domenica 21 novembre 2010

SIMENON E LE LEGGENDE METROPOLITANE. IL CASO DEL ROMANZO SCRITTO NELLA GABBIA DI VETRO


Cage au verre. Letteralmente "Gabbia di vetro". Siamo nei primi anni '20 e a Parigi c'è un editore che spopola. E' Eugene Merle che, oltre ad aver lanciato il quotidiano Paris Soir, pubblica giornali vari, un settimanale satirco-politico di sinistra, Le Merle Blanc (arriverà a tirare circa ottocentomila copie), poi un periodico femminile il cui nome è tutto un programma, Frou-Frou, e  altri popolari come Le Merle Rose. Un personaggio spregiudicato, furbo, fiuto da commerciante, sa come fare soldi e infatti ne fa a palate. Simenon lavora per lui firmando qualche articolo e producendo un ingente mole di altri pezzi sotto pseudonimi. All'imprevedibile Merle, viene l'idea di sfruttare la popolarità nascente dello scrittore Simenon per lanciare il suo nuovo quotidiano Paris Matin con una trovata pubblicitaria delle sue. Vista la velocità di scrittura e la flessibilità sui temi di Simenon, lancia la proposta di mettere una gabbia di vetro di sei metri per sei sulla terrazza del Moulin-Rouge con dentro lo scrittore che in una settimana dovrà completare un romanzo il cui soggetto e i cui protagonisti verranno determinati da un referendum lanciato da Paris Matin. Simenon non avrà modo di sapere nulla prima di entrare nella gabbia di vetro, sarà lì a scrivere sotto gli occhi di tutti, sotto le indicazioni del pubblico che potrà leggere le pagine del romanzo... in diretta, appena scritte. Più circo che letteratura, certo. Ma per un Simenon che andava cercando soldi e popolarità forse poteva essere una buona occasione. Il contratto prevedeva per lo scrittore un anticipo di 50.000 franchi, altri 50.000 franchi a lavoro fatto e una percentuale di 1,25 franchi per ogni riga del romanzo pubblicata da Paris Matin, per una lunghezza minima stabilita di diecimila righe ( quindi almeno altri 12.500 franchi), più ovviamente il 50% di tutto quello che sarebbe potuto venire dal romanzo: traduzioni, versioni cinematografiche, adattamenti vari e anche pubblicità. Insomma un affare che per Simenon poteva voler dire duecentomila franchi e forse addirittura il doppio. E poi il can can mediatico che Merle avrebbe messo su, gli avrebbe dato una indubbia popolarità . Fu redatto un documento, fu commissionato ad un studio di architetti la gabbia di vetro, iniziarono le prime indiscrezioni sull'impresa, messe in giro ad arte da Merle e poi la campagna pubblicitaria vera e propria. Per un po' di tempo nei settori giornalistici e letterari non si parlava d'altro. Poi iniziarono a piovere critiche da tutte le parti, i giornali lo presero in giro e tutti battevano sull'aspetto ridicolo e addirittura degradante per un scrittore che si presta ad un simle pagliacciata anche se molto redditizia. Le critiche divennero sempre più dure e spietate (addirittura un cronista dichiarò che avrebbe sparato contro il vetro della gabbia per far finire quello scempio che screditava tutta la categoria dei letterati). Tanto rumore per nulla. Infatti non se ne fece più niente. Da una parte le critiche crescenti erano sfociate quasi in uno scandalo, Simenon aveva aumentato le sue pretese economiche, la Prefettura non voleva dare l'approvazione per qualcosa che avrebbe potuto minacciare l'ordine pubblico, la gabbia non sarebbe stata pronta per la data stabilita... insomma tutto  congiurò contro l'avvenimento. Ma nonostante non si fosse mai svolto, nonostante le smentite di Merle e di Simenon, molti giornali ne scrissero come un fatto avvenuto davvero, se ne parlava come un qualcosa accaduto in realtà. A distanza di anni biografie e libri sullo scrittore riportavano il fatto come davvero successo. Era il 1927 e Simenon si portò dietro per un bel po' l'appellativo dello "scrittore nella gabbia di vetro", ma questo accrebbe molto la sua popolarità. Da una parte il Simenon giovane scrittore si gioverà di tutto questo per aumentare il suo successo. Ma quando si dedicherà alla letteratura, ai suoi romans-romans, sarà un peso di cui cercherà di sbarazzarsi, non sempre riuscendoci.

Nessun commento: