mercoledì 29 novembre 2017

SIMENON SIMENON. IL MAIGRET DI MONSIEUR CHARLES

L'ultimo inconsapevole Maigret è diverso dagli altri? Lo scrittore tramite il commissario ci trasmette qualcosa?

SIMENON SIMENON. LE MAIGRET DE MONSIEUR CHARLES
L'ultime roman Maigret est-il différent des autres ? L'écrivain a-t-il voulu inconsciemment nous transmettre quelque chose à travers son personnage ?
SIMENON SIMENONMONSIEUR CHARLES'S MAIGRET
Is this final Maigret novel different from the others? Is the writer here unconsciously conveying something through his inspector?

Tutto come al solito? Sembrerebbe di sì. il commissario appare nell'incipit di questa inchiesta mentre nel suo ufficio un raggio di sole primaverile entra dalla finestra ed illumina le mani di Maigret che sta giocando con le sue pipe.
Ci dovrebbe essere qualcosa di diverso? No, apparentemente è una delle classiche scene cui Simenon ci ha abituato. Ma quello che non possiamo ignorare è che Maigret e il signor Charles, non solo è l'ultimo Maigret, ma è l'ultima opera di narrativa di Simenon.
Già perché il seguente roman dur, Victor, non sarebbe stato mai scritto. Ma perché Simenon decise che era ora di smettere.
Ufficialmente quando scriveva questo romanzo, non poteva sapere che sarebbe stato l'ultimo. Ma in qualche modo, ci chiediamo noi, aveva un pur inconsapevole sentore? E se così fosse stato, dall'ultimo Maigret non trapela nulla?
Certo con il senno del poi qualche cosa salta fuori, ma... solo perché noi sappiamo che è stato l'ultimo o perché davvero possiamo cogliere qualche segnale di quello che sarebbe successo da lì a pochi mesi?
Bisogna andarci piano. Infatti la tentazione è forte. Infatti questo romanzo inizia con un evento inconsueto. Il procuratore chiama Maigret per dirgli che ha parlato con il ministro della Giustizia e che insieme hanno deciso di proporgli la nomina a Direttore Generale della Polizia Giudiziaria. Maigret chiede se sia un ordine o una proposta. Accertatosi che è solo una proposta, rifiuta. Perché? Ma quello non sarebbe il suo ruolo, tra scartoffie e riunioni con i vertici, magari insieme ai politici. E poi abbandonare le sue inchieste, i suoi ispettori, la strada... no! Non era cosa per lui, anche per poco, visto che di lì a tre anni sarebbe andato in pensione. Questo rifiuto è assolutamente in linea con il personaggio Maigret. Ma può anche essere il simbolo di una resa? Fino ad allora, da semplice agente di pattuglia a Commissario capo della Brigada Omicidi, Maigret non ha fatto altro che fare carriera. Ora invece si tira indietro.
Un ripiegamento su sé stesso? Un modo per fermarsi, con la pensione che si avvicina sempre più? E' Simenon che mette in scena questo rifiuto... un parallelo con il rifiuto a scrivere che sta per verificarsi.... Mah, forse è un po' eccessivo...
Anche il signor Charles, un gaudente, uno che si godeva la vita, che passava da un flirt all'altro, crogiolandosi in un'esistenza da farfallone... invece all'improvviso muore. Dalla massima vitalità alla morte. Anche Simenon passò da una produzione letteraria abbondante a zero. Ma fu davvero senza gradualità? Certo, continuò a scrivere qualcosa, ma non più narrativa. Ancora un libro-lettera alla madre morta da qualche anno, poi i famosi Dictées, appunto parole in libertà affidate al registratore, e infine le sue monumentali memorie.
Però nessuna storia, nessuna vicenda. Ma davvero possiamo fare un parallelo con il signor Charles?
E poi talvolta ci dà la sensazione di essere ormai un po’ fuori del suo tempo. Quando si prepara per andare con Lapointe per una ronda serale nei locali notturni e si cambia d’abito, indossandone uno scuro. E Simenon commenta “…in fondo era rimasto un po’ al tempo in cui ci si metteva la marsina per andare all’Opera e lo smoking per andare nei locali notturni…”.
Ma Simenon lo dice al suo personaggio o a sé stesso? Non è più nella sua pelle? Era anche lui rimasto un po’ indietro alla soglia dei settant’anni e la capacità di entrare e uscire dai protagonisti dei suoi romanzi era ormai esaurita?
E poi Simenon si volta indietro ricordando un suo compagno di classe, frivolo come il signor Charles, proprio quando lo ritrovano morto. E Maigret è stanco e cupo. Uno stato che non ci direbbe nulla di speciale, ma visto alla luce della sua ultima inchiesta è come se risaltasse di più e lasciasse un certo amaro in bocca.
E anche dopo, verso la fine del romanzo, vediamo Maigret di malumore che cammina guardando i quai della Senna, pipa in bocca e mani in tasca.
Insomma, aldilà della vicenda, si respira qua e là nel romanzo un’aria non allegra, una cupezza, non insolita per Maigret, ma che qui sembra prendere un significato particolare.
Siamo convinti che Simenon, non abbia deciso di smettere di scrivere romanzi dalla sera alla mattina. Era qualcosa che quasi certamente covava dentro da un certo tempo e la mancanza di état de roman per Victor sia stata solo un’occasione.
Ed è per questo che ci sono venuti dei retro-pensieri, rileggendo l’ultimo romanzo di Simenon. Già, forse qualche cosa stava maturando in lui e inconsapevolmente, può darsi, che l’ultima indagine di Maigret ne contenesse dei segnali. (m.t.)

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