mercoledì 20 febbraio 2019

SIMENON SIMENON. QUANTA RAGIONE HA PIERRE ASSOULINE?

In un' intervista a France Inter a San Valentino il critico tratta gli stessi argomenti che abbiamo trattato in un nostro post

SIMENON SIMENON. A QUEL POINT PIERRE ASSOULINE A-T-IL RAISON ?
Dans une interview pour France Inter, lors de la Saint-Valentin, le critique a traité des mêmes arguments dont nous avons parlé dans l'un de nos billets
SIMENON SIMENON. TO WHAT EXTENT WAS PIERRE ASSOULINE RIGHT?
In an interview for France Inter, on Saint Valentine’s Day, the critic dealt with the same arguments we talked about in one of our posts 




Ci torniamo sopra. Un po’ per la coincidenza che noi abbiamo scritto martedì 12 di sera tardi (per il post dei mercoledì 13), alcune delle cose avrebbe detto due giorni dopo (il giovedì 14) ad una radio francese il grande Pierre Assouline (cosa che ci fa un po’ gongolare, scusate ma…), anche perché gli argomenti sono di quelli interessanti e che vale la pena approfondire. 
Non a caso l’ intervista inizia proprio con la domanda sulla longevità di Simenon. Il critico sintetizza da par suo “… Maigret è l‘archetipo del personaggio universale e senza tempo, pur rimanendo molto locale. Jules Maigret ha qualcosa di indelebilmente francese. Eppure è conosciuto, amato, apprezzato in Giappone, Australia, Spagna, Italia, dappertutto e da parecchio tempo…”. 
E’ un po’ quello che scrivevamo noi sulla capacità di sintesi di Simenon, nel nostro caso nell’unire la cultura alta e quella popolare. Maigret è universale e locale allo stesso tempo, ed è piaciuto molto sia al suo debutto e piace ancora molto al giorno d’oggi. 
E infatti “… quello che amiamo in lui – continua Assouline – è che è restato un uomo, una persona, un essere reale…”.
Parole sante. Ma poi pone l’accento sulla complessità del rapporto dello scrittore con il personaggio. “… Simenon, […] diceva spesso che scriveva i “Maigret” per rilassarsi tra due “romans durs”, due “romanzi del destino”. Certo ce l’aveva un un po’ con Maigret perché per molte persone Simenon era soprattutto l’autore del commissario Maigret. Trovava insomma che la sua creatura avesse preso un po’ troppo spazio, a scapito del creatore, cioè di lui stesso. Riteneva che l’importante della propria opera fosse altrove. Su 200 romanzi apparsi con la firma di Georges Simenon, solo 75 sono inchieste del commissario Maigret…”.
Come non dare ragione ad Assouline e a Simenon? 
Anche noi, nel nostro piccolo, scrivevamo che questa ricerca “dell’uomo nudo”, dei caratteri generali dell’uomo, rendeva i suoi personaggi universali, ma allo stesso tempo molto reali e interessanti aldilà dell’epoca in cui sono stati scritti.
Un altro tema sui la pensiamo come Assouline è il fatto che a prescindere del valore del singolo romanzo, di quello venuto meglio, di quello più popolare o quello più raffinatamente psicologico, la narrativa di Simenon va gusta e valutata nella sua interezza. Lo scrittore stesso, rispondendo a Gide che lo spingeva a scrivere un’opera di grande respiro e quindi di molte pagine, affermava che non avrebbe mai scritto un romanzo di seicento pagine. I suoi entravano in libri da 250, 200 pagine a volte addirittura meno. “… ma il mio grande romanzo – spiegava Simenon - è l’insieme di tutti i miei romanzi…”.
E infatti Pierre Assouline ha dichiarato a France Inter che “…per me oggi, quello che ha scritto Simenon è un tutto. Occorre considerare i 200 romanzi, cioè sia i “romans durs” che “le inchieste di Maigret” e riunirli sotto una stessa bandiera che rappresenta “La condizione umana”…”. 
“La condizione umana” è anche quella che si perpetra nel corso degli anni e dei decenni ed il concetto che avevamo anticipato noi quando l’altro giorno scrivevamo in conclusione: “…Noi lettori del 2019 siamo radicalmente diversi dai lettori del 1930, ma le storie di Simenon ci fanno sentire vicini, e non per un nostro malinteso senso di nostalgia, ma perché ritroviamo nelle sue opere un comune denominatore con che consiste proprio in quelle caratteristiche universali dell’uomo, cui accennavamo prima e che ci fanno sentire i suoi personaggi e le loro vicende, come fossero le nostre, anche a quasi cento anni di distanza…”. (m.t.)

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