mercoledì 25 gennaio 2017

SIMENON SIMENON. MAIGRET E L'INFLUENZA

Una malattia che rende il commissario più umano e più vicino ai lettori

SIMENON SIMENON. MAIGRET ET LA GRIPPE
Une maladie qui rend le commissaire plus humain et plus proche des lecteurs
SIMENON SIMENON. MAIGRET AND THE FLU
A disease that makes the chief inspector more human and closer to readers


Siamo nel cuore dell’inverno e quasi tutta l’Europa è alle prese con i disagi tipici della stagione fredda. Uno di questi disagi è sicuramente l’influenza. Questa malattia banale, responsabile ogni anno della perdita di migliaia di ore di scuola e di lavoro nel vecchio continente.
L’influenza è, in un certo modo, una malattia rassicurante. Ti mette fuori combattimento pur lasciandoti la ragionevole certezza che te la caverai in una o due settimane. Gli uomini, in particolare, vi si abbandonano con voluttà, rivendicando a poco prezzo le attenzioni di chi soffre di mali ben più terrificanti e innominabili. Per le donne si tratta solo di una enorme seccatura: sia che ad ammalarsi siano esse stesse o i loro uomini.
Il Commissario Maigret non si sottrae al nostro comune destino e, unico o almeno primo fra gli eroi dei romanzi polizieschi, lo possiamo ritrovare in procinto di ammalarsi d’influenza proprio nel cuore di una difficile indagine. Addirittura, in un famoso racconto del 1946 (Le témoignage de l'enfant de chœur), arriva a condurre parte dell’inchiesta dal letto del suo appartamento. Con tanto di naso rosso e battibecchi con la dolce Mme Maigret sulla opportunità di fumare o meno la pipa. Ma già prima, almeno dal romanzo del 1932 Le port des brumes, il nostro commissario dimostra di non essere immune da umanissimi malanni di stagione.
Nessuno, credo, dei suoi famosi colleghi è mai andato in giro ad indagare con l’influenza! Magari con addosso i postumi di una terribile sbornia, le ferite di un pestaggio brutale o l’effetto di misteriosi stupefacenti. Ma una banale influenza proprio no. Riusciremmo mai ad immaginare i mastini dell'indagine poliziesca a letto con un termometro in bocca?
Non gli affettati Sherlock Holmes, Philo Vance ed Hercule Poirot . Non i duri come Sam Spade o Philip Marlowe. Nemmeno i connazionali di Maigret come Rouletabille e Monsieur Lecoq. E chi potrebbe mai prendersi cura di loro che sono spesso dei solitari misogini quasi al limite del disadattamento. Dopo Maigret diventa possibile, ma solo perché a lui si sono ispirati, in qualche misura, alcuni autori venuti dopo (anche molto dopo) Simenon.
Certo un filo di machismo non è mancato neppure a Maigret. Sempre senza troppa enfasi però e, sostanzialmente, solo nei primissimi romanzi. Forse Simenon cercava, in quelle prime avventure, ancora una fisionomia ben definita per il suo personaggio. Forse e più probabilmente gioca, il nostro autore, a mostrare il suo personaggio in quelle situazioni tipiche del romanzo d'avventura più scontato.
C’è qualche accento “americano” nelle scazzottate de La nuit du carrefour o nell'estrema noncuranza alle ferite che Maigret ostenta in Pietr le letton, ma questo non arriva mai a rappresentare la nota distintiva del personaggio e subito diluisce negli atteggiamenti molto più naturali degli altri romanzi. Fino a scomparire del tutto. Lasciando solo una solidità e una capacità di gestire ogni situazione, più che accettabili in un eroe da romanzo, che non hanno comunque nulla di sovrumano. La malattia, banale e invalidante al tempo stesso, umanizza il commissario ed i suoi ispettori (anch'essi falcidiati a più riprese) e rende le figure di questi poliziotti straordinariamente simili a noi lettori. L'influenza, che riconduce ai ricordi d'infanzia, alla madre, alle giornate lontano da scuola. Una pennellata di realismo che Simenon riesce a stendere con una maestria tutt'altro che scontata e che restituisce tenerezza dove sarebbe bastato un attimo a sconfinare nel ridicolo o nel grottesco. Anche questo aspetto contribuisce, a mio avviso, alla longeva popolarità del personaggio Maigret. Un personaggio fuori dal comune, ma al tempo stesso vicinissimo a noi nel suo quotidiano, oggi come ieri e, probabilmente, come domani.

Fulvio Nolli

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