lunedì 11 febbraio 2013

SIMENON. DIMMI COME SCRIVI E TI DIRO' COME... TI VESTI

Fin da quando aveva iniziato a gadagnare qualche soldo a La Gazette de Liége, Simenon dimostrò, secondo alcuni colleghi, una particolare propensione per spenderne una buona parte in vestiti. Dava un certo peso alla sua immagine, come poi dimostreranno d'altronde le innumerevoli fotografie che lo coglieranno nel corso della sua vita al suo tavolo di scrittura, sulla sua barca, durante i suoi viaggi africani, nelle occasioni mondane... e sempre con l'abito adeguato alla situazione.
Seguiva le mode e a seconda dell'età. A ventiquattro anni si presentava con giacca e gilet a quadri, pantaloni knickernbockers, berretto con visiera. Era giovane, rampante, scriveva fino a ottanta pagine al giorno e voleva fare colpo su tutti, anche con i suoi vestiti.
A ventinove anni, con il successo dei primi Maigret arrivano anche parecchi soldi e lo stile di vita di Simenon cambia. Necessità di dimostrare sì il successo, ma anche il grado di riconoscimento che gli veniva tributato come autore di polizieschi? Certo questo si rifletteva non solo sulla sua automobile (via la vecchia Citroen e al suo posto la fiammante Chrysler Imperial) ma anche i vestiti non erano più acquistati confezionati. Adesso era l'ora del sarto e dei completi tagliati su misura.
E non solo, ma anche una certa attenzione ai dettagli e agli accessori. Le scarpe ad esempio erano un suo pallino. In uno dei suoi Dictées (Tant que je suis vivant - 1976) ricorda come "... andavo dal mio calzolaio per cercare un nuovo paio di scarpe. Certo non era un avvenimento. Non c'era nulla di straordinario. Per me è sempre stato un piacere... Quelle sono di un marrone quasi rosso... Durante la mia infanzia ho sempre portato delle scarpe nere, finché si consumavano tutte le suole e poi si facevano risuolare, in modo che durassero un altro anno. E' questa, probabilmente, l'origine della mia predilezione, se non della mia passione, per le scarpe, soprattutto per quelle dai colori accesi...".
La forma mentis di Simenon lo portò (non subito, ma nell'età matura) ad includere nei rituali della scrittura anche l'abbigliamento. In particolare le camicie. Lo racconta lui stesso durante un'intervista con Bernard Pivot (1981) "... avevo due camicie che avevo comprato al mio arrivo a New York, che erano estremamente comode perché le maniche erano belle larghe. Delle camicie a grandi riquadri, una scozzese rossa e l'altra sempre scozzese ma marrone... Avevano il vantaggio di essere molto morbide e di assicurare adeguatamente la traspirazione. Non sentivo il sudore colare sulla pelle... Alla fine di ogni capitolo mi cambiavo completamente. Erano sempre le stesse camicie, ma venivano lavate ogni giorno...".
Insomma con la disponiblità economica e l'età matura si va consolidando l'immagine di un Simenon ben vestito, alla moda, ma tendente al classico, con un predilezione per i cappelli tipo Borsalino e per il farallino, piuttosto che la cravatta. Ma lo troviamo fotografato anche in jeans e stivaloni, quando negli States si era calato nella parte dell'american farmer, con il cappellone e il camicione a quadri... lo stesso con cui scriveva?

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