venerdì 19 maggio 2017

SIMENON SIMENON. DA FAYARD A NIELSEN: LA PARABOLA DEGLI EDITORI DI GEORGES

Dagli anni '20 tre editori, tre diversi rapporti ma le opere sono differenti?

SIMENON SIMENON. DE FAYARD A NIELSEN: LA PARABOLE DES EDITEURS DE GEORGES
Depuis les années '20, trois éditeurs, trois relations diverses; mais les œuvres sont-elles différentes ?
SIMENON SIMENON. FROM FAYARD TO NIELSEN: THE PARABLE OF GEOERGES’S EDITORS:
Since the 20s, three editors and three diverse relationships, but are the works different?



Fayard, Gallimard, Nielsen. Tre nomi di editori che coprirono la produzione letteraria di Simenon dalla fine degli anni '20 alla fine degli '80. Sessant'anni che racchiudono quasi tutta la produzione letteraria  di livello di Simenon.
Rapporti diversi, molto diversi diremmo, dovuti alla posizione in cui si trovò storicamente l'autore nei confronti di questi imprenditori dell'editoria.
Nemmeno trentenne, e con all'attivo oltre un centinaio di titoli popolari tutti firmati con pseudonimi, iniziò la collaborazione con Fayard proprio per i romanzi  popolari.
Poco più che trentenne, quando invece entrò nel sancta sanctorum dell'editoria francese del patron Gaston Gallimard, reduce dai successi dei Maigret e all'inizio della sua carriera di scrittore di romans durs.
Quando Simenon si stava preparando a lasciare la Francia, ad oltre quarant'anni, conobbe Sven Nielsen, allora un distributore librario che stava affacciandosi nell'editoria. Per Nielsen avere un autore come Simenon, anche da solo, voleva dire far partire la casa editrice. Simenon dal canto suo si ritrovava in un piccola dimensione, che gli permetteva di padroneggiare tutte le fasi della pubblicazione dei romanzi, mettendo bocca sulla grafica, sulla pianificazione editoriale... forse anche sui conti... Per altro i due ebbero subito una buona impressione uno dell'altro, s'instaurò un ottimo rapporto che durò molto a lungo.
E' evidente che nonostante la decantata capacità di trattare con gli editori, Simenon poté comportarsi, ad esempio con Gallimard, in un certo modo perché era un autore apprezzato da qualsiasi editore, per il ritmo serrato della sua produzione, per la qualità media decisamente alta, per la capacità di scrivere i Maigret, grande tiratura e guadagni elevati, ma anche di poter produrre dei romanzi di spessore... un romanziere raccomandato nientemeno che da André Gide. 
Ma pure con Fayard, anche se ad un livello più basso di Gallimard, abbiamo detto, la sua forza di contrattazione era quella di un autore di successo nella narrativa popolare, Eppure Simenon ebbe la forza di imporre quello strano commissario di cui Arthème Fayard, Joseph, figlio del fondatore Joseph-François, non ne voleva nemmeno sentir parlare... e invece, alla fine del contratto, si ritrovarono su posizioni opposte. Fayard che pregava Simenon di continuare con le inchieste del commissario e il romanziere che non pensava altro a scrivere romans durs... basta Maigret!
A proposito di editori, vogliamo ricordare il già citato incontro Gallimard-Simenon, nel giorno in cui dovevano decidere e firmare il contratto che legava lo scrittore alla casa editrice. Gallimard voleva prenderla alla larga, invitandolo a pranzo dove avrebbero parlato degli accordi, cercando di  ammorbidire la trattativa. E invece Simenon pretese che il documento fosse redatto nell'ufficio in un lasso di tempo in cui Gallimard avrebbe staccato il telefono e avrebbe ordinato alla segretaria di non far entrare nessuno.
Forse voleva tenere un atteggiamento nettamente professionale, senza concessioni a deviazioni mondane e goderecce. E poi c'era quella sua avversione agli ambienti letterari, alla promiscuità con altri autori, ai cenacoli letterari, e la Gallimard era un concentrato di nomi altisonanti, ai quali Simenon non voleva mischiarsi, non per presunzione o per spocchia, solo perché non si trovava bene tra quelle persone... come invece gli accadeva con i medici...!
Certo gli editori erano essenziali alla sua attività, forse un male necessario con cui doveva imparare a convivere. Ma proprio questa è la spiegazione della sua scelta di Presses de la Cité che fu suo editore più a lungo degli altri. 
La produzione di Simenon non ci pare sia stata influenzata in modo diverso dagli editori per cui scriveva. Certo i suoi Maigret e i suoi romans durs cambiarono nel corso del tempo, ma c'erano altri motivi, la sua crescita, le esperienze vissute, l'età... probabilmente contarono più di quanto potesse valere la sigla editoriale. (m.t.)

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