domenica 16 settembre 2012

SIMENON E L'ERRORE DI BERNARD PIVOT

Prendiamo spunto dall'intervista uscita oggi su La Lettura del Corriere della Sera a Bernard Pivot, decano dei giornalisti culturali francesi, intitolata Ho intervistato tutti i grandi scrittore grazie al beaujolais, realizzata da Stefano Montefiori. L'articolo è apparso in occasione della prossima uscita di Oui, ma quelle est la question (Nil Editions), l'ultimo romanzo del settantasettene Pivot, romanzo in cui ricorre il tema quasi ossessivo della "domanda", elemento che l'autore fece proprio fin da piccolo e che lo ha poi accompagnato per tutta la sua vita di intervistatore dei più grandi scrittori.
Nell'intervista c'è anche una domanda a proposito dei momenti cui si è affezionato di più e Pivot risponde citando anche qelli con Simenon. E poi, a proposito di cose che non avrebbe voluto fare, Montefiori chiede:
- Sì è mai pentito di una domanda?
- Sì, di una che ho rivolto a Simenon, appunto. C'era simpatia tra noi, qualcosa che ci univa, forse le origini popolari, ma con lui ho commesso un errore. Lui racconta del suicidio della figlia e arriva a spiegare come Mary-Jo ha impugnato il revolver, e io gli chiedo "in questo momento è Georges Simenon a parlare del suicidio di Mary-Jo, o è il commissario Maigret". Simenon non risponde e io ripeto la domanda. Lì ho sbagliato
- Perchè ha insistito?
- Perchè non avevo avuto risposta, e io voglio risposte. Amo troppo le domande per non esigere anche le risposte.
Qui ci si riferisce alla lunga intervista che andò in onda il 27 novembre del '91 nella trasmissione Apostrophe (che Pivot conduceva allora per Antenne 2), in occasione dell'uscita di Mémoires intimes, l'ultimo tomo autobiografico simenoniano, abbinato a quella specie di diario della figlia, intitolato Le livre de Marie-Jo.
Quello che più ci interessa è la domanda di Pivot. Simenon descrive minuziosamente la morte della figlia, ad 81 anni, cioè dopo quasi vent'anni che non scriveva più un Maigret. Perchè Pivot gli va a porre quella domanda, come se a suo avviso, pur in quel tragico ricordo, tornassero fuori terminologie e approcci che sembravano saltare fuori da una delle inchieste del commissario?
La domanda, secondo noi, è meno superficiale di quello che potrebbe sembrare.
Pivot, buon conoscitore di Simenon, oltre che suo amico, sapeva bene che nei Maigret, i drammi del destino, sono una delle componenti forti, come quelle dei romans-durs. La domanda, che parte dalla ricostruzione delle modalità del suicidio, in realtà non implica solo l'aspetto anatomopatologico, ma anche, a nostro avviso, il leit-motiv che attraversa tutte le inchieste di Maigret: capire e non giudicare. E qui è il dramma del padre che, ovviamente cerca di anlizzare i motivi che hanno portato la figlia ad un gesto così estremo e non gli importa nulla di giudicare. Simenon per la prima volta si trova "realmente" davanti a questo tragico interrogativo, mentre "letterariamente" con Maigret le tragiche domande erano quasi all'ordine del giorno. Ma un conto è scriverle e un altro è viverle, per di più con la propria figlia. E infatti Simenon non risponde alla domanda. E Bernard Pivot insiste, spinto dalla sua determinazione ad aver risposte. E quello fu l'errore, ammesso nell'intervista.
Simenon non aveva risposte...

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