venerdì 28 settembre 2012

SIMENON... CHE FATICA LA 180a VOLTA!

Siamo nel 1961. Simenon ha ormai 58 anni quando nel suo Quand j'étais vieux scriveva come ci si renda conto, anche non essendo ancora anziani, che però a quell'età parecchi anni sono passati e, anche se ci sembra di essere in forma (e talvolta anche la nostra figura allo specchio ci conforta in tal senso) il tempo invece continua inesorabilmente a passare e a lasciare inevitabilmente i propri segni.
E questo è più evidente nella caratteristica più eclatante del romanziere. La capacità di scrivere in fretta, in quella specie di trance, e pubblicare un numero di titoli che ben pochi autori del suo livello possono vantare.
Ma quel ritmo indiavolato che teneva da giovane (fino ad ottanta pagine al giorno) ormai non era più sostenibile da tempo ed ora c'era un'altra frenata.
"...questa mattina alle sei credo per la centottantesima volta - le persone trovano questa cifra enorme, mentre a me pare irrisoria se penso che ho cinquantotto anni e non ho mai fatto altro nella vita! - questa mattina, come dicevo, sono andato per iniziare. Caffè, il "do-not-disturb" alla porta, e così via..."
E' Simenon che racconta un mattina che sembra una come tante altre che hanno costellato la sua vita. Una serie di riti ormai consolidati, come fossero dei gesti più scaramantici che azioni davvero utili (fare la punta alle matite quando ormai scriveva soltanto a macchina). Ma vediamo come prosegue la mattinata.
"...Un'ora dopo, cinque pagine scritte, abbandono la pista. Non è un caso che abbia usato questo termine da circo o da music-hall. In effetti ho avuto il torto di voler scrivere questo romanzo per realizzare una "performance". Ne ho già scritti tre quest'anno. Sognavo di scriverne cinque o addirittura sei, come una volta, era un modo di proclamare che non stavo invecchiando, che ero ancora in piena forma...".
Ma questo è un tema che per ora si affaccia solamente nelle tematiche del romanziere, soprattutto per quanto riguarda la sua vita personale. D'altronde sono solo due anni che è nato il suo ultimo figlio, Pierre Nicolas, l'anno precedente ha energicamente presieduto la presidenza della giuria del Festival del Cinema di Cannes, la sua iperattività sessuale non conosce cedimenti significativi. Insomma la vecchiaia sembra ancora lontana. Ma la stanchezza di scrivere è per lui un campanello d'allarme di non poco conto. Il fatto che i capitoli dei suoi romanzi dell'età giovanile fossero di dieci/undici capitoli derivava dal fatto che riusciva a reggere l'état de romace per dieci/undici giorni.
Passando il tempo non riusciva a reggere quello stato per così tanto e quindi il numero di capitoli dei suoi romanzi scese prima a nove, poi ad otto e alla fine a sette capitoli, anche se riusciva a concluderne sempre uno al giorno. Ma mentre nei confronti di questo argomento di solito si dice che "c'è sempre una prima volta per tutto", Simenon ribaltava i termini e invece dava dell'invecchiamento una definizione diversa: "L'invecchiare è un succedersi di ultime volte".

2 commenti:

Andrea Franco ha detto...

un dato conforta questo post:
negli anni '30 simenon scrisse oltre 40 romanzi duri(cioè senza maigret)e 19 inchieste del commissario,senza contare i racconti..e sappiamo che nella seconda metà del decennio aveva temporaneamente abbandonato il commissario.
negli anni'60 scrisse "solo"17 romans-romans e 16 maigret.
inoltre sempre nei'30 scrisse svariati racconti(parecchie decine) e reportages,nei '60
solo piu uin racconto:"les nolepitois".inoltre aveva abbandonato l'attività di reporter

Andrea Franco ha detto...

tra l altro nel 1961 simenon scrisse "la porte" a mio modo di vedere uno dei migliori dei suoi ultimi 15 anni da romanziere.inedito in italia