mercoledì 7 dicembre 2016

SIMENON SIMENON. IL BORGOMASTRO DI FURNES: L'INCAPACITA DI VIVERE


Un romanzo cinico che fornisce una vera e propria sintesi della filosofia dell'autore 

SIMENON SIMENON. THE BURGOMASTER OF FURNES: THE INABILITY TO LIVE 
A cynical novel that provides a genuine syntheses of the author's philosophy  
SIMENON SIMENON. LE BOURGMESTRE DE FURNES: L'INCAPACITE DE VIVRE 
A roman cynique qui fournit une véritable synthèse de la philosophie de l'auteur

 Nel 1939 Georges Simenon scrive il romanzo ‘Il borgomastro di Furnes’. È un romanzo ambiguo, cinico, crudo e spiazzante come tanti di Simenon. Ma è forse quest’ultimo a fornire una vera e propria sintesi della filosofia dell’autore, sincretizzandola in una storia o meglio nella vita di un personaggio: il potente Baas, il capo della comunità di Furnes, Joris Terlinck.
Quando la potenza e la volontà di onnipotenza di un personaggio ai limiti dell’inumano, duro come pietra, verso gli altri e verso se stesso, viene improvvisamente minata dall’interno. Il protagonista raggiunge il culmine della propria crudeltà, che non è nemmeno crudeltà, ma voglia ossessiva di ordine e impietosa ‘giustizia’; i paesani lo rispettano, lo temono, e al contempo lo odiano… perché lui è l’ordine della comunità, il baluardo contro gli eventi esterni da cui il piccolo paese si deve guardare: è il Signore di Furnes, e detta la sua legge.
Poi, una tragedia provocata, e per Terlinck è come se non esistesse; giusto un atto di ordinaria amministrazione come tanti, come la routine del paese, come la burocrazia, i maltrattamenti verso le sue donne, il rapporto perverso con i familiari, l’accanimento verso i nemici. Eppure, non traspare davvero malvagità dal cuore di Terlinck. Solo una rigidità che è fine a se stessa, come una condanna, forse ereditata dai suoi avi (la figura della madre in questo caso è emblematica); o magari dai suoi predecessori (il ritratto del precedente Baas nel suo studio, con cui continuamente Terlinck dialoga). E sarà proprio questa condanna a minarlo, a farlo implodere. Improvvisamente il Baas diventerà sempre più malleabile, sempre più scioccamente attaccato a piccole cose, eventi, persone; comincia finalmente a prendersi ‘cura’ di qualcosa, comincia a diventare (forse) un’altra persona. Ed è proprio su questa opzione che si gioca l’intera ambiguità e spietatezza del libro.
Il romanzo vortica nelle ultime pagine intorno ad un’unica frase: “Lui, invece, se avesse voluto...” Una frase ironica, pungente e atroce. E il lettore puntualmente si interroga se il protagonista sia onesto almeno con se stesso, se ci abbia capito qualcosa o se improvvisamente si sia ritrovato per le mani dei sentimenti veri e, spiazzato da quelli, non abbia compreso come gestirli e sia inciampato su stesso per pura incapacità ‘a vivere’, normalmente e semplicemente, come una persona. La follia con cui il tema della morte e quello dell’amore vengono affrontati da Terlinck nelle ultime pagine lascia l’amaro in bocca. Un uomo che cerca una via di fuga, e che al contempo probabilmente sa che non c’è una reale via di fuga. Una lotta con se stesso, che alla fine viene vinta (solo in parte) arrendendosi all’evolversi degli eventi. Se veramente di vittoria o sconfitta si possa parlare in questo libro. Il paradosso di Simenon prende così corpo e brucia, trasportando come sempre chi lo segue in un buco nero dal quale, infine, non si scappa, non si fugge, ma solamente… ci si arrende. E ci si porta quella domanda appresso per giorni e giorni ancora, forse per sempre. Una ipotetica affermativa,che è in realtà una domanda: “Lui, invece, se avesse voluto…” 

Fabio Cardetta 

2 commenti:

Andrea Franco ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Andrea Franco ha detto...

le bourgmestre de furnes fu uno dei primi romanzi di simenon che lessi e da allora(circa 16 anni fa) l ho riletto varie volte,inutile dire che è uno dei miei preferiti,anche per l ambientazione fiamminga(tra l altro leggendolo si viene a conoscenza di alcune usanze del luogo per il primo giorno dell anno)