venerdì 28 aprile 2017

SIMENON SIMENON. IL FANTASMA DEL "CLOCHARD"

Paure e invidie nei confronti dello status dei "senza tetto"

SIMENON SIMENON. LE FANTASME DU "CLOCHARD"
Peurs et envies face au statut des "sans toit"
SIMENON SIMENON. THE PHANTOM OF THE "CLOCHARD"
Fear and envy when faced with the “homeless”






















La paura di diventare povero? O forse la voglia di poter vivere come un clochard? Non dobbiamo dimenticare che l'infanzia di Simenon non fu certo agiata. Il reddito che mandava avanti le quattro persone della famiglia era lo stipendio da impiegato di assicurazione di papà Désiré e le grandi economie che mamma Henriette faceva per dare alla famiglia almeno un aspetto ed un immagine decorosa e, se possibile, più che decorosa. Le discussioni tra padre e madre per mancanza di soldi erano all'ordine del giorno e i figli non potevano non sentire le accuse che Henriette lanciava a Désiré, perché non aveva abbastanza ambizione nel lavoro, non faceva carriera e non guadagnava di più.
Poi quando il padre si ammalò di cuore e smise di lavorare, Georges dovette sospendere la frequenza scolastica e trovarsi un lavoro per contribuire a tirare la carretta.
Ma tutto questo pesò davvero sulla vita di Simenon? O la paura di diventare povero e il desiderio di finire come un clochard erano le due facce della stessa medaglia?
La condizione di chi non ha più nulla, né proprietà materiali, né legami sociali era uno stato che lo affascinava. La sensazione di essere completamente solo, di sentirsi così leggero, libero da tutto e da tutti... Certo, come avrebbe scritto Erich Fromm, un conto é essere "liberi da", altra cosa è sentirsi "liberi di"... 
Comunque questo fascino inizia molto presto: "...la mia vera tentazione (a sedici anni l'avevo già scritto) era di finire clochard - rispondeva Simenon all'intervista del giornale "Médicine et hygiène" nel'68 - e ho sempre avuto in fondo una sorta di vertigine del clochard. Non sono lontano dal considerare lo stato del clochard come ideale. E' evidente che il vero clochard è un uomo più completo di noi...".
Nessuna paura quindi, anzi...
Beh forse il timore che questa attrazione potesse in qualche modo trasformarsi in qualcosa di reale. E a questo proposito, sempre nella stessa intervista, Simenon spiega in quale modo aveva tentato di difendersi "...tutte le case che io ho ristrutturato.... erano al tempo stesso una protezione, forse una maschera (ma credo di essermi spinto troppo in là), in tutti casi una facciata, forse un alibi, una divisorio, una difesa...".
Insomma una vera tentazione  da tenere lontano.
Certo qualcuno potrebbe dire che, fatto da uno che da un certo punto della vita in poi è sempre stato benestante e addirittura ricco, può sembrare una sorta di gioco mentale. C'erano scarsissime probabilità che Simenon smettesse di scrivere, abbandonasse mogli, figli, abitudini, per darsi alla vita del senza tetto. Eppure tutta la sua attività, le sue relazioni sociali, il suo vivere frenetico, quell'entrare e uscire dall'état de roman, il rapporto quasi fisico con i suoi personaggi da un lato e quello con i suoi lettori dall'altro, dovevano essere in qualche momento un gran peso. Una sorta di gabbia, sia pure dorata, che si era costruito intorno e che aveva sbarre robuste fatte di doveri, di responsabilità e di impegni da cui era difficile liberarsi. 
Eppure professionisti stimati e uomini impegnati avevano infranto quelle barriere ed erano finiti a vivere di nulla su e giù per le strade "... ne ho conosciuti tre che erano clochard per vocazione. Uno era stato professore a Strasburgo, il secondo direttore di una società... il terzo un vecchio libraio...".
Quindi non si trattava di persone che vivevano per la strada per necessità, ma per vocazione. Torna qui il tema del destino ineluttabile... come se già fosse scritto che nonostante la loro condizione agiata, avrebbero finito per liberarsi di ogni fardello e di ogni sovrastruttura sociale. E non a caso M. Monde, il personaggio del suo La fuite de M. Monde (1947), fugge da tutto quello che aveva costruito, ma diremmo meglio si allontana dalla società... come d'altronde lo facevano quelli che lasciavano tutto per recarsi nelle isole tropicali illudendosi di vivere solo della natura, come Simenon scrive in Touriste de bananes ( 1938).
E poi c'era il fascino del mistero. Queste persone stimate, con un buon posto nella società civile, rispettabili e magari anche di successo, per chissà quale meccanismo e con quali motivazioni decidevano di iniziare un'altra vita con valori, obiettivi e aspettative completamene agli antipodi rispetto al mondo in cui abitavano prima.
Un tuffo liberatore in un mare sconosciuto dove ci si immergeva solo dopo essersi spogliati di tutto.
Concludiamo con una definizione un po' ambigua che lo stesso Simenon dette del clochard nel corso di un'intervista ad André Parinaud nel '55, appena tornato in Europa: " le clochard... questo cugino degenerato dell'eremita...". (m.t.)    

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