venerdì 22 giugno 2018

SIMENON SIMENON. QUANDO ERA FIGLIO.... E QUANDO ERA PADRE

I suoi rapporti con papa Desiré e quelli con Marc, John, Marie-Jo e Pierre

SIMENON SIMENON. QUAND IL ETAIT FILS... ET QUAND IL ETAIT PERE
Ses rapports avec papa Désiré et ceux avec Marc, John, Marie-Jo et Pierre
SIMENON SIMENON. WHEN HE WAS A SON… WHEN HE WAS A FATHER
His relationships with Papa Désiré and Marc, John, Marie-Jo, and Pierre




Due ottiche diverse, quasi opposte. Quella del mondo che ci circonda quando siamo bambini: più grande di noi, non sempre comprensibile, percepito attraverso quel sottile velo d'innocenza e di stupore che con il passare degli anni andrà consumandosi e poi sparirà.
Quel mondo che invece ben conosciamo nell'età matura è un luogo che abbiamo spesso scoperto a nostre spese, dove abbiamo fatto esperienze positive e negative, quel mondo che ci ha segnato con le sconfitte subite, ma ci ha anche galvanizzato con le vittorie riportate.
E lo stesso accade per il resto e soprattutto per i legami di sangue.
I bambini, per i quali il padre é (o dovrebbe essere) il proprio eroe, la luce dei propri occhi, il primo che li difende e il primo che li introduce in quel mondo ancora misterioso.
E gli adulti, quando diventano padri e madri? Lo sono per tutta la vita, Possono anche cambiare, divorziare, persino abbandonare i propri figli, ma sempre genitori restano. Solitamente il padre ha per il figlio un'attenzione tutta particolare, che lo tenga sott'occhio oppure su un piedistallo, che lo soffochi con un'amorevole gelosia o gli faccia respirare il proprio afflato amoroso e liberatorio...Il figlio rimane al centro, almeno psicologico, della vita di un padre.
Queste considerazioni, se volete un po' scontate, valgono per quasi tutti e non fecero certo eccezione per Simenon.
Come vedeva il mondo il piccolo Georges? Innanzi tutto la sua ottica era quella di una famiglia di Liegi, niente affatto agiata. Con una conduzione tutta matriarcale di Henriette Brull, sempre attenta alla forma e all'immagine della famiglia. I problemi economici dei Simenon la irritavano non foss'altro per i giudizi che la gente poteva esprimere (per questo si dice che all'ora del pasto mettesse grandi pentoloni sulla macchina del gas per dimostrare a chi passava che lì si cucinava alla grande. Ma erano tutti pieni solo d'acqua).
Questa donna, sua madre, gli era manifestamente ostile e gli preferiva il secondogenito Christian. Forse perché lui somigliava a suo padre Desiré che a sua volta era molto diverso dalla moglie. Un uomo non ambizioso nel suo lavoro... un semplice impiegato di una compagnia assicurativa, che riusciva a portare a casa il minimo indispensabile per la sussistenza. La moglie lo accusava di non aver spirito d'iniziativa, (e le accuse divennero peggiori quando Desiré rinunciò all'offerta di entrare nel nuovo "ramo vita" che prometteva di essere un grande affare per il futuro). Il piccolo Georges era invece era molto legato a quest'uomo tranquillo, mai sopra le righe, dignitosamente modesto, che subiva le angherie della moglie e che non rispondeva con gli stessi toni. E quando iniziò a soffrire di cuore e non poté più lavorare, Henriette trasformò la casa in un pensionato per studenti universitari stranieri... Prima gli studenti! Per i pasti, per la sistemazione più confortevole in casa, per studiare, per dormire... Désiré e Georges venivano dopo...
Il rifugio di Georges era la lettura. Divorava libri in prestito dalla biblioteca comunale. E anche attraverso quelle letture maturò (la madre disapprovava anche quelle: "un bambino non può leggere tutte quelle ore e non far altro"),e iniziò a coltivare la convinzione che il padre non fosse altro che una vittima della madre, cosa che glielo fece sentire ancor più vicino. Poi Georges fu mandato a lavorare, prima come commesso in una pasticceria, poi in una libreria e alla fine a lavorare in un giornale "la Gazette de Liège"... Ma ormai siamo alle soglie dell'adolescenza.
Facciamo un salto di quarant'anni. Troviamo un Simenon ormai ricco e fanoso, che vive in Svizzera con i figli della seconda moglie Denyse, John, Maire-Jo e Pierre Nicolas ( più Marc il primogenito che era nei pressi con la madre, la prima moglie dello scrittore, Tigy).
Il quattro volte padre parte da una situazione molto diversa: un'agiatezza notevole, il fatto di essere famoso, anche se penalizzato da un approccio con i figli mediato da una moglie che aveva problemi di equilibrio psicologico. Per lui i figli erano importanti concettualmente. Ma nella sua vita, la letteratura era sicuramente una priorità diremmo quasi esistenziale. Però in concreto questo non portava via gran tempo. Se consideriamo che in poco più di dieci giorni scriveva un romanzo e le sedute di scrittura iniziavano nelle ore mattutine che duravano tre/quattro ore... Certo poi c'era un po' di revisione il pomeriggio, un po' di tempo dedicato alla promozione (ma in questo Simenon generalmente non si spendeva molto). Considerato che pubblicava quattro/cinque romanzi l'anno... il tutto si concretava in  un paio di mesi di lavoro diluiti durante l'anno. Quindi aveva tempo per i figli.  E forse proprio in  seguito ai ricordi dell'infanzia, Simenon cercò di dare il maggior numero di opportunità possibili ai figli, concedendo loro spazi e libertà per trovare la loro strada. Tra tutti, Georges aveva un rapporto speciale con l'unica figlia femmina: Marie-Jo che per altro aveva dimostrato un attaccamento particolare al padre (elemento che potrebbe aver provocato una certa gelosia da parte di Denyse?...). Insomma la dinamica tra Georges e i suoi figli era lontana mille miglia dalla quella sua con papà Désiré. I problemi non erano economici, ma di altra natura: la presenza di una donna difficile come Denyse, i disagi psicologici di Marie-Jo, la difficoltà di tenere i rapporti con i figli più grandi che o studiavano in America (John) o si erano trasferiti a Parigi, per lavoro (Marc) o per trovare una propria strada (Marie-Jo). E poi soprattutto la grande tragedia che aleggerà sulla vecchiaia dello scrittore: Il suicidio dell'amata figlia a venticinque anni. (m.t)   

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