venerdì 6 aprile 2018

SIMENON SIMENON. LO SCRITTORE E L'UOMO: IMPROVVISAZIONE E PROGRAMMAZIONE

Come l'uomo potesse organizzare a lungo termine la sua vita e come lo scrittore non sapeva nemmeno dove l'avrebbe portato il suo romanzo  

SIMENON SIMENON. L'ECRIVAIN ET L'HOMME: IMPROVISATION ET PROGRAMMATION
Comment l'homme pouvait organiser sa vie sur le long terme, et comment l'écrivain ne savait même pas où le conduirait son roman
SIMENON SIMENON. THE WRITER AND THE MAN: IMPROVISING AND PROGRAMMING
How the man could organize his life long-term and the writer not even know where his novel would take him.















Double face. La personalità di Simenon era forse più complessa di quella di tante persone e sicuramente anche di certi personaggi semplici e quasi inconsapevoli che non di rado fanno la loro apparizione nei romanzi dello scrittore. 
Oggi ci vorremmo occupare di una spinta centripeta cui sono stati sottoposti la mente, il cuore e l'animo di Simenon, quella spinta dovuta alla sua esigenza di programmare certe cose in alcuni momenti abbinata a quella uguale e contraria di improvvisare.
Di cosa parliamo? Ad esempio del programma che il giovane aspirante romanziere aveva già in testa scendendo a La Gare du Nord di Parigi, nel dicembre del '22. Allora già aveva deciso che avrebbe avuto bisogno di un certo numero di anni (una decina?) come apprendistato nella scrittura e dove avrebbe dovuto fare tutte le esperienze che gli fossero capitate e imparare, imparare, imparare. Poi sapeva che sarebbe dovuto passare ad una fase più creativa, dove dover mettere del suo, sia nei contenuti che nello stile, ma fase anche questa di passaggio e che lo avrebbe portato a fare il romanziere con "r" maiuscola e a scrivere letteratura con la "l" maiuscola.
E' così fu. Con poche deviazioni o distrazioni. Nemmeno una come Josephine Baker (e che distrazione!) ci riuscì. Simenon tentennò, traballò, ma poi si rimise in riga e continuò imperterrito a seguire il suo programma. 
Improvvisa anche se prevedibile era la sua fuga in America, anche se in pochi scommettevano che sarebbe durata ben dieci anni.
Ma tornando alla scrittura, sappiamo che era improvvisa l'ispirazione e imprevedibile come sarebbe proceduto il romanzo (l'ètat de roman). Ma comunque, tra rituali  e elementi ricorrenti (gli appunti sulle buste di Manila, gli elenchi del telefono per i nomi, matite appuntite e pipe pronte da fumare) non possiamo dire che Simenon lasciasse al caso la scrittura dei romanzi. La preparazione era scrupolosa e minuziosa.
Programmate anche le pratiche per la sua soddisfazione sessuale quotidiana (o quasi). Il nostro non sembrava molto privilegiare le avventure a sorpresa.
Imprevisto prima l'abbandono nel '34 dei Maigret (ma ricordate, nel suo programma doveva essere solo un passaggio) e altrettanto imprevisto fu il suo ritorno alle inchieste del commissario che ricominciarono con una progressione, prima con i racconti dal '42 e poi pian piano con i romanzi proprio come all'inizio della serie, produzione che si stabilizzò con un paio di titoli l'anno fino al 1972.
Improvvisa fu appunto nel '72 la decisione di smettere di scrivere. Da un prolifico e  torrenziale scrittore come lui, pochi si aspettavano che a soli 69 anni prendesse quella decisione "tranchant".
Insomma potremmo dire ordine e sregolatezza di un uomo che ogni tanto decideva di cambiare alloggio (ma anche città, regione o stato!), ma che curava con la massima precisione i suoi affari, il suo lavoro e i suoi contatti personali.
E' forse questo uno dei motivi del fascino di Simenon? A noi piace più il suo lato sregolato, ma capiamo che per alcuni anche l'ordine possa avere una sua attrattiva. (m.t.)      

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