venerdì 27 aprile 2018

SIMENON SIMENON. QUANDO IL PERSONAGGIO ESCE DALLE PAGINE PER SPUNTARE SULLO SCHERMO

La metamorfosi degli eroi letterari che finiscono in tv o al cinema: motivi e modalità

SIMENON SIMENON. QUAND LE PERSONNAGE SORT DES PAGES POUR SURGIR SUR L'ECRAN
La métamorphose des héros littéraires qui finissent à la télévision ou au cinéma: motifs et modalités
SIMENON SIMENON. WHEN THE CHARACTER LEAVES THE PAGES TO SHOW UP ON THE SCREEN
The metamorphosis of literary heroes who end up on television or in movies: motives and modalities




Arte nata dall'arte. La simbiosi è vecchia quasi quanto il mondo. Ma nel momento storico in cui il cinematografo, passata la prima fase di macchina delle meraviglie, divenne un strumento per raccontare storie, situazioni, stati d'animo rivolgendosi a tutti, allora iniziò ad allungare le mani sulla letteratura che offriva una serie di spunti diremmo quasi infiniti. E così si adattavano dei grandi romanzi, come pure romanzetti da quattro soldi che pochi conoscevano. 
Il cinema non aveva idee? No. Non mancavano infatti i cosiddetti soggetti originali, pensati e scritti proprio per il grande schermo. Ma la letteratura restava una forte tentazione  soprattutto per i registi più colti, quelli che pensavano che davvero il cinema fosse la settima arte e che tra letteratura e cinema potesse instaurarsi un corrispondenza particolare. 
E qui entrano il gioco gli adattatori che devono tradurre le pagine del libro in una storia che sia cinematograficamente compatibile. Si stringono, ovviamente i tempi, qualche volta si staglia qualche avvenimento o alcuni personaggi. E non sempre l'autore del libro adattato ha voce in capitolo sull'adattamento.  Anche perché la letteratura e il cinema sono due strumenti espressivi così diversi che parlare di "fedeltà al testo" originale a noi è parsa sempre un'espressione oscura e curiosa. Insomma sono due modi di raccontare con modalità e tecniche di produzioni così lontane che spesso il film (anche quando è un buon film) ha poco a che fare con lo spirito o con la lettera del romanzo da cui è tratto.
E' semplicemente un'altra cosa.
A questo proposito è assolutamente comprensibile la riluttanza di Simenon nei confronti del cinema. E soprattutto quando si trattava di adattamenti delle sue opere, romans durs o Maigret che fossero. Il romanziere vedeva tutto stravolto, non solo per tutti gli elementi che abbiamo sopra elencato, ma anche perché, ovviamente, il regista ci metteva del suo,  e non era mai lo stesso che aveva ci aveva messo Simenon. Insomma personaggi stravolti, vicende spesso molto diverse da quanto scritto sul libro, un rimo del tutto nuovo, e poi i personaggi, cui attori in carne ed ossa davano una faccia ed un corpo, che non poteva essere uguale a quello delle pagine stampate.
Certo il rapporto di Simenon con i cinema era un po'... come dire, falsato dalla quantità di guadagni che la cessione dei diritti di un suo libro per un film gli permetteva di incassare, molto più alti di quelli che potevano assicurargli la vendita di un suo pur vendutissimo Maigret, magari tradotto in più lingue.
Ma torniamo al titolo e vediamo cosa succede generalmente ad un personaggio che fa il gran passo dalla pagina allo schermo. La bidimensionalità e la luce gli toglie subito quel tanto di indefinito che spesso l'autore lascia all'immaginazione del lettore. Le luci, il commento sonoro e i costumi sono altri condizionamenti che ci inducono a vedere il personaggio piuttosto nel modo voluto dal regista che dall'autore. Poi entra in ballo la capacità della attore, la sua bravura a recitare con la voce, con lo sguardo e con tutto il corpo. E a volte il risultato è molto buono, ma anche molto lontano da quello del libro.
In un libro c'è più respiro e, ad esempio, le situazioni psicologiche possono esse affrontate più agevolmente. Nel film la durata impone un ritmo che non sempre riesce a lasciare il tempo sufficiente per sviluppare un profilo psicologico o una dinamica interpersonale approfondite.
Certe volte dieci pagine sono condensate in uno sguardo... Ed è vero che uno sguardo può dire molto, anzi moltissimo, ma forse non proprio tutto quello che l'autore aveva scritto in quelle pagine. Ad esempio nel caso dei romans durs l'analisi psicologica dei personaggi ha solitamente un peso non indifferente che magari nel film riesce a venir fuori solo in parte.
Simenon è stato uno scrittore molto corteggiato dal cinema, tanto che solo per il grande schermo sono stati adatti oltre sessanta dei suoi romanzi. Questo significa che registi e produttori percepivano una certa "fotogenicità cinematografica" in quelle opere, che poi durante l'adattamento le riprese, il montaggio e il doppiaggio assumevamo forme e contorni tali da far dire a Simenon "...io non vado più a vedere i film tratti dai miei romanzi, perchè quando l'ho fatto ho stentato a riconoscere i miei personaggi, le storie, le ambientazioni....".
Certo abbiamo esempi di film come "Le chat" di Pierre Granier-Deferre del 1971, con due grandissimi interpreti che rispondo al nome di Simone Signoret e Jean Gabin. La loro interpretazione è stata giudicata magistrale. Ma gli 86 minuti della pellicola possono esse paragonate alle oltre 160 pagine del romanzo?
Secondo il nostro parere, i personaggi già una volta usciti dal romanzo perdono un po' di loro stessi, lasciando il loro ambiente originale. Per di più quando entrano in una pellicola subiscono una metamorfosi, dovuta all'esigenza di adattarsi a moduli espressivi diversi, alla tecnologia necessaria a girare un film, nell'intento (del regista e degli attori) di piacere ad un pubblico che non sempre coincide con quello dei lettori del romanzo. 
Anzi chi ha letto un romanzo e poi va a vederne la versione cinematografiche è difficile che la giudichi positivamente. Ma allora davvero Simenon aveva ragione? (m.t.)   

1 commento:

Fulvio Nolli ha detto...

Credo che Simenon avesse assolutamente ragione. Personalmente credo, anzi, che un film, tratto da un testo letterario, riesca ad essere un buon film o addirittura un grande film, solo nella misura in cui regista e sceneggiatore sanno superare la tentazione di un'adesione piena al testo originale.