sabato 22 settembre 2012

SIMENON, LADRO DI PERSONAGGI

"... il personaggio di un romanzo... uno qualsiasi per la strada, un uomo o una donna qualunque....il protagonista andrà fino alle estreme conseguenze del suo destino e il mio ruolo, come romanziere, è di collocarlo in una situazione in modo tale che sia forzato... i mei personaggi, se sono veri, hanno una loro propria logica contro la quale la mia logica d'autore non può nulla...".
Questo affermava Simenon a proposito dei protagonisti nella conferenza del 20 novembre 1945, all'Institut Francais di New York, poi pubblicata da French Review nel febbraio dell'anno successivo.
A nostro avviso più di tante parole vale la foto che pubblichiamo qui sopra. Che sia uno scatto rubato (cioè una situazione reale) o una foto posata (una scena preparata e decisa a tavolino) non ha grande importanza. E' molto significativa dell'atteggiamento di continuo ascolto, attenzione e furtiva curiosità che animava lo scrittore nei confronti della gente comune. Una coppietta seduta sotto un'albero, un vecchio signore in attesa del tram, una donna che fà la spesa al mercato, due vecchi che litigano al bancone di zinco di una brasserie... e potremmo continuare...E  Simenon è lì pronto come un ladro, pronto a rubare uno sguardo, un gesto, delle parole, qualsiasi cosa che faccia scattare il declic, che dà il via alla storia.
Ma questo non basta. Scegliere un uomo, una donna, è solo l'inizio... Cosa serve poi ai personaggi?
"... cerco di rendere ciascuno di loro pesante come una statua e fratello di tutti gli uomini della terra..."
Questa pesantezza è la concretezza, la corposità materiale del personaggio. E' un po' come le mots-matière, parole concrete, inequivocabili, che indicano delle cose ben precise. Così "...i miei personaggi hanno una professione, hanno delle caratteristiche; conosciamo la loro età, la loro situazione familiare, sappiamo tutto di loro..."
E la fratellanza con tutti gli uomini della terra, sta ad indicare l'universalità dei caratteri, delle passioni, delle vicende che si trovano ad affrontare. E questo, sicuramente, è uno dei motivi per cui i romanzi di Simenon sono così diffusi a tutte le latitudini.
E Simenon sa capire quando sta costruendo un personaggio vero o artefatto. Se non è un protagonista della realtà, non potrà seguire un proprio destino. E questo per lo scrittore è fondamentale: "... mi rendo conto che vivo in qualche modo in una menzogna perpetua, una finzione... Capisco che il dilemma vero o falso non è corretto: l'aggettivo qualificativo giusto è "umano", per tutto ciò che esso significa sul piano fisico, piscologio, istintivo, sociale. Cioè tutto quello che permette che un essere sia un essere, tanto per la sua parte in ombra che per quella alla luce, il côté istintivo e quello razionale... Credo che sia in questo il tratto dell'autenticità, senza nessuna maschera...".

1 commento:

Andrea Franco ha detto...

Una delle caratteristiche peculiari di simenon è proprio quella di sapere caratterizzare i suoi personaggi,proprio perchè ispirati alla realtà.anche i nomi tra l altro sono veri,dato che li prendeva dall elenco telefonico!