mercoledì 24 maggio 2017

SIMENON SIMENON. I SENTIMENTI DI MAIGRET

Ricordi di infanzia e sguardi come chiavi di lettura 

SIMENON SIMENON. LES SENTIMENTS DE MAIGRET 
Souvenirs d'enfance et regards, comme autant de clés de lecture   
SIMENON SIMENON. MAIGRET'S FEELINGS 
Childhood memories and glances as reading keys 

Illustrazione di Giancarlo Malaguti
I tratti distintivi di Jules Maigret sono evidenti e hanno certamente contribuito alla sua affermazione. La pazienza, l’ostinazione – quasi cocciutaggine -, la capacità di “assorbire” gli ambienti, la solida tranquillità borghese, l’umanità e parecchi altri sfaccettano il personaggio come pochi nel fin troppo affollato mondo dei commissari di polizia. Un aspetto però fondamentale è come i sentimenti abbiano attraversato la sua vita, il suo destino, diventando precise chiavi di lettura dei suoi comportamenti che, spesso, dissimulano riflessioni, intersezioni e dolcezze piuttosto inconsuete in un uomo e maggiormente se poliziotto.  
“Aveva condotto tutta quella indagine da uomo, come se si fosse trattato di un affare personale, a tal segno che, suo malgrado, vi aveva mescolato ricordi di infanzia”. (M. et les vieillard). I sentimenti di Maigret traggono le mosse appunto dalla sua infanzia. La prematura scomparsa della madre, la convivenza con il padre Evariste – un padre ripiegato in se stesso, chiuso nel proprio dolore – sono eventi che incidono e scolpiscono il carattere di un bambino che si è trovato presto, troppo presto a misurarsi con la morte e che, di converso, sa interpretare appieno il caleidoscopio della vita.  
“Alcune immagini, senza ragione, senza che ce ne accorgiamo, penetrano in noi, rimangono arbitrariamente nella nostra memoria benché siamo appena coscienti di averle fissate nella mente e non corrispondono a niente di importante”. ( M. et le client du samedì) 
Per essere acquisiti e interiorizzati affinché diventino personale patrimonio, i sentimenti richiedono spazi riservati di elaborazione, quasi una lettura approfondita di istantanee, un ascolto serale di trasmissioni radio che applichino la mente all’esercizio dell’immaginazione: 
“ Sentì il desiderio di un bicchiere di birra da qualche parte in cui potesse trovarsi in mezzo a gente comune che si occupa delle proprie, modeste faccende”. (M. chez le ministre) 
“Il commissario fumò tre pipe almeno, senza muoversi, guardando i passanti, i tassì, ascoltando brani di conversazioni, come se avesse bisogno di ritemprarsi nella vita di tutti i giorni”. (M. tend un piège) 
“Gustò la birra da uomo pacifico che ha davanti a sé molte ore di ozio”. (Le chien jaune) 
Ricordi di infanzia, immagini che impressionano in modo indelebile e formante il carattere. La complessa personalità di Jules amalgama e sviluppa un’infinità di sguardi – reali o metafisici – sempre sotto la guida dei sentimenti, traducendoli in una semplicità analitica che lo aiuta a colorare a tinte grasse di pastello – spesso con influenze determinanti sull’esito delle inchieste - il visto e il vissuto. 
“C’era qualcosa di giovane, di allegro quella mattina nel ritmo di Parigi. Comunicava una stagione, una nuova primavera, e la gente era ottimista”. 
“Pensava ad Adeline Calos, che finalmente era diventata per lui un personaggio completo. Poteva anche immaginarla bambina”. (M. et le corps sans tête) 
“Quella lunga consuetudine gli dava anzi come un senso di piacevole riposo: ogni volta gettava su quelle vecchie care cose uno sguardo affettuoso”. (M. et son mort) 
Lo sguardo di Simenon, certo, che nei polizieschi di Maigret si affinava e si esercitava pensando ai romans dur in grado di consacrarlo “scrittore”, ma è uno sguardo che passa attraverso gli occhi di una sua creatura scavalcando quella zona d’ombra presente in ogni vita. Jules Maigret è solare, limpido, non ha zone d’ombra, ma l’intimità preziosa del suo sentimento verso Louise, l’autentica e sicura chiave di volta della sua esistenza. 
“Non lo chiamava col suo nome, né lei lo chiamava col suo. Non si dicevano caro e cara. A che serviva, dal momento che si sentivano in qualche modo una stessa persona?”. (M. et le fantôme) 
“Seguiva il ritmo delle giornate di sua moglie, come cominciava il suo lavoro, in che momento passava dalla cucina alla stanza da letto e come concatenava i suoi gesti”. 
“Egli preferì non rispondere, sapendo che a sua moglie non piaceva guardare in faccia certe realtà. Dopo tanti anni di vita insieme, aveva conservato del mondo l’immagine che se ne era fatta ai tempi dell’infanzia”. (M. s’amuse) 
Il loro amore, la loro convivenza rifugge dai grandi gesti perché non servono a nulla. La cornice che li avvolge – direi forse li protegge - è fatta di sfumature, rispetti, occhiate, affinità, abitudini che si ripetono all’infinito senza cadere nella tristezza delle stesse, perché divenute valore supplementare e indissolubile della coppia.  
“La giornata era incominciata come un ricordo d’infanzia, smagliante e gustoso. Senza ragione, soltanto perché la vita era buona, gli occhi di Maigret sorridevano”. (La patience de M.) 
E il sentimento, ovvero il sentire, il percepire, la consapevolezza, l’aver coscienza di sé e degli altri, fin dalla sua giovinezza finiscono per radicare in Jules un presupposto tanto straordinario quanto semplice nella sua umanità. 
“Quando era giovane e faceva fantastici progetti per l’avvenire, non aveva immaginato per sé una professione ideale che, purtroppo, non esiste nella vita reale? Non l’aveva mai detto a nessuno, non aveva pronunciato le parole ad alta voce, nemmeno per se stesso: avrebbe voluto essere un “ritoccatore di destini”. (M. et le corps sans tête) 

Paolo Casadio 

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