venerdì 21 aprile 2017

SIMENON SIMENON. "MERLI" A COLORI PER IL GIOVANE SIM

Quando scriveva per l'estroverso editore Eugene Merle

SIMENON SIMENON. LES "MERLES" EN COULEURS POUR LE JEUNE SIM
Quand il écrivait pour l'éditeur extraverti Eugène Merle
SIMENON SIMENON. YOUNG SIM’S COLORFUL “MERLES"
When he was writing for the extroverted editor Eugène Merle

"Le Merle Blanc"... "Le Merle rose"...Eugéne Merle. Questi sono gli incontri che Simenon fa intorno al '24, da poco arrivato a Parigi, con la fame di scrivere ovunque riesca. I primi due sono le testate di giornali di cui il terzo era l'editore.
Il primo era un periodico settimanale il cui motto era "le journal que siffle et persifle tous les samedi". L'editore aveva una cultura anarchica, era un polemista e questo Merlo Bianco (Merlo era il vero cognome dell'editore, figlio di un italiano) era un foglio fondato nel '19, fortemente anti-parlamentare che aveva avuto allora un successo che era culminato in oltre 800.000 copie vendute a settimana. Ma il fiuto editoriale di Merle fece affiancare a questo giornale battagliero e politico un'altro che si chiamava Frou-Frou... una pubblicazione "galante", come si definiva a quei tempi, la cui testata dice tutto. 
Ma dalla vulcanica inventiva di quell'editore era nato anche Le Merle Rose, una rivista dedicata nientemeno che alle lesbiche (e questo la dice lunga sull'aria che spirava a Parigi in quegli anni). Non possiamo tacere che, accanto a queste pubblicazione, Merle fu il fondatore del quotidiano Paris Soir e che gestì per sette anni prima di venderlo.
Ma Simenon come c'entra?
Beh... tutti i mercoledì entrava nella redazione de Le Merle Blanc e dalle 8.00 alle 22.00 si barricava in una stanza a scrivere una quantità di articoli, racconti, notazioni che praticamente costituivano il 90% della pubblicazione.
Ma Merle non era mai sazio. Nonostante il successo dei suoi periodici fosse in calo e anche il quotidiano avesse i suoi problemi, decise di lanciare un altro quotidiano, nella sua visione, un grande giornale della sinistra la cui testata sarebbe stata Paris-Matin.
E per lanciarlo aveva avuto un'idea. Stiamo parlando del "romanzo scritto nella gabbia di vetro", quella leggenda che aleggiò a lungo intorno a Simenon. Merle infatti voleva che il suo giovane collaboratore scrivesse davanti a tutti, dentro una gabbia vetrata posizionata di fronte al Moulin Rouge, un romanzo i cui personaggi e le vicende erano suggeriti dai lettori di Paris Matin. I due sottoscrissero anche un contratto che prevedeva 100.000 franchi per Simenon.
Ma era circo o letteratura?
Appena si diffuse la notizia fece discutere un po' tutti e attirò gli strali del mondo letterario. Simenon era affascinato dalla rutilante personalità di Merle, ed era in cerca di fama e di successo. Per un primo momento quella poteva essere un'occasione, ma avrebbe sancito la sua fama di "fenomeno" e non in senso positivo, uno scrittore per cui i record e gli exploit contavano più della qualità. La situazione era intricata, un contratto firmato, la fiducia di Merle, le critiche e le derisioni che arrivavano dagli altri quotidiani... finalmente giunse il divieto della prefettura all'installazione della gabbia di sei metri per sei, nel contempo Il vetraio ebbe dei problemi e non avrebbe consegnato la gabbia nei tempi e intanto il neonato quotidiano da lanciare scivolava vorticosamente verso il fallimento.
E così, svanito tutto, resterà questa eredità della gabbia di vetro tra un merlo bianco e uno rosa, una serie di vicende che dettero molta visibilità al nome di Georges Sim, ma che avrebbero pesato sulla sua identità letteraria per molti anni. (m.t.)

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