giovedì 14 febbraio 2013

SIMENON: GIUSTIZIALISTA E GARANTISTA, MA CON CHI?

Non poche volte Simenon ha manifestato una certa critica nei confronti della giustizia, o piuttosto su come viene amministrata. Lo ha fatto in certi discorsi, in alcuni articoli, in più di un'intervista, nei suoi romanzi e ovviamente nei suoi Maigret.
I magistrati secondo lui, soprattutto dopo un certo numero di anni, acquisiscono un certo automatismo che danneggia il loro lavoro. E poi la loro retribuzione è talmente bassa che questa carriera  a chi può far gola, si domanda Simenon "... prendiamo dei ragazzi che escono dalla facoltà di Legge. Quali sceglieranno la magistratura?... Chi sceglierà di diventare avvocato e chi magistrato? Sapete quanto guadagna un giudice istruttore a Parigi, al settimo livello? Perchè tutto funziona a livelli.... l'idea che la giustizia è amministrata da dei singori che devono pensare ai livelli,...settimo... ottavo... nono... arrivano a prendere ... 1600 franchi al mese... alla fine sono i meno ambiziosi o i meno capaci... Una volta c'erano dei magistrati di padre in figlio... Era un onore, una tradizione...".
Queste sono parole dette al Roger Stéphan durante una trasmissione televisiva negli anni '60. Suona pesante questa presa di posizione sui magistrati, anche se poi mitiga "...Non voglio dire che oggi non ci siano più grandi giudici, non dico che tutti i giudici sono dei falliti... ma ripeto, chi sceglie di diventare magistrato  nello stato attuale della società?...".
Ma questa presa di posizione  collima perfettamente con chi come Simenon è talmente convinto che è meglio comprendere che giudicare, tanto da farne l'idea guida del suo personaggio più famoso. Il commissario Maigret la pensa, e agisce, proprio come il suo creatore. E non giudica. Figurarsi come lo scrittore poteva considerare chi, pur per professione e per necessità sociale, deve ogni giorno giudicare. Anche perchè secondo Simenon il concetto di criminale, cioè di un individuo responasabile del suo crimine non esiste. Troppi condizionamenti, troo peso del destino, del caso della scoietà. Quella stessa società che una volta giudicato anche i peggiori criminali "...li tratta come non-umani, li mette in stato di contenzione. Li rinchiude in vere gabbie, come delle belve..."-
E' un'altro "sfogo" di Simenon stavolta nell'81 al giornalista francese Paul Giannoli.
E torna il suo pensiero fisso: "... sono i medici e gli psicologici che dovrebbero giudicare gli uomini e non dei magistrati. Oppure, siccome si fanno degli stage per tutte le materie, bisognerebbe che prima di iniziare a giudicare gli altri, i magistrati passassero sei mesi in una prigione, come detenuti...".
No comment.

2 commenti:

  1. la prima opinione che diede simenon sulla giustizia risale all'articolo "des crimes von etre commis"pubblicato nel 1934 sul periodico "je sais tout",già li si trovano alcuni esempi che fanno riflettere e fanno capire come il romanziere belga fosse scettico sul funzionamento della macchina giudiziaria

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  2. Paolo Secondini15 febbraio 2013 18:07

    La lettura dell’articolo mi ha fatto pensare, immancabilmente, alla figura del giudice istruttore Ancelin – ne La Pazienza di Maigret –, padre di sei figlioli (un settimo in arrivo) e non certo economicamente soddisfatto.

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