venerdì 9 marzo 2018

SIMENON SIMENON. SIMENON E L'ATROCE NORMALITÀ

Su "Maigret e il produttore di vino" 

SIMENON SIMENON. SIMENON ET L'ATROCE NORMALITE 
A propos de " Maigret et le marchand de vin" 
SIMENON SIMENON. SIMENON AND THE ATROCIOUS NORMALITY 
About "Maigret and the Wine Merchant" 


Fra i mille spunti che un qualsiasi caso di Maigret possa suscitare nel cuore e nella mente del lettore v'è senz'altro la visione e la riflessione su un'umanità varia, costantemente minacciata dal caos e costantemente alla ricerca di punti di riferimento reali, una 'reale' normalità, di certo non quella millantata dai valori borghesi.  
Questo è il mondo in cui si muove Maigret, il deus ex machina incaricato di riportare ordine in una quotidianità che sempre, sin dalle prime pagine, scricchiola e minaccia di esplodere trascinando nella disfatta i personaggi coinvolti. 
In un'inchiesta come quella di Maigret e il produttore di vino, questa struttura monotona e al contempo varia, quasi da favola esopica o da tragedia greca, si manifesta limpida sin dall'inizio. Nella ridondante e rassicurante atmosfera borghese, l'atrocità è diventata talmente banale che è finita per cristalizzarsi nel panorama sociale: il giovane che uccide la nonna quasi senza accorgersene, e che accetta il delitto e il successivo castigo con quieta accondicendenza, ne è una dimostrazione lampante; la casa di tolleranza, di cui nessuno parla ma che tutti conoscono (e frequentano); l'inappropriata ma ormai accettata abitudine di un titolare d'azienda di avere rapporti sessuali con tutte le sue dipendenti... sono solo alcuni dei sintomi di una società in declino e sull'orlo del baratro. Tutto è oramai accettato, e tutto – ormai – è incomprensibile. 
Si passa dunque al simbolo di questo universo: il morto che dà il titolo all'opera, il produttore di vino Chabut, un uomo dall'incerto passato, un buono e al contempo un prevaricatore, un ricco donnaiolo che colleziona e ostenta, per colmare (come affermerà chiaramente moglie) la propria sempiterna insicurezza. Che in questo personagio vi siano espliciti riferimenti alla biografia dell'autore è indubbio, ma il romanzo non si ferma qui. Come l'invenzione di Maigret è servita a Simenon per bilanciare il proprio ego, il proprio stile di vita eccessivo, aumentato e strabordante, così la ricostruzione dell'ordine e della storia da parte del Nostro, attraverso una infinita galleria di caratteri e psicologie, aiuta il lettore a dare un senso a quel caos (così attuale, soprattutto di questi tempi), che il Sim ci sbatte e risbatte continuamente in faccia in ogni riga, in ogni parola, ad ogni svolta, ad ogni opera. 
Solo una certa stoica serenità, una certa razionalità, lo studio, il buon senso, l'immedesimazione e la compassione del risolutore, l'assorbimento delle store altrui, l'ascolto dei personaggi, alcuni valori – universalmente riconosciuti e da ribadire con forza nella propria azione, riescono a mettere insieme i pezzi di un puzzle, che risulta compromesso e insolubile, senza che una mente abile vi metta mano. 
Ed è così che, anche in questo romanzo (forse con maggior forza che in altri), si svela uno dei poteri più grandi che Maigret ha su di noi: la sapienza del Giusto, l'indicazione di una via, o meglio, l'impartizione di quella che è da considerare come una lezione terribile e necessaria: la coscienza del vuoto che ci circonda e alcuni buoni consigli per rimettere ordine lì dove ormai non c'è più ordine. 

Fabio Cardetta 

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