mercoledì 27 marzo 2019

SIMENON SIMENON. UN COMMISSARIO LETTERARIO E LA SUA VITA "REALE"

Simenon costruisce un personaggio vero, che con le sue indagini ci aiuta a conoscere qualcosa di noi

SIMENON SIMENON. UN COMMISSAIRE LITTERAIRE ET SA VIE "REELLE"
Simenon construit un personnage vrai, qui, avec ses enquêtes, nous aide à connaître quelque chose de nous-mêmes
SIMENON SIMENON. A LITERARY CHIEF INSPECTOR AND HIS “REAL” LIFE
Simenon constructs a true character who, with his investigations, helps us know something about ourselves




Un personaggio letterario, quello creato da Simenon, molto simpatico. Certo si tratta di un commissario di polizia che a volte ha il dovere di essere burbero e persino aggressivo. Ma questo è lavoro.
Tutto l’insieme degli elementi utilizzati dal romanziere per dar corpo a Maigret e alla sua vita, porta ad un uomo che risulta subito simpatico, con cui si entra facilmente in confidenza e che crea subito una certa empatia.
Questa attrattiva del personaggio è sapientemente costruita, secondo quelle che sono le linee guida delle convinzioni di Simenon. Il commissario è “uno come gli altri” ha le stesse fantasie di chi lo legge, i medesimi problemi, i piccoli inciampi o le piccole soddisfazione della vita quotidiana. E questo vale per le sue piccole manie, le sue pigrizie, le sue idiosincrasie, il suo trasporto per il cibo, le bevande o il tabacco da pipa…
Diremmo quasi che l’intento dello scrittore era quello di mettere in scena un uomo comune, un onesto funzionario dello Stato, che non aveva velleità di far carriera, riservato al limite della ritrosia, un po’ pantofolaio, con una vita coniugale tranquilla, talvolta ridente talvolta accigliato… Ma alla fin fine simpatico, anche perché è un “bon vivant” cui piace mangiare, bere, fumare la pipa, insomma godersi la vita e soddisfare quei piaceri dai gusti semplici, quasi popolani.
Ecco, il profilo di questo Maigret ci piace perché somiglia moltissimo a quello di una qualsiasi persona che possiamo avere nella cerchia di amici, di vicini di casa, di parenti, di colleghi di lavoro. In lui scopriamo alcune “tranche de vie” che ci ritroviamo a vivere tutti i giorni.
E cosa più di questo ci può dare l’impressione che questo personaggio abbia una sua concretezza, staremmo quasi per dire una sua tridimensionalità? E che, per quanto possibile in personaggio letterario, faccia sentire la sua presenza accanto a noi come se non fosse legato alle pagine di un libro, ma stesse sul nostro autobus, o nel nostro ufficio, oppure alla finestra dell’appartamento accanto al nostro facendosi con voluttà una bella pipata?
Questa sensazione tipicamente provocata da un personaggio reale, ci mette nel suo caso in condizione di confrontarci con lui, di chiederci se in certe situazioni anche noi ci saremmo comportati come lui. Questo perché Maigret non è un essere superiore. Non è uno 007 inarrivabile, o uno Sherlock Holmes che obiettivamente possiamo ammirare, ma ci fa sentire subito in una condizione di inferiorità (…tanto non potrò mai essere come lui, che infatti non è reale e per questo irraggiungibile…). Maigret è l’esatto contrario. Forse potremmo essere anche noi Maigret proprio perché è un personaggio “normale”.
Dicevamo prima che potrebbe capitare di chiedersi cosa ritroviamo in noi del commissario e se anche noi avremmo potuto agire come lui. Questa, oltre ad una classica identificazione con il protagonista di un seriale da parte del lettore (almeno finché sta leggendo!), potrebbe essere addirittura un’occasione per fare un confronto con il personaggio e magari indurci ad un po’ d’introspezione personale.
Insomma, utilizzare Maigret per conoscerci un po’ meglio?
Molto probabilmente questo esorbitava dalle intenzioni dell’autore, ma chissà….conoscendo la passione di Simenon per le scienze psicologiche, potremmo immaginare che, questa sorta di effetto secondario non gli sarebbe affatto dispiaciuto. (m.t.)

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