sabato 16 febbraio 2013

SIMENON. MAIGRET E L'ANTIQUARIO/1


Di nuovo weekend, di nuovo una short-story di Paolo Secondini. Stavolta ci terrà compagnia oggi e domani. Una consuetudine che a noi di Simenon-Simenon piacerebbe rinnovare ogni domenica. Per cui se qualcuno fosse interessato a scrivere un "bel" racconto che abbia a che fare con Georges Simenon, il commissario Maigret, o le storie che lo scrittore ci ha raccontato, ce lo scriva. L'indirizzo come al solito è simenon.simenon@temateam.com 






MAIGRET E L’ANTIQUARIO

di Paolo Secondini


«Ci sono novità, vecchio mio?» chiese Maigret al bravo ispettore Lucas, il quale, il viso bagnato di sudore, si era appena seduto dinanzi alla scrivania del commissario.
Era l’inizio di agosto e faceva un caldo tremendo, come a Parigi non si ricordava da un pezzo. Benché la finestra fosse spalancata, l’aria, nell’ufficio, era afosa e irrespirabile.
«Avevate ragione, capo,» disse Lucas asciugandosi il viso con il fazzoletto. «Questa mattina, verso le nove, la signora Madeleine Bourdieu si è recata dall’antiquario.»
«Beh, in fondo non era difficile immaginarlo,» ammise Maigret, «grazie a quanto avevamo scoperto.»
«L’ho pedinata fino a metà di rue Bergerac,» riprese Lucas, «dove mi sono infilato in un piccolo bistrot. Attraverso i vetri della finestra, ho visto la donna che entrava nel negozio di fronte.»
Un’espressione pensierosa comparve sul volto di Maigret. Dopo un momento di silenzio:
«Hai lasciato qualcuno a sorvegliarla prima di tornare al Quai des Orfèvres?»
«Le ho messo alle calcagna Lapointe, cui ho dato disposizione di informarmi di tutti gli spostamenti della donna.»
«Ben fatto!» esclamò il commissario alzandosi dalla scrivania. Si avvicinò all’attaccapanni, presso la porta dell’ufficio, e prese la giacca. La indossò. «Come si chiama questo bistrot nel quale sei entrato?»
«Chez Martin.»
«Vieni con me, vecchio mio. Prima di agire, voglio offrirti un bicchiere di birra. Con questo caldo spero che a Chez Martin la servano fredda.»
«Oh sì, capo. Per essere fredda lo è. Credo che sia la cosa migliore di tutto il locale,» disse Lucas tergendosi ancora il sudore dalla fronte.

* * *

Con in mano un grosso bicchiere di birra, Maigret si accostò all’unica finestra del bistrot, i cui vetri erano sporchi e impolverati. Sicuramente nessuno, da tempo, si dava la briga di pulirli.
A quell’ora il locale era quasi deserto: soltanto due avventori, seduti l’uno di fronte all’altro a un piccolo tavolo. Bevevano vino.
«È da qui che hai visto la signora Bourdieu entrare dall’antiquario?» chiese Maigret al proprio ispettore.
«Precisamente dal punto in cui vi trovate.»
«È entrato qualcun altro nel negozio mentre vi era la donna?»
Lucas fece segno di no con la testa.
Il commissario bevve un ultimo sorso di birra. Poggiò il bicchiere sul piano del bancone e trasse di tasca il portafogli.
«Capo, se permettete…» fece per dire Lucas.
«La prossima volta, vecchio mio,»  rispose in fretta Maigret. «Ora andiamo a fare due chiacchiere con l’antiquario, il signor Aristid Laforgue.»

* * *

«Allora,» domandò il commissario a un uomo grassoccio, giovanile, vestito con eleganza, «per quale motivo la signora Bourdieu è venuta da lei questa mattina?»
«Chi le ha detto che la signora Bourdieu…»
«Non le conviene negare,» lo interruppe con decisione Maigret. «Siamo al corrente di tutto: non soltanto che la donna è stata nel suo negozio, ma anche che è la sua amante da almeno tre anni.»
«Io… io… ecco…» balbettò debolmente l’antiquario. Emise un breve sospiro, poi, crollando le spalle: «E va bene!... È venuta da me per un semplice acquisto… Che c’è di strano in questo? Mi sembra normale…»
«C’è di strano,» lo interruppe di nuovo Maigret, «che le hanno ammazzato il marito tre giorni fa, con un colpo di rivoltella alla nuca, e che la signora Bourdieu, come se nulla fosse accaduto, sia venuta tranquillamente da lei per comprare qualcosa.» Serrò le mascelle e volse lo sguardo intorno con un’espressione accigliata. «Che cosa, con esattezza?».... (segue)

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