiro, pubblicato nel 1939 dalla ENP (Empresa Nacional de Pubblicità). Per chi volesse maggiori informazioni su questa manifestazione potrà scrivere all'indirizzo internet rel_publicas@bnportugal.pt

giovedì 22 gennaio 2015

SIMENON SIMENON. MAIGRET FURIOSO: DA OGGI VIETATO FUMARE!


Il commissario era rabbuiato. Buttò giù l'ultimo sorso di birra, salutò ed usci dalla brasserie Dauphine. Era di cattivo umore e quella giornata fredda e umida
non aiutava certo a migliorarlo. Tolse la pipa dai denti e la guardò con un'aria interrogativa, poi inziò a camminare con passi pesanti, nemmeno volesse imprimere un'impronta sul selciato... Quello che aveva letto sul quotidiano trovato sul bancone di zinco della brasserie lo aveva davvero messo di cattivo umore.
"Nuove misure antifumo" era il titolo di un articolo che a pagina 3 de Le Parisien riportava un disegno di legge del governo su nuove restrizioni sul fumo.
Ripensò a quelle andate in vigore qualche anno prima (il divieto di fumare negli uffuci pubblici). Quel giorno aveva fatto una scenata memorabile. Già era mal predisposto per il fatto che, senza chiedergli nulla, avevano sostituito la sua amata stufa a carbone con un impianto di riscaldamento a gas. Poi l'annuncio di quel divieto lo aveva fatto infuriare. Aveva strappato in pezzi il cartello che avrebbe dovuto essere appeso dietro la porta. Aveva dato in escandescenze come rare volte era successo e tutti, a Quais des Orfvrés, lo ricordavano bene. Poi sembrava essersi calmato. Si era fatto dare un'altro di quei maledetti cartelli in cui andava indicato il responsabile della sorveglianza antifumo.
- Sono io. Sì io, Jules Maigret, commissario divisionario della polizia giudiziaria di Parigi ad essere il responsabile per questo ufficio - e così dicendo vergò il suo nome sul cartello con una tale forza che sembrava volesse inciderlo - Chiunque abbia qualcosa da dire, dovrà dirlo a me. E io continuerò a fumare la mia pipa in ufficio... anche dieci volte al giorno!
Maigret aveva spalancato la porta di comunicazione con la stanza degli ispettori e quella che dava sul corridoio, come volesse farsi sentire da tutti.
- Voglio vedere chi verrà qui ad impedirmi di fumare! Mi devono arrestare. Devono arrestare il commissario più alto in grado e più anziano di tutta la polizia di Parigi perché ha fumato la pipa! - la voce alta, il tono di sfida, Maigret sembrava non volersi fermare - La salute... la salute...? Io sto benissimo e non ventemi a raccontare balle!...
Poi attaccò il cartello dietro la porta, dando dei colpi, neanche volesse buttarla giù. Quindi il silenzio. Qualche ispettore mise il naso nella stanza, per vedere se fosse successo qualcosa, ma vide soltanto un Maigret sprofondato nella sua poltrona, che fumava come una ciminiera e con davanti una cortina di fumo che sembrava separarlo dal mondo.
Ma adesso? E no! Adesso la faccenda andava peggiorando. E di molto.
Il giornale anticipava che le norme di prossima approvazione riguardavano addirittura "gli spazi aperti", quindi stadi, spiagge, parchi. Il commissario non era certo un frequentatore di stadi e anche sulle spiaggia in realtà ci capitava molto  raramente.... ma i parchi? Beh, qualche volta sì, di tanto in tanto una passeggiata domenicale con M.me Maigret... nella bella stagione... 
Ma intanto si chiedeva cosa si intedesse per "spazi aperti". Anche la strada? E le banchine lungo la Senna? Nella sua casa a Meung-sur-Loire, quando andava a pescare sul fiume... anche quelli erano spazi aperti. O no?
Maigret era irritato da tutta quella corsa al "salutismo". Lui di sicuro avrebbe continuato a fumare, certo non si sarebbe assoggettato alle nuove norme. 
Era un sorta di sfida alle istituzione la sua, dove forse confluivano altri malcontenti che con il fumo non c'entravano affatto... In parte sì. Ma l'idea di non potersi cacciare la pipa in bocca e di accenderla,  o comunque di dover fare mente locale se si trovava in un luogo dove si poteva fimare o meno, lo incupiva. 
Si fermò a gurdare la strada... il traffico... le macchine.... Già nemmeno  in macchina si sarebbe potuto fumare, se c'era un bambino a bordo... Pensò all'utilitaria che avevano acquistato da poco e che guidava solo M.me Maigret... La coppia non aveva figli... o meglio l'unica figlia cha avevano avuto era morta prematuramente... Un velo di tristezza gli passò davanti e per un attimo si dimenticò di tutte quelle storie sul fumo.
I suoi passi l'avevano portato sul Lungosenna, fumava e camminava, ad un certo punto tra la folla intravide Lucas che con la pipa in bocca e un passo svelto gli veniva incontro. Probabilmente stava tornando a Quai des Orfévres.
Lo vide, sereno con gli occhi rivolti al cielo, che tirava grandi boccate dalla sua pipa. "Di sicuro non aveva letto il giornale" pensò Maigret.
- Salve, capo - disse Lucas quando fu a pochi passi dal commissario - ha un'aria nera... problemi?...
- No - mentì borbottando Maigret - sto solo facendo una piccola passeggiata dopo pranzo.
Lucas non ci credette. Lo conosceva troppo bene. Sapeva che quell'aria tra l'accigliato e l'assente non era buon segno. E se il capo era di umore nero, la prima regola era non rivolgergli la parola.
- Devo andare capo, Janvier mi aspetta, dobbiamo interrogare gli inquilini di quello stabile in rue Lepic... quello dell'omicidio....
- Ah, sì... il commerciante di tappeti...
- Allora la saluto... sono un po' in ritardo - E si avviò più in fretta possibile.
Maigret continuò per un po' a passeggiare, finchè non incrociò una giovane mamma che teneva per mano il figlioletto. Il bambino aveva in bocca una pipa giocattolo di plastica e sembrava darsi un contegno da adulto.
"Piccolo - disse tra sè e sè Maigret - chissà se il mondo più salutista e più igienista in cui vivrai sarà migliore o peggiore di questo?
Riaccese le pipa, fece dietrofront e si diresse a passi pesanti verso il suo ufficio.

mercoledì 21 gennaio 2015

SIMENON SIMENON. ROMANZI DELLA CUVEE' FAYARD, GALLIMARD O PRESSES DE LA CITE'? / II

(segue)... Un primo periodo riguarda i romanzi editi da Fayard e da Gallimard considerati insieme. Questo gruppo riguarda "il periodo ante-guerra" (certo anche con qualche romanzo scritto durante la guerra, ma si può considerare, che storicamente parlando, la fine di questo periodo si colloca nel 1945, al momento in cui ci si rende conto che "niente sarà più come prima"): Simenon vi descrive il mondo di allora: inseparabile dal suo chapeau-melon, il commissario incrocia le ragazze degli anni folli e si sposta nella Francia che l'autore ha scoperto a bordo delle sue imbarcazioni. Con il suo nuovo eroe Simenon vuole smarcarsi dalla produzione letteraria che lo ha contraddistinto fino ad allora: entra così nella "semi-letteratura", come lui stesso l'ha definita, ed ha bisogno del suo nuovo personaggio per lanciarsi in un nuovo stile di scrittura, come un funambolo ha bisogno del suo bilanciere per tenersi in equilibrio su un filo... Simenon impara, con Maigret, ad entrare in profondità nei personaggi, a descrivere un paesaggio, un ambiente, un'atmosfera metereologica e a farli "sentire" al lettore.
Considerati insieme, i romanzi di Fayard e Gallimard assommano a venticinque. Ora, succede che i Maigret pubblicati da Presses de La Cité arrivino a cinquanta (considerando "Un Noël de Maigret" un racconto lungo e non un romanzo breve... si sa che tra i simenoniani c'è chi tiene per la prima e chi per la seconda tesi; e non prendendo in considerazione le raccolte di racconti). Se volessimo dividere in due i titoli di Presses de La Cité,  avremmo venticinque e venticinque romanzi, cioè due gruppi (ognuno dei quali equivarrebbe numericamente a quello Fayard-Gallimard), dove si nota che il primo gruppo corrisponde essenzialmente ai romanzi del "periodo americano" dell'autore (aggiungendovi l'ultimo romanzo scritto in terra francese prima della partenza per il Nuovo Mondo, "Maigret se fâche", e i tre romanzi scritti di nuovo in Francia, dopo il ritorno di Simenon sul Vecchio Continente: "Maigret tend un piège", "Un échec de Maigret" e "Maigret s'amuse") e il secondo gruppo corrisponde ai Maigret scritti sul suolo elvetico.  
Si potrebbe dunque individuare due periodi per i romanzi di Presses de La Cité: dopo il "periodo prova e messa a punto" (corrispondente ai romanzi Fayard e Gallimard). 
Il primo "periodo d'apogeo", in cui l'autore, si è riconciliato con il suo personaggio, la nostalgia favorisce il riavvicinamento, si dedica dapprima a fornire al suo personaggio un passato di maggior respiro, raccontando i suoi inizi di poliziotto, (La première enquête de Maigret), poi il suo ingresso nella letteratura (Les mémoires de Maigret); e una volta sistemate le cose con il commissario, può di nuovo raccontare le sue inchieste, sublimando, dalla lontana America, i suoi ricordi parigini d'ante-guerra... Questi Maigret sono considerati da molti come i migliori della serie, i più caratteristici e, in ogni caso, più rappresentativi dell'universo maigrettiano (possiamo citare "L'amie de Madame Maigret", "Maigret au Picratt's", "Maigret et la Grande Perche", "Maigret et l'homme du banc", "Maigret et la jeune morte", "Maigret et le corps sans tête"). 
Il secondo periodo dei romanzi Presses de La Cité sarà inaugurato da Maigret voyage, altro titolo ben scelto (come Simenon anche Maigret viaggia in Europa, facendo addirittura un'escursione in Svizzera... una felice strizzatina d'occhio... ma mentre il commissario finirà per ritrovare il suo ufficio parigino, il romanziere invece si sistemerà definitivamente in Svizzera, passando di continuo da una dimora all'altra, alla ricerca di una inaccessibile serenità...).
Il periodo svizzero dei romanzi maigrettiani s'inaugura anche simbolicamente, con un cambiamento editoriale: Maigret voyage è il primo romanzo in cui l'editore abbandona le copertine fotografiche in bianco nero, caratterizzate dal nome del commissario in una colorazione arcobaleno, per sostituirla con una copertina con il profilo stilizzato di Maigret che fuma una pipa (o dello stesso Simenon?.. l'ambiguità probabilmente è voluta...), dalla quale s'innalzano dei cerchi di fumo che circondano il titolo del romanzo, il nome dell'autore e quello del protagonista. In questo ultimo periodo, il rapporto tra il romanziere e il suo commissario presenta un'evoluzione: è l'epoca in cui Simenon trasferisce sempre più i suoi interrogativi a Maigret, che si pone infatti molte domande sulla giustizia, sulla responsabilità dell'uomo, ma anche sulla vecchiaia e sul tempo che passa. 
Con il tempo che passa, sì, Simenon somiglia di più al suo personaggio, a meno che non sia il contrario... E i temi rievocati nei Maigret riprendono sempre più quelli presentati nei romans-durs e la differenza tra le due tipologie di testi é sempre più sottile.
Riassumendo, si potrebbe dire che questo nuovo modo di dividere i romanzi del "corpus" maigrettiano, nei tre periodi proposti, presenta più che una separazione in tre tranches, una forma di evoluzione dei rapporti tra un personaggio e il suo autore, che evidenzia con il passare del tempo, un nuovo modo di convivere con l'eroe che l'ha reso celebre, cercando di trovare una distanza ideale tra creatore e creatura...

Murielle Wenger

martedì 20 gennaio 2015

SIMENON SIMENON. ROMANZI DELLA CUVEE' FAYARD, GALLIMARD O PRESSES DE LA CITE'? / I


Quando un personaggio letterario diventa protagonista di numerosi romanzi e quando il loro numero é abbastanza consistente da costituitre una "saga", è grande la tentazione di cercare dei presupposti creativi, di rintracciare un'evoluzione sia nello stile in cui è scritta, sia nei rapporti tra l'autore e il suo personaggio.
Fino ad oggi abbiamo seguito l'abitudine di caratterizzare il "corpus" dei Maigret secondo tre periodi, in funzione dei tre editori che si sono succeduti (Fayard, Gallimard e Presses de La Cité), anche se questa divisione é molto relativa perchè si potrebbe guardare al "corpus" delle opere come un continuum, senza soluzione di continuità. Dopotutto non c'è stato un periodo veramente lungo in cui Simenon abbia abbandonato il suo personaggio: l'ultimo Maigret scritto per Fayard data 1934; il primo per Gallimard è scritto nel 1939, e nel frattempo il romanziere scriveva una serie di racconti che mettevano in scena il commissario; l'ultimo Maigret per Gallimard è stato scritto nel 1939 e il primo per Presses de la Cité nel 1945. Fino alla fine Simenon continuerà a scrivere dei Maigret, contemporaneamente ai romans-durs, terminando la sua attività letteraria (opere biografiche a parte) proprio con un romanzo dei Maigret.
Questi tre periodi del "corpus" possono essere considerati secondo alcune caratteristiche particolari: il periodo Fayard contraddistingue un commissario massiccio, abbastanza stilizzato, spesso visto con un sguardo superficiale e quasi divertito da parte di un giovane autore che ha creato un uomo già maturo, e in tutti i casi più anziano di lui. 
Se sono già presenti gli elementi che faranno di Maigret un personaggio a parte nella letteratura, si è ancora relativamente vicini alle fonti d'ispirazione del romanzo poliziesco dell'epoca (anche se l'autore ha già saputo prenderne le distanze). Il periodo Gallimard è quello della transizione: i romanzi di Maigret di questo periodo sono un modo di evadere dal difficile contesto della guerra e ai guai fisici del romanziere. Rivelano, nell'insieme, un tono più leggero. Con il ritorno di Maigret, nel periodo Presses de La Cité, Simenon va stabilendo un altro rapporto con il suo personaggio, dotandolo di maggior spessore psicologico, dandogli un passato, circondandolo di un entourage affettivo più importante, (non solo M.me Maigret, ma anche i suoi ispettori prendono più peso nei romanzi ed inizia ad apparire qualche relazione d'amicizia come quella con il dottor Pardon), e i Maigret si avvicinano sempre più ai romans-durs. Come riassume molto bene Francis Lacassine: "Maigret non è mai stato semplicemente una macchina per risolvere un enigma o acciuffare un colpevole. Basta quindi all'autore qualche ritocco e alcuni dettagli per fare di lui, come Simenon nei non-Maigret, un esploratore delle coscienze, dimenticando la sua missione repressiva, per comprendere gli altri. Gli amanti dei romanzi prettamente polizieschi non si sbagliano: dovendo scegliere, preferiscono i Maigret della cuvée Fayard. Gli amanti di Simenon preferiscono la cuvée Presses de La Cité". 
Ciò detto, ci si può tranquillamente divertirsi a proporre un'altra suddivisione di romanzi del corpo maigrettiano, secono altri criteri, o se si vuole, gurdandoli da un altro punto di vista. Tutto questo, beninteso, non è altro che un modo di giocare con il "corpus" per il piacere di rituffarcisi una volta di più...
(continua)

Murielle Wenger

lunedì 19 gennaio 2015

SIMENON SIMENON. IL VERO DOTTOR PAUL E QUELLO MAIGRETTIANO

Uno dei personaggi che, nella serie delle inchieste di Maigret, trova nella considerazione del commissario, un posto di rilevo è il dottor Paul, il medico legale di Quais des Orfévres, che offre a Maigret delle prove che talvolta danno un svolta alle indagini. Non siamo certo ancora a C.S.I., in cui senza analisi scientifiche, spettrometri di massa, ricostruzioni virtuali della dinamica delle ferite, la soluzione non potrebbe uscir fuori, ma la scienza inizia a mettere a disposizione i propri strumenti anche alla polizia giudiziaria.
Questo dottore lo troviamo citato in diverse inchieste del commissario Maigret, ma quello che non forse tutti sanno è che si tratta di un medico legale realmente esistito, che si chiamava proprio Charles Paul, non a caso amico dello scrittore, che quindi lo ha preso di peso dalla realtà e lo ha calato nella squadra di uno dei serial di letteratura poliziesca più famoso e più venduto al mondo.
La sua carriera inizia nel 1905 al Tribunale de la Seine a Parigi, dove presterà servizio per oltre cinquant'anni, fino alla sua scomparsa nel 1960.
Insomma un personaggio di un certo spicco e anche di una certa fama, dovuta non solo alle decine di migliaia di autopsie effettuate nella sua carriera. Una sorta di Simenon delle autopsie... perché anche qui siamo di fronte a numeri impressionanti.
Secondo i calcoli di qualcuno dovrebbe aver dissezionato circa 160.000 cadaveri, al ritmo dunque di nove autopsie al giorno!
Leggenda o realtà? Sta di fatto che era soprannominato "l'uomo delle centomila autopsie". Ma la sua vita non si esauriva sul tavolo settorio, era un amante della... vita e dei suoi piaceri.
Dal personaggio reale a quello letterario, ricordiamo un racconto maigrettiano in cui Simenon mette in scena il dottor Paul con un ruolo particolarmente importante, La Péniche aux deux pendus (scritto nel 1936 e pubblicato ne "Les nouvelles enquêtes de Maigret" - 1944 da Gallimard).
Il settimanale "Detective" nel 1938 gli consacrò un numero speciale intitolato Mes 73.332 autopsies par le Docteur Paul".

sabato 17 gennaio 2015

SIMENON SIMENON. IL GRANDE IMBROGLIO DI TUTTE LE RELIGIONI


"...<voi ora siete cattivi, ma poi andrete a cantare Osanna, tra gli angeli>. Questo è stato il più grande imbroglio delle religioni. Di tutte le religioni: è sempre la stessa cosa! Non c'è nulla che ci comanda, siamo una piccola parte dell'evoluzione dell'uomo. L'uomo è in evoluzione da 20 miliardi d'anni e lo sarà per altri 20 miliardi d'anni...."
A pronunciare queste parole è Georges Simenon durante una chiacchierata con il suo amico Federico Fellini, poi riportata da L'Express nel 1977.
Un'affermazione da laico che ci dà l'idea di quale opinione avesse lo scrittore delle religioni e anche sulla loro organizzazioni terrena.
Di tutte le religioni, ribaadisce lo scrittore.
E' un argomento che, dopo i fatti di Parigi e le polemiche sull'Islam, è molto d'attualità.
Simenon aveva l'uomo come interesse primario nelle sue opere e non solo. Simenon aveva un grande interesse per le scienze che indagano la psiche, le sue dinamiche e l'incoscio dell'individuo.
Simenon aveva anche una percezione molto netta di questo destino, inteso quasi come una predestinazione, che una volta afferrato un uomo non lo molla finchè non lo ha portato fino alle estreme conseguenze. In questo può essere intravista una mano divina o quanto meno una volontà superiore? Lui, nelle parole sopra riportate dice chiaramente "non c'è nulla che ci comanda". Ma allora questo destino cos'è?
Certo visto che il romanziere  parla di grande imbroglio di tutte le religioni, ci verrebbe da pensare che la sua è ben più di una diffidenza nella fede e nell'aldilà e che quindi il destino di cui parla, e che fa da protagonista nei suoi romanzi, è al limite più identificabile con quella grande evoluzione cui accenna e che comunque una forza sovrumana ma naturale allo stesso tempo. E' un qualcosa al di sopra della volontà umana, ma un elemento che Simenon accetta, ma non come accezzione religiosa
"... nella religione il lavaggio del cervello inizia con il battesimo, il catechismo la prima comunione, etc. Quando ci si sveglia, a tavola, prima e dopo i pasti, a mezzogiorno, di sera...
- Io sono colpevole.
Perché nato uomo, io sono colpevole ogni giorno e a ogni ora... Partorire nel dolore... Guadagnare il pane con il sudore della propria fornte... Le fiamme eterne dell'inferno dopo le sofferenze dell'agonia... - scrive duramente Simenon nel 1940 in "Quand jétais vieux" - Un meccanismo messo mirabilmente a punto per non lasciare mai ai fedeli il tempo di riprendersi, nemmeno quello per vivere...".