mercoledì 14 marzo 2018

SIMENON SIMENON. IL POTERE DELLA RIPETIZIONE IN SIMENON

Alcune riflessioni leggendo "Maigret e il cliente del sabato" 

SIMENON SIMENON. LE POUVOIR DE LA REPETITION CHEZ SIMENON 
Quelques réflexions à la lecture de "Maigret et le client du samedi" 

SIMENON SIMENON. THE POWER OF REPETITION IN SIMENON 
Some thoughts while reading "Maigret and the Saturday Caller" 

Leggendo un caso di Maigret come 'Il cliente del sabato', si ha subito l'impressione che Simenon in alcuni dei romanzi o intrattenimenti riguardanti il Commissario più celebre di Francia, si avvalga in maniera plateale di un espediente di cui egli è maestro indiscusso: la ripetizione. 
Questo appare come uno strumento per scavare sotto la maschera delle 'persone perbene', di certa ipocrisia tutta piccolo borghese e di un ostinato mantenimento delle apparenze che, in caso di reato, ci mette tempo ma pian piano vacilla, come un bicchiere d'acqua sul bordo d'un tavolo: prima una crepa, che pian piano si allarga, fino a sfociare in un fiume in piena, un rombo, un boato, uno scrocchio assordante sul pavimento. 
Che il tema della storia sia ribadito più volte, sempre uguale e sempre in maniera un po' diversa, appare evidente, e ciò ci aiuta a capire anche il metodo di Maigret: l'assorbimento lento dei dettagli della realtà esistente. Per molte pagine nulla cambia, il tema viene solamente ribadito con lo stesso tono, con la stessa minuzia di particolari, sempre aggiungendo una virgola o un'intonazione peculiare, diversa, che ne arricchisce la visione. E Maigret si ritrova a parlare con se stesso, borbottando, proprio come il potenziale assassino, sempre lo stesso mantra, lo stesso soggetto, un dato di fatto che forse, se ripetuto, acquisisce maggior valore, maggior significato, una litania rivelatrice: "Da circa due mesi, il sabato pomeriggio, un uomo rispondente ai suoi connotati veniva a chiedere di me al Quai des Orfèvres, ma spariva prima che avessi modo di riceverlo...»." 
Se lo dice e se lo ridice, Maigret: un uomo dal labbro leporino è venuto a confessarsi. Già lo sa, è un dato di fatto acquisito, ma forse non del tutto: è davvero venuto a confessarsi? Perché? Cosa sta veramente cercando da Maigret? 
Lo stesso fanno gli interrogati, i sospetti, le numerose comparse della truce storia d'amore e morte: rispondono le stesse cose, ribadendo il concetto, sempre uguale e sempre un po' diverso, una tiritera che sembrerebbe quasi imparata a memoria, un disco rotto. 
E lo stesso disco rotto è rappresentato da Planchon, il Cliente del sabato, che ripete a se stesso di essere un perdente, un poveraccio, da sobrio, da ubriaco, mentre tenta di risolvere la situazione, magari con un duplice omicidio. Eppure quel ribadirsi di essere un poveraccio, uno che non farebbe male ad una mosca, ancora lo trattiene, lo tiene incollato alla razza degli umani, della gente sana, che ancora non ha lasciato le rive dell'umanità per dedicarsi alla morte altrui. 
Planchon è un poveraccio, se lo ripete, se lo dice più volte; lo ribadisce pure la moglie, il suo amante... lo pensa anche Maigret più volte, e quasi se ne pente, pur sapendo che è la crudele verità. Eppure Maigret ha quell'umanità necessaria a capire il perché di quella miseria. Tutto il contrario dei due amanti, forti e sicuri di se stessi. Soprattutto Renèe, la moglie di Planchon, l'esatto opposto di Planchon. "La moglie di Planchon faceva pensare più a una femmina che a una donna. Una femmina che si avvinghia al suo maschio e che, se necessario, lo difende con le unghie e con i denti." 
E anche questo concetto è ribadito più volte da Maigret, che cerca di capire, di esaminare anche le proprie virgole di pensiero. Eppure Maigret è cosciente che –  in quel ripetersi un migliaio di volte la stessa cosa – riuscirà sì a chiarire il concetto, ma mai fino in fondo a raggiungere l'essenza della tragedia, il fondo del grottesco. 
Maigret lo sa, ed è forse questa sua consapevolezza di rappresentare egli stesso il perdente, nelle numerose vittorie, che lo fa entrare in empatia con i vinti, sin dall'inizio, già dal primo incontro. Maigret già dal principio è avvolto da quella nebbiosa malinconia, che è quella del fallimento innegabile nella comprensione dell'essere umano. Non può farci niente, così, sin dalle prime pagine si dichiara sconfitto: 
"Aveva un po’ l’impressione di aver tradito l’uomo dal labbro leporino, le cui ultime parole al telefono erano state: «La ringrazio...»."  

Fabio Cardetta 

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