venerdì 9 dicembre 2016

SIMENON SIMENON. SIMENON, UN VERO SCRITTORE ?

Alcuni argomenti che difendono per il valore letterario dell'opera simenoniana 

SIMENON SIMENON. SIMENON, UN VERITABLE ECRIVAIN ? 
Quelques arguments qui plaident pour la valeur littéraire de l'œuvre simenonienne 
SIMENON SIMENON. SIMENON, A TRUE WRITER ? 
Some arguments that plead for the literary value of the simenonean works 


Nonostante la considerevole rivalutazione che ha interessato, in Italia, la figura artistica di Simenon; fenomeno cui stiamo assistendo ormai da almeno un ventennio. Ancora è possibile incontrare in rete articoli, redatti anche di recente, in cui riemerge la mai sopita querelle sul valore effettivo di Simenon nella letteratura. Simenon è, a pieno titolo uno scrittore, o dobbiamo considerarlo, più semplicemente, un narratore: un romanziere ? 
Non si tratta quasi più, ormai, di recise negazioni di valore, ma di una latente incertezza che persiste ad aleggiare tra le righe. Duro a morire, dunque, il pregiudizio sulla qualità dell’opera di Simenon. Malgrado l’ottimo lavoro di Adelphi, che ha contribuito moltissimo a separare l’idea, che gli italiani avevano dello scrittore belga, dal ristretto ambito del libro giallo cui, suo malgrado, l’aveva confinata Mondadori. Duro a morire, dicevo, il pregiudizio; almeno quanto l’aneddoto sulla gabbia di vetro, dentro la quale il nostro avrebbe tentato il famoso esperimento di scrittura in diretta. 
Alcuni argomentano i loro dubbi sostenendo il discontinuo valore artistico delle sue opere. Altri sottolineano, quanto meno, la totale pochezza di tutta l’opera firmata con pseudonimi che precede la creazione di Maigret. Ho letto da qualche parte una frase di questo genere: “Nessuno oggi sarebbe interessato a leggere le centinaia di racconti pubblicati da Simenon sulle varie riviste, negli anni della cosiddetta “letteratura alimentare”. Altri ancora, più numerosi e, se vogliamo, generosi, si limitano a porre una netta separazione tra i Maigret e il resto della produzione letteraria simenoniana: i famosi “romans-dur” e i “romans-romans”. 
Smontare singolarmente ogni obbiezione necessiterebbe di un post di almeno 10.000 parole che annoierebbe qualsiasi lettore e che quindi vi risparmio. Due o tre cose però meritano di essere messe in evidenza. Non per una difesa dello scrittore di cui Simenon non ha bisogno e per la quale nemmeno possiedo i titoli. Piuttosto per offrire ulteriori spunti di discussione a chi ne avesse voglia. 
La prima riguarda l’accusa riferita all’utilizzo di un linguaggio scarno e comune: le famose 2000 parole di cui Simenon stesso asserisce di essersi servito nei suoi romanzi. Ora, visti i risultati ottenuti con quelle 2000 parole disseminate in migliaia di pagine capaci di evocare situazioni, personaggi, atmosfere, odori e di trasportare il lettore dentro le pagine stesse, direi che più che un limite questa è una vera rivoluzione del romanzo moderno. Una rivoluzione che pone l’opera di Simenon su un piano simile a quello di un Celine che, per altri versi, ha fatto la stessa cosa. Certo le opere di Simenon possono non arrivare tutte ai massimi livelli espressivi. Vista la mole di romanzi scritti mi stupirei molto del contrario. Sarebbe stato più un robot o un mostro che uno scrittore. 
Da ultimo mi piacerebbe sottolineare quanto pretestuosa (almeno in parte) possa essere la presunta differenza di qualità esistente tra i Maigret e i veri romanzi di Simenon. Naturalmente i Maigret rimangono vincolati ad un genere (pur rapresentando di quel genere un’innovazione), ma la limitazione è più apparente che reale. Dietro gli eventi narrati in primo piano si delinea uno scenario di assoluto realismo, che senza enfasi, sottolinea ambienti, situazioni sociali ed esistenziali e le influenze di queste nella vita dei personaggi. 
Voglio attirare l’attenzione su due lavori che lo scrittore realizza nel suo periodo americano. Si tratta del famoso Trois chambres à Manhattan del 1946 e di un Maigret scritto a Tucson nel luglio del 1949: Maigret chez le Coroner. 
Il primo è un romanzo di una intensità straordinaria e, credo, pochi si sentirebbero di non inserirlo fra le migliori opere di Simenon. Lo scrittore belga è in America da solo pochi mesi eppure riesce a calare la storia d’amore e solitudine esistenziale dei suoi due personaggi in una ambientazione così profondamente “americana” da sembrare un quadro di Hopper. Se andiamo, poi, a rileggerci l’inchiesta di Maigret cui facevo riferimento in precedenza, scopriamo, condensato in quelle poche pagine, uno sguardo sulla provincia americana, sui suoi riti, le ambiguità e contraddizioni, degno di autori del calibro di Arthur Miller o John Cheever "nativi americani". 
Tutto con quelle famose 2000 parole. 

Fulvio Nolli

6 commenti:

Maurizio Testa ha detto...

Accogliamo con piacere su Simenon-Simenon, la firma di Fulvio Nolli e questo suo bel post. Lo ringraziamo del suo intervento e ci auguriamo di ritrovarlo ancora sul nostro blog, perchè fine conoscitore del grande romanziere e grande appassionato come noi, ci potrebbe riservare altri momenti piacevoli e interessanti

Fulvio Nolli ha detto...

Grazie Maurizio dell'ospitalità che mi hai concesso. Lo considero un onore e non lo dico per piaggeria. Meglio che avere una passione c'è solo poterla condividere con qualcuno.

Andrea Franco ha detto...

benvenuto Fulvio,gran bel post per debuttare:)

Fulvio Nolli ha detto...

Grazie Andrea.

Gabriella Belisario ha detto...

Complimenti, nello stile del blog documentato e attento più che affabulato questo pezzo.La distinzione tra romanziere e scrittore è artificiale, l'ultima parola è al lettore.Giustamente.

Fulvio Nolli ha detto...

Sicuramente l'ultima parola è al lettore. In Italia (non conosco l'estero) è esistita (oggi meno) una critica letteraria tendente ad attribuire valore in proporzione inversa al successo editoriale. Simenon ne ha sofferto parecchio, a mio avviso.