venerdì 11 agosto 2017

SIMENON SIMENON. LA TRAGEDIA DI MARIE-JO

Un padre e il drammatico suicidio della figlia di venticinque anni, una vita che finisce e una che cambia

SIMENON SIMENON. LA TRAGEDIE DE MARIE-JO
Un père et le dramatique suicide de sa fille à vingt-cinq ans, une vie qui se termine et une vie qui change
SIMENON SIMENON. THE TRAGEDY OF MARIE-JO
A father and the dramatic suicide of his daughter at 25, a life that ends and a life that changes






















E' uno di quegli argomenti che non si vorrebbe mai trattare. Che, quando leggendo una biografia o Mémoires intimes, si arriva a quel maledetto maggio del 1978, in cui Marie-Jo venticinquenne si sparò nel suo appartamento di Parigi, si vorrebbe saltare tutto a pié pari e...
E' un avvenimento che si porta dentro tutto, il rapporto tra Georges e Denyse, l'influenza non certo benefica dell'instabiltà psichica di Denyse stessa, l'ammirazione sconfinata di Marie-Jo per il padre, sicuramente oltre il normale affetto che una figlia prova per un genitore... E ancora la fragilità di una ragazza che probabilmente cercava nelle sue relazioni sentimentali con uomini più grandi di lei, un surrogato di quel rapporto che non poteva avere con il suo papà...
E tutto quell'affetto Simenon l'aveva percepito e ricambiato fin dall'infanzia, lei l'unica femmina e la più piccola per sei anni (fino all'arrivo di Pierre-Nicholas), lui che la coccolava e lei che lo imbarazzava come quando, volendole Simenon comprarle un piccolo braccialetto o un collanina da bambini, si sentì chiedere una "fede d'oro" come quella della mamma Denyse, con in più la pretesa che il papà gliela infilasse al dito anulare... con tutto quello che questo poteva significare.
Tragedia preannunciata? Beh non è difficile immaginarlo. Certo come accennavamo prima, va valutata anche l'influenza negativa della madre, soprattutto perché Simenon non era un padre sempre presente. E forse per questo più desiderato?
Marie-Jo in una delle ultimissime lettere a "Dad" ad un certo punto, dopo essersi lamentata del suo malessere, delle sue incertezze e delle sue idiosincrasie, scrive "...oh, Dad, se tu potessi essere qui vicino a me, prendermi tra le tue braccia come quando ero piccola e farmi dimenticare tutto..." 
Fuga dalla realtà, direbbero gli psicologi, una realtà che la ragazza sa che non può esistere e che è fonte della sua disperazione. In una delle sue lettere Marie-Jo é molto esplicita per quanto riguarda i suoi sentimenti per il padre, l'impossibilità di dar loro corpo e l'inevitabilità di una fine violenta "... Salvami Daddy, sto per morire. Io non sono più nulla. non vedo il mio posto. Sono sperduta tra lo spazio, il silenzio e la morte. Dimentica le mie lacrime, ma ti prego, credi nel mio sorriso di quando ero la tua piccolina, ormai parecchi anni fa'. Sii felice per me. Ricordati del mio Amore anche se è stato folle. E' per questo che io ho vissuto ed è per questo che io adesso muoio..." .
Certo, un padre, anche se dubita dell'equilibrio mentale della figlia, come non può non allarmarsi e forse addirittura prepararsi a quella che possiamo definire senza esitare una fine preannunciata?  Anche perché lei aveva provato a suicidarsi già nel maggio del 1976, ingerendo una forte dose di barbiturici. Come doveva sentirsi Simenon a settantacinque anni, lì a Liegi, lontano dalla sua Marie-Jo che gli scriveva da Parigi? Cosa poteva fare, che non fece? Avrebbe potuto  trattenerla tre mesi prima quando lei andò a trovarlo a Losanna? Avrebbe dovuto organizzarle un'assistenza psichiatrica più efficace, rispetto a quelle sedute cui saltuariamente la ragazza si sottoponeva a Parigi? Forse anche il fratello grande Marc, figlio di Tigy,  che lavorava nel mondo del cinema e viveva a Parigi avrebbe potuto esserle più vicino? Ma sarebbe servito? Ad aggravare la situazione ci si mise la conflittualità tra Georges e Denyse che, finita la coabitazione, avevano però continuato a litigare a livello editoriale. Lei aveva pubblicato un libro Un oiseau pour le chat che accusava pesantemente Simenon su vari fronti, mischiando verità a menzogne. Il libro fece scalpore più che per l'autrice, per l'oggetto delle critiche visto che si trattava di un personaggio di grandissima fama. Questo toccò pesantemente Marie-Jo che chiese addirittura al padre di non rispondere mai a quell'orribile libro, che pure lei aveva letto fino all'ultima riga. 
E poi come tacere  di quell'avvenimento tra madre e figlia nel '64 quando erano sole in vacanza  a Villars-sur-Ollon, da cui Marie-Jo uscì traumatizzata. Aveva undici anni e  non ne voleva parlare. Solo più tardi si saprà che Denyse aveva scioccato la figlia con masturbazioni, una sorta d'incesto e degli anatemi "...non sarai mai in grado di essere una vera femmina di fronte ad un uomo, perché ti verrà in mente per sempre questa scena... delle mie dita che cercano il piacere nel mio sesso...".
Quanto ci sia di vero non ci è dato sapere, madre e figlia erano toccate da un'instabilità mentale. ma è fuor di dubbio che quale sia stata l'esperienza, non fu certo positiva per Marie-Jo, soprattutto perché si andava ad innestare su altri problemi preesistenti.
E' inutile dire che Simenon fu distrutto da questo suicidio, passò mesi completamente annientato. Il suo unico punto di appoggio fu il fatto di avere le ceneri della sua amata figlia, sparse, lì nel giardino della sua casa rosa, sotto quel grande cedro del Libano, dove si sedeva spesso. E anche per questo, lasciò detto che, quando fosse morto ,anche le sue ceneri dovevano essere disperse in quel giardino mischiate a quelle di Marie-Jo. (m.t.)    

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