domenica 21 novembre 2010

LO STILE, LA SCRITTURA, LE PAROLE DI SIMENON


Si è sempre parlato dello stile di Simenon, della sua capacità di creare delle atmosfere o di delineare dei personaggi con pochi tratti.  Lo stesso romanziere ha più volte affermato che utilizzava un vocabolario di non più di duemila ternimi (forse memore di Colette che agli inizi lo bacchettava: "Meno letteratura, basta letteratura, mio piccolo Sim..."). Andiamo quindi direttamente a sentire quello che Simenon dichiava sul tema a metà degli anni '60 in un'intervista apparsa sul quotidiano "Le Monde".
"In fondo non sono uno scrittore. Se lo fossi, costruirei delle frasi e non sarei forse riuscito a rendere la vita di quest'uomo (Simenon si riferisce a Loius , protagonista del romanzo uscito in quell'anno "Le Petit Saint") che aspirava a mettere dei cololori sulla tela, sulla carta, su qualsiasi cosa. Quando le prime volte va a vedere il negozio del commerciante di colori Louis non sa dintinquere tra gli acquarellie e la tempera. Quello che desidera sono dei colori puri.Io stesso cerco di realizzare frasi più semplici possibile con le parole più semplici. Io scrivo con delle parole-materia, la parola vento, la parola caldo, la parola freddo. Le parole-materia sono l'equivalente dei colori puri.... La parola amore la utilizzo assai poco. Ha talmente tanti significati che non si sa mai quale scegliere. Cerco una verità più semplice, più naturale, una verità materiale, biologica. Prendete ad esempio la parola concime. E' una formidabile parola-materia. C'è nell'odore del concime  tutta la fermentazione della materia animale che è la base della biologia. Qui odora con piacere il concime, non ha paura della morte... Con una parola-materia abbiamo completato un percorso biologico e filosofico".
Simenon afferma all'inizio che lui non è uno scrittore. Dovremmo dire non più uno scrittore. Ora sente di aver raggiunto lo stato di romanziere. Ma questa è un'altra storia e l'approfondiremo tra qualche tempo.

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