mercoledì 19 settembre 2012

SIMENON E MAIGRET ALLO SPECCHIO

"No, assoultamente, tra Simenon e Maigret non c'è somiglianza, né punti di contatti. E' un personaggio di fantasia, un puzzle risultante da alcuni personaggi conosciuti ed era bravo nel mettere insieme delle tessere e creare un personaggio... E poi Simenon non era portato per le inchieste poliziesche, vedere a proposito il flop e la brutta figura quando Paris Soir gli affidò, in competizione con la polizia (quella vera), le indagini sullo scandalo Stavinski..."
E le motivazioni di chi sostiene la lontananza tra autore e personaggio potrebbero continuare.
"A parte che ogni scrittore mette nei suoi personaggi una parte di sè, ma soprattutto un protagonista come il commissario, che per di più lo ha accompagnato per quarant'anni, non poteva essere diverso da lui. Certo un personaggio di fantasia, ma che permetteva all'autore, forse anche più dei romanzi, di esporre certe teorie e delle proprie convinzioni. E poi Maigret non è il personaggio tra tutti quelli creati da Simenon, che sono migliaia, quello che conosceva di più e con cui aveva un rapporto preferenziale?"
Anche qui gli argomenti sarebbero ben di più e anche più profondi in merito somiglianza Simenon-Maigret.
E' un tema di cui si è parlato molto. Le discussioni si sono incrociate e mltiplicate.
Non saremmo tornati sull'argomento se non fosse per la interessante intervista che Francis Lacassine fece a Simenon nel luglio del 1969. Più che un'intervista possiamo chiamarla una chiacchierata che spazia a 360 gradi nell'universo simenoniano, ma quella di Maigret è una tappa ineludibile che Lacassine scandaglia ben bene. Nel capitolo intitolato Un anarchico di nome Maigret, in cui si tratta degli inizi della serie delle inchieste, fa parlare lo scrittore.
"...al'inizio Maigret era abbastanza elementare, no? Era un omone placido. Lui stesso confidava più sul proprio istinto che nella propria intelligenza e in tutte le impronte digitali o negli altri procedimenti allora che obbligatoriamente seguiva, ma senza crederci troppo. Poco a poco in effetti abbiamo iniziato a somigliarci un po', ma non sarei in grado di dire se sono io che mi sono avvicinato a lui o sia stato il personaggio a somigliarmi sempre più. Quello che è certo che io ho preso dei suoi comportamenti, come lui ne ha presi da me...".
Qui Simenon parla di Maigret come fosse un'identità reale, e non fosse espressione della sua penna e quindi, qualsiasi cosa facesse o pensasse, era ovviamente farina del sacco di Simenon. E questo è significativo del fatto che il rapporto tra lo scrittore e il romanziere era del tutto particolare.
Ma Simenon spiega anche alcuni perticolari specifici.
"...ci si è spesso chiesti perchè i Maigret non avessero bambini, nonstante lui ne avesse voglia. E' la sua grande nostalgia. Non ha figli perché quando io ho iniziato i Maigret, e ne ho scritti almeno una trentina prima di avere io stesso un figlio, la mia prima moglie non ne voleva. Mi aveva fatto giurare prima di sposarla che che non avremmo avuto bambini e che io non avrei preteso da lei dei figli. Io ne ho molto sofferto, perchè io adoro i piccoli... Già proprio come Maigret...Ebbene non ero capace di descrivere e far vivere un Maigret che rientrando a casa, trovava uno o due figli. Come avrebbe parlato loro, come avrebbe reagito ai loro pianti, come avrebbe fatto la notte a dar loro il biberon se M.me Maigret si fosse sentita poco bene? Ero impossibiitato a saperlo. Di conseguenza ho dovuto creare una coppia che non poteva aver figli...".
E da qui si evince che quello che scriveva Simenon raramente era inventato di sana pianta. Doveva avere sempre almeno un minimo di esperienza personale.
Scriveva quello che viveva, descriveva quello che conosceva. Altrimenti cosa ci sarebbe voluto a domanare ad un amico che avesse figli piccoli come'era la sua vita con i bambini, i problemi, le soddisfazioni, i ritmi della giornata e così via...
E invece no. Siccome non rientrava nella sua esperienza, trovava il modo di non trattare l'argomento. E questo fa la differenza con il periodo dei romanzi popolari, quando invece inventava tutto. Nelle sue storie di avventure, ad esempio, che si svolgevano in tutte le parti più esotiche del mondo, bastava un atlante, qualche foto, un po' d'informazioni e via... Ma quelli non erano libri firmati Simenon, non erano fatti come voleva lui, ma come glieli comissionavano gli editori. Ora era passato alla cosidetta semi-letteratura ed era lui a scegliere temi, personaggi, ambienti prima con i Maigret e in seguito, a maggior ragione, con i romans-durs.
"... mi assomigliava gia un po' in quel periodo. Il fenomeno si è accentuato con il passare del tempo, molto più in fretta per me che per Maigret poichè teoricamente sarebbe dovuto andare in pensione a cinquantacinque anni. D'altronde credo che nel mio ultimo Maigret egli abbia circa cinquantatre anni e mezzo. Quando l'ho creato ne aveva già quaranta-quarantacinque. Di conseguenza lui ha vissuto dieci anni mentre io ne vivevo più di quaranta. E quindi fatalmente gli ho trasmesso senza volerlo le mie esperienze...".
Chiudamo con un'ultima dichiarazione di Simenon e un commmento di Lacassine.
"... - Maigret non mi assomiglia. Sono io che invecchiando ho cominciato ad assomigliargli... - Aldilà della pipa e dei bicchieri di bianco bevuti sul bancone di zinco dei bar, hanno ben altri punti in comune e soprattutto la stessa fede nella dignità dell'uomo".

1 commento:

Andrea Franco ha detto...

ehsi,chissà come sarebbe stato maigret se avesse avuto figli..ha solo un nipote che nel romanzo intitolato "maigret" e nel racconto
"Jeumont, 51 minutes d'arrêt !"( a mio avviso come atmosfera il migliore tra quelli che usciranno il 9 ottobre)non si rivela molto brillante