mercoledì 3 maggio 2017

SIMENON SIMENON. IL PROBLEMA DEL "FINE VITA" SECONDO IL ROMANZIERE

In Italia si discute in Parlamento del testamento biologico e dell'auto-determinazione nel decidere quando porre termine alla propria vita

SIMENON SIMENON. LE PROBLEME DE LA "FIN DE VIE" SELON LE ROMANCIER
En Italie, on discute au Parlement du testament biologique et de l'autodétermination dans la décision de mettre fin à sa propre vie
SIMENON SIMENON. THE "END OF LIFE" PROBLEM ACCORDING TO THE NOVELIST
In Italy, Parliament discusses the living will and self-determination in the decision to end one’s own life



Dopo che la Camera italiana ha approvato un paio di settimane fa' la legge sul bio-testamento e l'autodeterminazione del "fine vita". Ora il testo dovrà passare al Senato per l'approvazione definitiva. Con questa nuova normativa, rifiutare le terapie, comprese la nutrizione e l'idratazione artificiale, diventa un diritto e sarà per contro vietato l'accanimento terapeutico. E' un passo controverso che vede alcuni contrari, ma che allinea la normativa della materia a quella di altri paesi europei.
D'altronde si tratta di una questione di cui si parla non da questo secolo. Il filosofo Francis Bacon ne scriveva già agli inizi del 1600, chiamandola eutanasia (buona morte). Ed è un problema su cui anche Simenon si espresse, con idee decisamente chiare.
E' qualcosa che esternò nell''81, un'anno dopo aver compiuto l'ultima sua fatica, Mémoires intimes. Lo scrittore aveva quasi ottant'anni ed era passato per una serie di vicessitudini sia dal punto di vista della salute, come pure era stato colpito nei suoi affetti più cari in seguito al suicidio di sua figlia Marie-Jo.
Da lì a otto anni sarebbe morto e, durante un'intervista con Paul Giannoli, disse chiaramente che "....il giorno in cui starò abbastanza male non solo da divenire un peso, ma da sentirmi infelice io stesso, sono certo, perché gliel'ho domandato, che Teresa mi farà la puntura necessaria, molto gentilmente, abbracciandomi e tutto sarà finito...".
Certo siamo lontani dall'atteggiamento nei confronti della malattia che aveva mostrato tredici anni prima nella famosa intervista con Médicine et Hygiène in cui aveva dichiarato "... Credo che la malattia possa essere molto salutare. Non sono stato spesso malato. Ho sofferto di una lunga pleurite, nel 1944. Per me fu come andare in pensione e in quel periodo ho potuto leggere tutto Balzac, tutto Zola e tutto Proust...".
Certo a 65 anni guardava alla morte con un ottica molto diversa. Ma dal 1974 Simenon iniziò a soffrire prima con una rottura del collo del femore, poi nel '77 subisce un 'operazione alla prostata. La dichiarazione dell'81 sembra profetica. 
Nell'84 infatti sarà operato di tumore al cervello, nell'87 sarà la volta di una paralisi prima al braccio destro e poi alle gambe, tanto da ridurlo su una sedia a rotelle. E poi nell'88, come testimoniò anche la sua fedele curatrice editoriale, Joyce Aitken, ormai Simenon era divenuto "... un vecchio signore, molto silenzioso , con l'aria sognante e assente...".
Poi vennero infine delle forti emicranie che lo spossavano fino alla prostrazione.
E' il momento in cui confida ai figli dell'importanza di Teresa che lo sorregge e gli infonde tranquillità "... senza di lei sarei già morto - ammise Simenon - ho un'arma sotto il letto e di certo l'avrei utilizzata...". (m.t.)

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