mercoledì 20 febbraio 2013

SIMENON. UN CERTO 20 FEBBRAIO 1931...


Ecco la short-story scritta da Murielle Wenger, una delle  più affezionate attachèes al nostro "Bureau Simenon Simenon" in occasione dell'82° anniversario dell'uscita ufficiale della serie di inchieste del commissario Maigret. Un'idea molto originale da cui scaturisce una situazione davvero particolare e divertente.






Un certo 20 febbraio 1931… 
di Murielle Wenger

Il cartoncino d'invito del Bal Anthropometrique (foto del Fondo Simenon)


Il cartoncino era rimasto qualche giorno sulla scrivania. Quando l’aveva ricevuto, Maigret dopo un’alzata di spalle aveva fatto il gesto di buttarlo nel cestino. Poi una sorta di rispetto - e forse anche un po’ di curiosità ? - l’aveva trattenuto, così il commissario aveva finito quasi per nasconderlo in mezzo ad una pila di dossier. Pareva quindi che fosse caduto nel dimenticatoio quando, nel pomeriggio del venerdì successivo, il piccolo biglietto di cartone era rispuntato fuori.
Maigret che stava annotando l’ultimo rapporto di quella pila, l’aveva spostato e il famoso cartoncino era scivolato sul tappeto. Maigret l’aveva raccolto e l’aveva riletto ancora una volta.

« Georges Simenon ha l’onore di invitarvi al Bal Anthropométrique che avrà luogo a La Boule Blache, 32 rue Vavin, venerdì 20 febbraio a mezzanotte ».

Di nuovo stava per buttare l’invito nel cestino. All’ultimo momento però, con uno scatto nervoso, aveva spedito il biglietto in fondo ad un cassetto, dove giaceva una pipa dal bocchino rotto.

Questo l’aveva messo di cattivo umore. Tutto il resto del pomeriggio, era rimasto seduto alla sua scrivania imbronciato e Lapointe, quando era entrato per riferirgli dell’ultimo caso in corso, aveva battuto in ritirata senza porferir parola.

Alle sei lasciò quai des Orfèvres, cammino un po’ prima di prendere l’autobus che lo scaricò a pochi metri da casa sua. La porta si aprì qualche istante prima che avesse  il tempo di tirar fuori la chiave dalla tasca e baciò la moglie su entrambe le guance. Un buon odore di fricandeau à l'oseille pervadeva la cucina e la sala da pranzo, ma questo non lo rasserenò affatto. M.me Maigret vide benissimo che aveva l’aria contrariata, ma ebbe cura di non dire nulla e lo invitò a sedersi a tavola, contando sulle sue capacità culinarie per far dimenticare quelle seccature al marito. Ma non ci riuscì. Maigret mangiava distrattamente, rendendosi appena conto che stava consumando una squisita crema al limone, mentre la moglie si contentava di sospirare, sparecchiando la tavola, intanto che il commissario prendeva il suo giornale, si accomodava nella sua poltrona, accendendosi la pipa. Non aveva detto una sola parola durante il pasto. Finito di rigovernare, M.me Maigret, si sistemò, un golf sulle ginocchia, vicino alla stufa dove osservava guizzare le fiamme, gettando ogni tanto un’occhiata curiosa al marito che girava le pagine del giornale con l’aria di non capire quello che stava leggendo.

Quando il marito ebbe posato il giornale sul tavolinetto, M.me Maigret si arrischiò a chiedergli :

- Vuoi che accenda la televisione ? C’è un bel western sul secondo canale.

Suo marito non rispose subito; si alzò andò a piazzarsi davanti alla finestra attraverso la quale si intravedevano ghirlande di luce riflessa, poi dopo una lunga pausa, si voltò e borbottò :

- Esco stasera. Non aspettarmi, ne avrò sicuramente per buona parte della notte.

- Un nuovo caso ? – osò domandare la moglie.

- No.

La risposta era stata laconica, categorica e, per dirla tutta, pronunciata con un tono definitivo.

M.me Maigret non volle insistere.

- Vuoi che ti prepari il tuo vestito grigio ?

- No, andrò vestito così. Non c’è bisogno di essere chic in questa storia…

Aprì il buffet, bevve un piccolo bicchiere di framboise D’Alsace e si diresse verso l’ingresso, prese il cappello, il cappotto e uscì chiudendosi dietro la porta.

M.me Maigret sospirò ancora un volta, poi riprese il suo lavoro. Sul grembo si allungava una tutina di un rosa pallido…





**************



Il freddo pizzicava. Maigret alzò il collo del suo cappotto. Per arrivare sulla riva gauche, aveva preso la metropolitana, cosa che aveva ammorbidito il suo cattivo umore. All’uscita dalla métro, tirò fuori il cartoncino perchè, suo malgrado, prima di lasciare l’ufficio alle sei, aveva aperto il cassetto e aveva preso il famoso invito  che riproduceva la fiche antropometrica con le impronte di Jules Bonnot.

Il numero 32 di rue Vavin era a due passi dall’uscita della metro. Erano appena le nove e l’entrata de cabaret era déserta. Si vedeva giusto un trasportatore  che scaricava dei piccoli riscaldatori e delle casse di bevande. Maigret s’incamminò, direzione Boulevard Montparnasse ed entrò a La Coupole, dove si sedette al bar americano. Bob, il barman che l’aveva riconosciuto dal momento in cui era entrato, gli servì spontaneamente un boccale di birra con la schiuma. Siccome il commissario aveva l’aria vagamente triste, Bob non cercò nemmeno di iniziare un discorso, malgrado ne avesse voglia. Oltre le sue innegabili doti di barman e di specialista in cocktail, Bob aveva anche altre qualità, come il tatto e una certa sensibilità psicologica.

Durante un ora e mezza Maigret sorseggiò la sua birra, ne ordinò un’altra e restò immobile senza far nulla, fissando nello specchio l‘immagine dei clienti che entravano nel bar. Alla fine, verso le dieci e mezza, si alzò come se gli costasse un grande sforzo, gettò le monete sul banco e, portando due dita alla tesa del cappello, salutò Bob senza dire una parola.

Davanti al 32, l’animazione era già notevole. Dei taxi scaricavano una folla mascherata, le signore ingioiellate con collier di perle e gli uomini bardati con dei grossi baffi a manubrio da bicicletta. Tutti si pressavano all’entrata del cabaret, spingendosi, chiamandosi allegramente e la fila iniziava ad allungarsi sul marciapiede. Si sentivano  scaturire dalla porta i primi suoni di una tromba.

Piantato nel mezzo della strada, Maigret restò lì a lungo. Quando infine, verso mezzanotte, si decise ad entrare alla Boule Blanche, dovette farsi largo per aprirsi un passaggio attraverso il fiume di gente che ballava, che beveva e che rideva. Infine arrivò in fondo alla sala, si arrampicò fino alla galleria  e, dopo aver esitato a lungo, si avvicinò  ad un tavolo dove un giovanotto in giacca rigata, capelli ben pettinati, pipa in bocca, firmava dediche con aria disinvolta da una pila di libri, dalla copertina bianco-nero, sui quali  Maigret arrivò a leggere sottosopra qualche parola « Pholien », « Gallet ». Cercò di fare un giro ma una voce lo fermò :

- Buongiorno commissario. Allora che ne dite ? Un bel successo, no?

Maigret emise qualche suono incomprensibile. L’altro continuo :

- Se siete qui, è per qualche motivo, no? Venite vi offro un bicchiere per festeggiare.

Senza nemmeno sapere perché, seguì quel giovane sicuro di sè e scesero le scale uno dietro l’altro. Simenon si dirigeva verso il bar, non senza pizzicare il sedere di qualche ballerina alla quale indirizzava anche un bacio. Le ballerine ridevano scoprendo i loro denti bianchi che brillavano sul loro volto color cannella.

- E’ il mio giro, commissario. Che ne dite di un piccolo cocktail  "spécial Boule Blanche" ?

Maigret non tentò nemmeno di  rifiutare e, senza sapere come, si ritrovò poi trascinato dal ritmo folle di quella notte. Alle cinque del mattino, i due erano in vena di confidenze.

- Vedi mio vecchio Jules… Tu mi permetti di chiamarti Jules ?...

- Mon petit Georges, tu hai ancora molto da imparare,  Per esempio da chi ti parla…

Alle sette del mattino, quando gli ultimi festaioli lasciavano rue Vavin, Maigret decise di andare direttamente in ufficio, senza passare per casa. La moglie non gli domandò mai dove avesse passato quella notte e non gli parlò mai di quei piccoli pezzetti di cartone strappati che aveva trovato in fondo alla tasca del cappotto.

3 commenti:

  1. Paolo Secondini20 febbraio 2013 10:48

    Un Simenon – personaggio letterario in questo pastiche – dall’aria sbarazzina, simpatica, accattivante, come forse realmente è stato il creatore del commissario Maigret; e un Maigret leggermente scontroso, poco socievole e affettuoso – tranne, sicuramente, per quei baci sulle guance di sua moglie Louise; un Maigret stranamente turbato, diffidente, non il solito Maigret pacioso e sicuro di sé, forte e determinato; un Maigret, a ogni buon conto, originalmente presentato e dipinto da Murielle nel suo breve racconto, per il quale merita i più sinceri complimenti.

    Paolo

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  2. Simenon immagina cosi' il personaggio Maigret: una pipa, una bombetta, un pesante cappotto dal bavero di velluto. e dal momento che, nella mia chiatta abbandonata, c'era un freddo umido, gli concessi, per il suo ufficio, una vecchia stufa di ghisa.
    auguri Maigret!

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  3. dal 2 marzo ogni sabato su rai 5 in seconda serata torna maigret con gino cervi
    10 appuntamenti per un totale di sei episodi,sei lprogramma sarà rispettato

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