giovedì 27 ottobre 2016

SIMENON SIMENON. SIMENON, IL GENIO POETICO

Sulla tecnica e sull’arte dello scrittore
SIMENON SIMENON. SIMENON, LE GENIE POETIQUE 
Sur la technique et l'art de l'écrivain 
SIMENON SIMENON. SIMENON, THE POETIC GENIUS 
On the writer's technique and art 



Molto si è parlato negli anni di Georges Simenon come scrittore prolifico, cantore della piccola borghesia e delle sue contraddizioni, arguto intrattenitore e creatore del commissario Maigret. Meno invece si è dibattuto sulla tecnica e sull’arte dello scrittore che emerge, simile e diversa, nei suoi romanzi. 
Se nei romanzi ‘gialli’ di Maigret l’intrattenimento è sostanza ma soprattutto pretesto per scavare nelle contraddizioni dell’animo umano – nei ‘romanzi duri’ (come egli stesso definiva i suoi romanzi ‘letterari’) l’approfondimento psicologico di anime tragiche e perdute è la sostanza principale atta a nascondere i meccanismi di suspense che tengono il lettore con il fiato sospeso. 
Per mostrare questi meccanismi, o almeno alludervi distrattamente, indicandoli da lontano come un oggetto sfuggente non identificato – è utile analizzare una delle opere meno acclamate di Simenon, il romanzo I complici.  
Qui la trama, come spesso accade nei ‘romanzi duri’ è abbastanza semplice: un rispettabile uomo sposato, alla guida di una Citroën, amoreggia in macchina con la propria segretaria. Proprio all’apice del flirt la macchina sbanda e provoca un incidente, causando la morte di decine di bambini. Il resto del romanzo è incentrato sui pensieri, sul rimuginare psicologico del protagonista, sullo sviluppo degli eventi costantemente riflessi nei suoi occhi, sulla figura femminile di Edmonde, dipinta come ‘bestia’ e al contempo come ‘automa’, come fuoco primordiale e ghiaccio bollente, e come unico motivo di resistenza alla banalità. 
Ma ciò che ben si può notare nella narrazione, nelle pause, nel ritmo, nelle precise scelte lessicali, è la disciplinata strategia dei crescendo, delle svolte, dei bassi e dei picchi che l’autore adopera scientificamente.  
Nei ‘Maigret’ la narrazione è veloce: basata su dialoghi scattanti ed essenziali, su descrizioni che si esautorano nel giro di tre righe, e su colpi di scena che appaiono in una parola (sempre la parola giusta al momento giusto). E non basta: l’atmosfera viene creata con rapide pennellate, tanto che tre aggettivi ‘giusti’  bastano a imprimere indelebilmente un personaggio nell’immaginario del lettore. Lo stesso per l’atmosfera che cresce a tratti, tra un dialogo e l’altro, con descrizioni saltuarie e sempre fugaci, ma sempre inesorabilmente ‘giuste’. 
Nei ‘romanzi duri’ la strategia rimane sostanzialmente la stessa, ma tutto si dilata: le descrizioni occupano pagine, ma girano sempre nello spazio di frasi ‘esatte’ (lunghe quanto basta) e vengono interrotte da punti che sembrano macigni, a terminare un ragionamento necessario. Anche i colpi di scena seguono lo stesso criterio: non avvengono più nello spazio di una parola, ma nello spazio di alcune righe, perdendo il loro carattere nominale di ‘colpo di scena’ e diventando così ‘atmosfera’, una diversa atmosfera che colpisce come un improvviso cambio di temperatura. 
Ci vorrebbero forse pagine per provare a descrivere le note, le tattiche musicali che Simenon adopera puntualmente nei suoi romanzi.  Ma il fattore essenziale che risulta emergere dalla scrittura simenoniana è proprio questa stretta corrispondenza tra filosofia del contenuto ed esecuzione dello stile. L’idea di artigianato e di narrazione ‘reale’ corrisponde a una esplicazione che, nella scelta giusta delle parole chiave, cerca di aderire alla realtà in maniera più attinente possibile, sia per contenuti che per descrizioni che per ritmi.  
Si sente l’ansimare degli amanti nella punteggiatura di Simenon; si sente il lento logorio della routine nelle descrizioni addormentate e trasognanti; si sente il tragico evolversi degli eventi nelle svolte improvvise e nei cambi di temperatura; si sente il vuoto dell’esistenza nelle atmosfere, nel modo in cui l’autore ci scaraventa in faccia i suoi personaggi e il loro tragico destino. 
Uno scrittore belga che sembra tanto un greco antico nel dipanare la sua anima sul foglio. Un Maestro che ci sbatte in faccia, così come l’abbiamo creata, una realtà distratta che non ci piace per niente.  
E lo fa con quelle parole che ci spezzano le gambe.  
E inseriscono Georges Simenon nel firmamento poetico di quei cantori che ci hanno fatto emozionare...  
E a volte anche morire. 

Fabio Cardetta

1 commento:

Andrea Franco ha detto...

benvenuto Fabio!