venerdì 22 febbraio 2013

SIMENON E MAIGRET, EMOTIVITA' O RAZIONALITA' ?

Ormai è abbastanza unanimemente accettato che l'essere umano è una risultante tra la sua parte razionale e quella emotiva. La prima, più evidente e più facile da padroneggiare, è uno strumento che lo guida nelle attività e nelle pratiche di ogni giorno. L'altra, parimenti importante, è quella meno visibile che s'individua attraverso la sensazione, che può agire a sua insaputa, determinando comportamenti diversi, stati euforici o depressivi.


Questa era d'altronde la convinzione di Simenon che nella sua creatività letteraria, faceva sì conto sulla sua parte razionale, utilizzando sia ricordi di luoghi e persone conosciuti e frequentati che una tecnica di scrittura gradualmente più affinata. Ma si affidava anche a quel sentire emozioni, stati d'animo e sensazione anche passate, che riafforavano in lui durante quella sorta di trance creativa che chiamava état de roman in cui scriveva i suoi romanzi.
"... non ho mai obbedito alla ragione. Dalla mia infanzia ho seguito il mio istinto e continuo a seguirlo... Fino ad oggi ad ogni modo, il mio istinto non mi ha mai ingannato  - scrive in uno dei suoi Dictèes del 1979, Destinées - anche se mi ha prcurato degli anni abbastanza bui e talvolta dolorosi..." .
Il sistema della razionalità e della sensibilità la ritroviamo anche in quella sua convinzione del "non giudicare, ma comprendere", che poi trasferisce nelle convinzioni più radicate del suo commissario Maigret. Lì dove il giudizio richiede la capacità razionale di emettere un "sentenza su qualcuno", ponendo nel giusto ordine motivazioni, cause e dati riscontrabili. Ma qual è il giusto ordine? E qui entra in ballo la parte instintiva quella che non conta sulla ragione, ma sul sentire, su una sorta di empatia con l'altro che permette di comprendere, una volta che si è entrati in sintonia con le persone, con la mentalità di quell'ambiente da comprendere.
Ma c'è qualcosa di più impalpabile che sfugge più che mai alla razionalità.
Ancora una volta è Simenon che ce lo spiega e lo fà parlando proprio di Maigret. Ed è in un'inchiesta del commissario, Le Voleur de Maigret, 1967.
"...Durante la prima fase, cioè quando ci si trova immediatamente faccia a faccia con un ambiente nuovo, con delle persone di cui non si sa niente, si sarebbe detto che lui (Maigret) inspirava inconsapevolemente la vita che lo circondava e se ne riempiva come una spugna...".

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