domenica 17 aprile 2016

SIMENON SIMENON. MA CHE TIPO DI EUROPEO ERA DOPO DIECI ANNI DI AMERICA?

Dopo il soggiorno negli Usa, Simenon è cambiato oppure no?

SIMENON SIMENON. MAIS QUEL EUROPÉEN ÉTAIT APRÈS DIX ANS EN AMÉRIQUE?
Après le séjour aux États-Unis, Simenon a changé ou non?
SIMENON SIMENON. BUT WHAT TYPE OF EUROPEAN WAS AFTER TEN YEARS OF AMERICA?
After the stay in the US, Simenon has changed or not?




Dieci anni non sono pochi. Qualche segno lo lasciano nella vita di ognuno. Pensiamo a Simenon che passò dieci anni della sua vita negli Stati Uniti... il cosiddetto nuovo mondo contrapposto alla vecchia Europa. Nell'immaginario collettivo si pensava, all'epoca e non solo, all'America come una terra promessa, la patria del progresso tecnologico, del futuro anche nelle arti e nei mestieri. Simenon stesso riteneva che i migliori romanzieri del '900, quelli che esprimevano meglio lo spirito del tempo, fossero appunto americani.
Insomma quando lo scrittore parte per New York nell'ottobre del '45 ha poco più di quarant'anni, sposato, (con Tigy la prima  moglie) con un figlio avuto a 36 anni (Marc), ed ormai entrato ufficialmente nella letteratura "tout court" con i suoi romans durs, pubblicando con la prestigiosa casa editrice Gallimard. Già famoso in molti paesi, grazie anche al suo commissario Maigret, abbandonato per qualche anno, dopo la prima serie con Fayard, ma poi ripreso con dei racconti prima e poi ancora con i romanzi.
Era insomma ancora giovanile, con una gran voglia di fare, un po' arrabbiato, per le accuse di favoritismi al governo filo-nazista durante l'occupazione. Ce l'aveva con quella Francia che pure l'aveva accolto e gli aveva dato la possibilità di arrivare dov'era. Ma c'era anche l'insopprimibile voglia di cambiare, di andare a vivere e scrivere in un mondo nuovo.
Dieci anni dopo Simenon lascerà gli Stati Uniti per tornare in Europa.
Come è cambiato? Beh, intanto ha a fianco un'altra moglie, la canadese Denyse, poi ci sono altri due figli: John e Marie-Jo. La sua statura letteraria e la sua fama sono cresciute, in America, un poco, in Europa molto di più. Nelle sue incursioni nel vecchio continente Simenon aveva già testato il polso della situazione e aveva percepito nettamente come la sua reputazione tra la critica e il pubblico fosse notevolmente migliorata ed accresciuta.
Adesso é ormai un signore di mezz'età, cinquantadue anni da poco compiuti, ricco, con ben più di cento titoli pubblicati e conosciuto in mezzo mondo.
Riassumendo, la sua carriera di romanziere va alla grande, il suo ritmo di scrittura è sempre elevato, il cinema continua ad essere interessato ai suoi soggetti, Maigret è ormai una sorta di suo alter-ego, i cui romanzi vanno sempre più avvicinandosi ai romans durs. Il punto dolente è la moglie che gli da qualche problema a causa della sua instabilità psichica, abbinata anche ad un grado di alcolismo non trascurabile. Ma in quegli anni la situazione non è ancora fuori controllo.
Ma lui Georges, è cambiato? Dopo quei dieci anni dentro di lui qualcosa si è trasformato?
Un cambiamento di non poco conto è già in moto o addirittura si è già realizzato.
Si tratta di quella sua spasmodica necessità di spostarsi da un posto ad un altro, di quella frenetica smania di andare a conoscere cosa c'era più in là, dell'impellenza che lo aveva spinto a girare per tutto il mondo, di quella instabilità che lo porterà, alla fine della sua vita, ad aver vissuto, per un certo lasso di tempo, in una trentina di abitazioni. 
Adesso Simenon inizia a pensare ad una sistemazione più stabile. Quella sua frenesia di spostarsi continuamente, sembra essersi affievolita. Certo dal suo ritorno in Francia alla sua sistemazione in Svizzera, il paese in cui soggiornerà più di ogni altro (32 anni), ci vorranno altri due anni, e saranno ancora due anni di via vai tra Parigi, la Costa Azzurra, le Alpi Marittime. 
Probabilmente è ormai un  uomo appagato, ma forse anche il problematico rapporto con la moglie lo porta a cercare delle sicurezze, per esempio a voler mettere radici in un luogo, cosa che invece aveva sempre rifiutato. In più (ma questo più tardi quando sarà già stabilito a Enchadens) ci sarà un quarto figlio. Insomma la vita di Simenon va verso una maggiore tranquillità, alla ricerca di una serenità di cui prima non aveva sentito bisogno.
Ma attenzione. Questo non vuol dire che abbia mollato il suo ritmo di vita e di lavoro. Simenon continua a scrivere quattro romanzi l'anno, partecipa a conferenze e manifestazioni cui, come personaggio pubblico, viene spesso invitato, deve gestire due famiglie: quella del momento con Denyse, il figlio John e la figlia Marie-Jo, più quella della ex, Tigy, con cui in realtà è rimasto in buoni rapporti, con il figlio primogenito Marc.
Quindi non è un Simenon ormai seduto. Non va scambiata questa voglia di fermarsi  con un cedimento della sua vita. E' cambiato. Ma forse possiamo azzardarci ad affermare che quei dieci anni americani, non hanno poi inciso più di tanto. Simenon non è riuscito davvero a radicarsi e a sentirsi uno di loro. Troppa la distanza culturale? Coltivava delle aspettative che non si erano realizzate? Oppure quel mondo, una volta vissuto da dentro, non gli era poi così congeniale? Ricordiamoci che in quei dieci anni Simenon e la sua carovana (Tigy, Denyse, Marc, Boule, Marc, John, Marie-Jo, un'istitutrice) si mossero nel '45 dal Canada e poi si spostarono continuamente  fino ad arrivare, in Florida ed oltre (il viaggio a Cuba), fino al '50 quando si fermarono in Connecticut, a Lakeville, nella "Shadow Rock Farm". Ma se andiamo a vedere non abitò mai a New York,  Los Angeles, Chicago,  S.Francisco... Si tenne sempre fuori dalla frenetica vita metropolitana made in Usa. E infatti non a caso quando scoprì Shadow Rock Farm esclamò "... Questo posto somiglia sia ai Vosges  che a la Foresta di Fontaine-bleau!...".
Insomma dopo cinque anni d'America, Simenon va a scovare nel Connecticut una replica dei paesaggi francesi, vi si stabilisce e non la lascia che per tornare in Europa. Questo può voler dire che i cosiddetti anni americani, non hanno lasciato grande traccia su di lui?
Ovviamente qualcosa è rimasto e lo si riscontrerà anche nelle ambientazioni e nei personaggi dei romanzi che scriverà, una volta tornato in Europa. Ma personalmente siamo convinti che tra il prima e il dopo gli Usa una differenza c'è, ma non è così rilevante. Tra l'altro torna in Europa e ritrova subito le persone, gli ambienti  e addirittura certe situazioni che aveva lasciato, tutto ciò lo fa tornare subito europeo (o non aveva mai smesso di esserlo?), lo fa tornare ai suoi ritmi di lavoro a quello standard di vita che non sembra poi essere mai stato influenzato più di tanto dalle situazioni geografiche e non solo. (m.t.

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