venerdì 14 aprile 2017

SIMENON SIMENON. PERCHE' A DISAGIO CON GLI SCRITTORI E A SUO AGIO CON I MEDICI?

Simenon ha sempre evitato gli ambienti o i circoli letterari e invece ha ricercato il colloquio e il confronto con dottori e psicoanalisti

SIMENON SIMENON. POURQUOI MAL A L'AISE AVEC LES ECRIVAINS ET A SON AISE AVEC LES MEDECINS ?
Simenon a toujours évité les milieux ou les cercles littéraires, et au contraire il a recherché les entretiens et les rapports avec les psychanalystes

SIMENON SIMENON. WHY ILL AT EASE WITH WRITERS AND AT EASE WITH DOCTORS?
Simenon always avoided literary circles and environments, and in contrast sought out conversations and relationships with psychoanalysts

Attratto dall'ambiente medico e più specificatamente da quello psicoanalitico e tediato dagli ambiti letterari, dai circoli, dalle accademie e  da quant'altro.
Simenon era fatto così. E non ne faceva mistero. A parte qualche amicizia di pochi scrittori, Simenon dribblava, finché poteva, anche le manifestazioni letterarie che lo riguardavano... Ma perchè? 
Intanto lui non si sentiva uno scrittore come gli altri, o meglio come la gran parte degli altri. Poi non amava le consorterie tra scrittori "...io non sono quindi al corrente delle cosiddette novità delle candidature al Goncourt - scriveva nel '73 in uno dei suoi Dictées - Per me è una specie di allergia. Tutto quello che riguarda le edizioni o la letteratura mi stanca. Quando trovo un libro caldamente raccomandato dai critici, arrivo raramente alla ventesima pagina...".
Simenon infatti non si sentiva a suo agio nell'atmosfera che aleggiava in casa Gallimard, dove i party letterari erano all'ordine del giorno e lui li disertava regolarmente. Anche la vicinanza editoriale con altri grandi romanzieri non era una condizione che lo gratificava. E infatti crediamo di poter dir che la durata della sua permanenza in questa famiglia sia stata inversamente proporzionale al livello dell'editore.
"... io non ho mai amato la letteratura. Non l'ho mai fatta, io non sono un intellettuale..." questo affermava drasticamente Simenon in un intervista apparsa su Paris Match nell'86 e crediamo che sia una perfetta sintesi della sua posizione nei confronti dell'hestablishment letterario.
E invece il mondo della medicina?      
Se volessimo farla sbrigativa, potremmo dire che l'ambiente medico lo attirava perché in quel lavoro c'era bisogno "di comprendere e non di giudicare". Ma sarebbe troppo semplice. Certo, lui stesso lo aveva ripetuto più e più volte nel corso della sua vita: se suo padre non fosse morto così presto, lui avrebbe potuto completare le scuole ed iscriversi poi alla facoltà di medicina. Quindi un rimpianto che arriva dall'infanzia. Sì, ma non solo. Quel suo atteggiamento di osservazione e di analisi dell'uomo, del suo animo non era poi così dissimile dal tipo di anamnesi che svolge un medico per diagnosticare una malattia e dalla ricerca poi di una terapia per guarirla. 
Tanto gli era congeniale questo metodo, che lo trasferì tale e quale a Maigret. E la costruzione della figura del commissario prevedeva, guarda caso, anche una frequentazione per un breve periodo della facoltà di medicina, anche qui interrotta dalla morte prematura del padre. 
E d'altronde come si poteva leggere in un'altra intervista su Paris Match del '67 "...da quando vivo lontano da Parigi, frequento soprattutto i medici. Succede che è con loro che io mi trovo più a mio agio, perché essi hanno sull'uomo quasi lo stesso punto di vista del romanziere...".
Insomma anche qui una vicinanza che si rispecchia nel suo commissario che, non è un caso, abbia come unico e vero amico un medico, il dottor Pardon. (m.t.) 

3 commenti:

Luca Bavassano ha detto...

Mi permetto di aggiungere che medici sono i protagonisti di alcuni romanzi-romanzi incentrati sulla tematica,simenoniana per eccellenza, dell'"uomo in fuga" ("Il clan dei Mahé", "Lettera al mio giudice")

Luca Bavassano ha detto...

Per restare ai Maigret credo che la vocazione del medico abbia molto a che fare con la definizione che Simenon dà del proprio personaggio (e, in qualche misura, di se stesso) come di un "correttore dei destini"

Andrea Franco ha detto...

da segnalare,confermante questa predilizione di simenon per i medici, il libro-intervista simenon sur le grill ( Presses de la Cité 1968)in cui lo scrittore si era sottoposto al fuoco di fila delle domande di cinque psichiatri per sette ore